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Agli inizi del Novecento, la
filosofia positivista che ha dominato il pensiero
fino a pochi decenni prima, si incrina.
L’arte restituisce un’immagine deformata del
reale, filtrato dalla soggettività dell’artista,
che si esprime liberamente non solo
per dilettare, ma per
provocare la sensibilità dello spettatore. C’è
un diffuso malessere nell’aria e nelle coscienze,
l’artista vibra ancora delle espressioni
artistiche che hanno segnato gli ultimi decenni
del secolo precedente. L’esperienza degli
impressionisti e dei pointillistes penetra
nel nuovo secolo, sia per i temi affrontati, che
seguitano a godere di interesse generale , nel
protrarsi di certe atmosfere di Belle Epoque, sia
per la tecnica adottata che, specie nella
scomposizione di piccoli tocchi di colore
suggerita dai pointillistes, trova ancora
ampio seguito. Munch costituisce il più immediato
antecedente figurativo per gli espressionisti,
anticipandoli. Ma senza il consapevole e inedito
scandaglio del dolore trattato in pittura da Van Gogh e senza la potenza
e l’espressività del suo colore e della sua linea,
l’arte del norvegese Edvard Munch sarebbe
inconcepibile. Munch, come l’artista olandese, è
interessato alla rappresentazione del dolore umano
nell’arte e riesce a visualizzare in modo
drammatico i propri sentimenti con l’invenzione
di nuovi mezzi pittorici. Da naturalista, a
Parigi nel 1889, per prendere atto del livello
della pittura francese contemporanea e cambiare
radicalmente direzione. “ Basta con gli interni
con gli uomini che leggono e donne che lavorano a
maglia”, scrisse,
riferendosi probabilmente
ai Nabis. “ Da qualche parte ci
saranno pure esseri umani che respirano e sentono
e amano e soffrono. Io voglio farne un ciclo, una saga
di quadri dedicati a loro. La gente capirà quanto sono
sacri: gli uomini si leveranno il cappello come se
fossero in chiesa” (Deknatel, Edvard Munch,
NY, 1950). Munch dipinge
ciò che può essere
considerato come almeno l’inizio di un ciclo,
il quadro la danza della vita, nel quale
allegoria e analisi psicologica si sovrappongono a un
soggetto che ossessiona i Simbolisti e nel Novecento,gli
Espressionisti: i diversi ruoli della donna, da vergine
idealmente inviolata a tentatrice, a creatura immonda e
degradata che rovina l’uomo. In parte, l’idea morbosa e
pessimista dei rapporti sessuali Munch l’aveva presa
dall’amico Strindberg, il drammaturgo svedese e dalla
vita stessa che per lui,
mentalmente squilibrato e
alcolizzato, era stata un susseguirsi di
disgrazie, malattie in
famiglia, lutti. La sua straordinaria tematica va dalle
misteriose paure sessuali dell’adolescenza, che capì
profondamente, all’angoscia paralizzante racchiusa nel
suo quadro più famoso, Il grido, in cui l’urlo
terrificante si materializza in linee che s’irradiano
all’esterno, quasi in un movimento di fuga delle onde
sonore, che si dispongono tra il rosso livido e il
gelido blu. Si nota la sensazione di perdersi
nell’infinito, come dire la fusione dell’individualità
umana e dell’assoluto, deriva dallo stesso bisogno di
raggiungere la piena totalità delle cose che si riscontra nelle linee parallele e
forzatamente agitate di Nuit étoilée (Notte stellata),
il grande e allucinato dipinto di Van Gogh. La “furia”
espressionista contenuta nelle emozioni catartiche e
nella violenza pittorica di questi quadri è finalmente
raggiunta attraverso l’analisi dello schermo dell’anima.
Gli artisti espressionisti che
seguono affronteranno
tragedie personali e temi fondamentali quali la
vita, l’amore, la morte. Altri invece della
“furia” evocheranno il terrore della morte incombente (Hodler),
in un’immagine di assoluta immobilità e purezza. Per
elevare la dura realtà a più sublimi valori cosmici,
l’artista fa della figura umana un’incarnazione di idee
e le definisce con una linearità esplicita tanto
ossessiva quanto quella di Van Gogh, organizzando
tuttavia le forme – in questo più vicino a Munch –
nell’ambito di uno
schema complessivo improntato a un’ emblematica
astrazione, spesso ridotto a una sorta di semplice e
palese simmetria, ( parallelismo). Munch, Ensor e Hodler,
pur lavorando lontani l’uno dall’altro, distanti da Parigi, contribuirono
insieme, all’alba del nuovo secolo, a trasformare la
sensibilità europea. L’opera di Munch influì in modo
significativo sugli sviluppi del più tardo
Espressionismo tedesco, non solo attraverso le pitture a
olio, ma altrettanto attraverso la grafica. L’artista
norvegese tradusse le proprie graffianti immagini del
turbamento della psiche moderna in litografie e
xilografie, ritenendo – come Gauguin, che si era
interessato alle tecniche medievali– che la qualità
cruda doveva sottolineare il significato e accentuare la
forza del messaggio. L’insoddisfazione nei confronti dei
mezzi espressivi tradizionali è un tratto comune a molti artisti
degli ultimi anni dell’800, che videro una notevole
ripresa d’interesse per tutte le forme grafiche:
illustrazione di libri, manifesti, incisioni. |