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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine

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Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
"

 

Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Mostra di PICASSO - Salerno celebra gli inizi " di Rosa Spinillo

I luoghi e i riti del mito è la mostra su Pablo Picasso, curata da Massimo Bignardi e Maria Luisa Borras, il cui  percorso espositivo intreccia un filo conduttore fra i segni della civiltà greca, e le energie che hanno acceso la creatività del principale interprete della contemporaneità. La prima sezione della mostra è incentrata sulle opere del periodo  giovanile di questo  grande

artista. I dipinti sono quelli eseguiti a Malaga e Barcellona, alla fine degli anni  novanta dell’Ottocento, per poi arrivare agli ultimi disegni che caratterizzano l’ultimo periodo della sua vita. Il perno centrale del percorso espositivo è rappresentato dalle opere dipinte a Barcellona, datate 1896- 1903. Un giovanissimo Picasso ( aveva da poco compiuto i quindici anni), rivolge la sua attenzione al paesaggio dei dintorni e nascono opere come Marina di Alicante, del 1895, Giardino e Paesaggio urbano, entrambi del 1896, provenienti dal Museo Picasso di Barcellona. Successivamente lo sguardo picassiano coglierà i diversi tipi-umani, avviando così, il processo di conoscenza della realtà visiva. Sono i primi esempi delle sue esplorazioni nel mondo dell’arte,  sa cogliere già lo spirito umano attraverso la quotidianità, poi attingerà sempre più all’immenso repertorio delle forme della natura, e negli anni maturi le stravolgerà completamente, rinunciando    alle       convenzioni    dell’arte   del

passato. Sono esposti i nudi accademici  Bambino nudo, del 1896, e Torso di adolescente, del 1897.  Il ritratto dell’amico morto suicida Casagemas nudo, del 1902. Poi seguono gli  interni, tra i quali la piccolissima tavola La finestra chiusa, del 1899. Nella Scena di bordello,  e nell’Atelier  di  modista,  entrambi   del  1900,  sono 

evidenti  gli   influssi degassiani. L’iter culturale picassiano segue il  Mediterraneo, con le diverse annotazioni sul taccuino del “Viaggio italiano” del 1917, che segnerà il ritorno alla classicità, dopo l’esperienza cubista.  Rimarrà estasiato di fronte alla pittura pompeiana, la Roma classica e rinascimentale  e  l’incontro  a Napoli

 con la pittura del Von Marées, saranno fondamentali per la comprensione di Parade.  Segue  questo ordine temporale, il definitivo ritorno al Mediterraneo con le figure, i segni, i colori di un’origine lontana che saranno presenti nelle sue opere tarde, fra il 1942 e1973, data della sua morte. Sono gli anni trascorsi in Costa Azzurra nella sua villa La Californie

presso Cannes, e poi Mougins, in Provenza. Sono anni fecondi in cui l’artista realizza, piatti, ciotole, ceramiche, vasi, piastre di terracotta. Nel 1946, a Vallauris incontra il vasto repertorio delle forme della ceramica. Impara il linguaggio degli oggetti, i tempi del tornio, la magia del fuoco; riscopre il mito e l’archetipo, la tradizione     come     stimolo     della

creatività. Una successiva sezione della mostra è dedicata al “rito”come elaborazione simbolica della magia del volo, di quella forza  che si trova nell’arte del “toreare” che è il cardine per leggere l’immaginario picassiano. La corrida è guardata come rito e liturgia del sacrificio. La Tauromachia  posta all’inizio del percorso espositivo si snoda attraverso la serie di incisioni realizzate da Picasso  nel 1957. L’esposizione si chiude con la celebre Suite Vollard che raccoglie 100 incisioni realizzate dal 1930 all’37. La Mostra ospita anche una sezione fotografica di grande rilievo: si tratta di opere di fotografi-artisti del Novecento che hanno lavorato con Picasso come, Robert Capa, Henri Cartier Bresson, Herbert List, René Burri e Arnold Newman.

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