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Uno dei grandi protago-nisti del Novecento insie-me al fratello
Xavier è Antonio Bueno, nato nel 1918 a
Berlino da genitori spagnoli. Dopo aver
compiuto i primi studi in Spagna, frequenta
il liceo a Ginevra. Successiva-mente si
iscrive all’ Accademia di Belle Arti di
Ginevra sotto la guida del pittore
post-cubista Blanchet dal quale inizia ad
apprendere i primi rudimenti del disegno. Si
trasferisce poi a Parigi nel 1937, si
iscrive all’ Ecole de Beaux Arts e inizia a
lavorare nell’atelier del pittore fauve
Guérin.Do-po avere ben assimilato gli
insegnamenti ricevuti di impronta
post-cezanni-ana comincia a interessar-si
alle tecniche dei primi-tivi fiamminghi e
all’avan-guardia del Surrealismo. Arriva il
momento dell’ esordio nel 1938 al Salon des
Jeunes, dove espone illustrazioni per “ Le
voyage au bout de la nuit” di Célin. Nel ’39
è in Italia col fratello Xavier, a Firenze
dove vi si stabili-sce. Inizia per entrambi
un periodo di profonde esperienze,
l’amicizia con De Chirico, che segnala A.
Bueno,nei “Ricordi della mia vita” come uno
dei dieci pittori più validi del suo tempo.
Fino a quel momento le ricerche di Bueno
partono dall’as-trattismo di Le Corbusier e
di Mondrian da un lato, dall’altro dal
realismo analitico dei surrealisti e dei
primitivi. Dopo aver aderito alla metafisica
Bueno teso a un linguag-gio originale,
realizza mo-nocromi e tele di stampo
neo-metafisiche. Ma sa-ranno profonde le
diver-genze che in seguito lo allontaneranno
dai pittori della realtà e dallo stesso De
Chirico. Raccoglierà in Francia, Germania e
Olanda negli anni ’50, molti successi.
Allestirà una prima personale a Milano e
contemporanea-mente a Firenze collabora alla
rivista “ Numero”, dedicandosi ad
esperie-nze di pittura astratta e di
figurazione geometrica. Sono questi gli anni
dei grandi viaggi e delle presenze alle
Esposizioni Internazionali, alternate a
personali in Italia e negli Stati Uniti.
Verso gli anni ’60, il monocromatismo della
sua pittura si accen-tua fino ad affiorare
in essa il problema della raffigurazione
dell’uomo, successivamente della
di-latazione e della defigura-zione. Il
percorso artisti-co di Bueno diventa
tor-tuoso ma nello stesso tempo lineare, le
tappe più recenti del suo per-corso sono
sempre anno-date sul medesimo filo
conduttore, una sorta di narrazione per
immagini dove l’elemento metafori-co è
sempre il più signifi-cativo. Il segno degli
anni ’60 è scarno e si ricollega alla sua
“segnaletica casalinga”, ai suoi oggetti
“neo-metafisici”, alla sua spazialità
prospettica e astratta, anticipando le
prossime esperienze del Gruppo 70. La sua è
una volontà di superare l’es-perienza
informale e dell’ arte pop, per giungere
alle manifestazioni interartisti-che – in
cui all’intervento pittorico si sostituisce
l’elemento sarcastico-iro- nico. E’ in
questa direzio-ne che Antonio Bueno ha
saputo realizzare le sue più efficaci
esperienze, recuperando non solo il
pittoricismo ma lo spetta-colo nel quadro,
la teatra-lità. Antonio Bueno utiliz-za una
poesia di immagini sempre in chiave ironica
e dissacratoria, dando vita a una serie di
opere di estrema bellezza mediante una
rivalutazione degli aspetti plastico-formali
già presenti nei suoi primi oggetti
metafisici e nelle sue opere informali. |