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Le opere che in
genere si assegnano alla Scuola di Parigi degli
anni Venti, sono firmate da un gruppo di artisti
stranieri, estremamente dotati, molto poveri e
disagiati che per questa loro condizione
disadattata vennero chiamati peintres
maudits. I pittori maledetti sono
stilisticamente diversi,
ma nei loro lavori si riscontra un amalgama
comune di effetti affascinanti, ben congegnati e
di gran gusto, con cromature espressionistiche
delle più vivaci e alterazioni della forma a scopi
di suggestione pittorica. Membri del movimento
sono considerati Amedeo Modigliani, Chaim Soutine,
Jules Pascin, Maurice Utrillo, l’unico francese
del gruppo e a volte Marc Chagall, nessuno di loro
fu un grande innovatore, seguaci non ne ebbero,
non fecero mai parte delle grandi scuole del
secolo, nella loro pittura portarono soprattutto
una grande carica sentimentale ed emotiva. In un
periodo acceso da dispute, dibattiti, movimenti e
contromovimenti, costoro rimasero neutrali:
individualisti sì, ma proprio per questo
sostanzialmente conservatori e limitati. Erano
dei grandi romantici, che si bearono fino
all’ultimo ( eccetto Chagall) della vita di
bohéme di Montmartre e Montparnasse.
Modigliani, Soutine e Chagall abitarono insieme
per qualche tempo alla Ruche ( l’alveare),
nome con cui battezzarono un vecchio edificio di
struttura circolare nel quartiere del macello a
Montparnasse, che divenne un luogo “mitico” di
genio e sregolatezza. Il mito che accompagnava
quel tipo di vita era cominciato con gli
Impressionisti, poi arrivò Lautrec e dipingendo
Montmartre, da poco diventato quartiere degli
artisti e di allettanti piaceri notturni, aggiunse
all’innocenza un tocco alquanto sinistro. Utrillo
ne fece una rovina, un dedalo di strade bruciate e
morenti, ombre di un antico splendore: il tutto
dietro a un malinconico velo poetico e un’
insistente ripetizione degli stessi motivi. Figlio
illegittimo e dimenticato di Suzanne Valadon che
fu modella di Degas e artista lei stessa,
alcolizzato fin dall’adolescenza, costretto a
cedere quadri in cambio di una stanza, di cibo e
un pò di vino, Utrillo ( che gli altri artisti
chiamavano litrillo per quella sua attitudine al
bere) crebbe come una pianta selvatica in
un’atmosfera squallida e senza sole. Ancora un
altro fardello di disperazione si sprigiona dai
quadri del lituano Chaim Soutine, ma qui c’è una
diversa robustezza virile. Negli anni Venti
Soutine s’impossessò di un forte stile
impressionista esasperato da colori vibranti e
taglienti con cui riempiva abbondantemente le sue
tele , saturandole fino al rilievo. Dipingeva
paesaggi tormentati, invasi come da un cataclisma,
oppure figure violentemente stravolte: il tutto in
cromature accecanti che aggiungevano una
componente ricca e altamente emotiva ai manierismi
della scuola di Parigi. Soutine è considerato il
precursore dell’Espressionismo astratto americano,
ma nel suo passato pittorico figurano elementi
tratti da Chardin, El Greco e specialmente
Rembrandt le cui carcasse di animali, Soutine
andava a riprendere. La perdita più grossa della
Storia dell’Arte del Novecento è stata
probabilmente quella di Amedeo Modigliani ( 1886-
1920), morto di tubercolosi a soli trentasei anni.
Vi contribuirono la vita disordinata e dissipata,
l’inevitabile povertà e la cocciuta indifferenza
verso la salute in generale. Arrivato a Parigi
dalla nativa Livorno agli inizi del secolo,
Modigliani, fu subito colpito dall’arte di Cezanne,
dal Cubismo e dalla scultura negra da poco
scoperta dagli occidentali. Da questi filoni creò
un suo universo pittorico elegante e di maniera
aristocratica non tralasciando la linea pura dei
senesi del Trecento (Simone Martini). Le sue teste
che paiono maschere, dai lunghi colli affusolati,
il colore generoso steso in ampie campiture.
Modigliani lasciò molti ritratti tra i più
incantevoli della pittura moderna, una
vera galleria di personaggi
del mondo artistico parigino oltre ai
nudi che toccano le vette più alte della
sensualità del Novecento. In tutti i suoi lavori
c’è un sottile equilibrio tra sentimento poetico e
dignità stilistica, tra visione romantica e una
certa fredda triste realtà. Modigliani si dedicò
anche alla scultura, creando figure che incarnano
una sintesi personale di maschere africane,
tendenze medievali verso l’allungamento della
figura e purezza formale classica. |