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"La
Religione..." |
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Molto spesso, nelle opere di Saturno Buttò sono presenti in
modo lampante simboli di dichiarata ispirazione cristiana;
per l'artista le questioni religiose rappresentano una
controversia, un inesauribile fonte d'ispirazione e un modo
che l'uomo ha trovato per arricchire, per nutrire la propria
mente; trova infatti la religione cristiana-cattolica tra le
più ricche di spunti culturali e più volte ha ribadito la
propria gratitudine verso la Chiesa, confermandola quale
essenza della cultura occidentale. Di fatto, non si può
negare che il patrimonio artistico italiano, dal medioevo in
avanti, si sia sviluppato intorno alla diffusione del culto
cristiano e l'artista, ben cosciente di questo fatto,
omaggia costantemente la religione traendo inesauribili
elementi iconografici. Le figure che rappresenta, pur
rievocando gli elementi religiosi propri del cattolicesimo
sono dirette discendenti di un mondo a sé stante: martiri in
contemplazione di un divino che forse ha perso il proprio
senso, figure devozionali macchiate da fluidi corporei e
santi abbigliati in pelle e gomma che si apprestano al
martirio armati di spada giapponese. Come nel dipinto Il
Martirio di sant'Agata, che narra le vicende della
giovane santa, torturata per via dell'ossessione che aveva
per lei il proconsole Quinzano. Il racconto biblico racconta
che egli, furioso per i continui rifiuti della fanciulla le
fece amputare entrambi i seni con delle tenaglie ma nel
dipinto di Buttò la donna è sola e il suo |
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sguardo non ha nulla della grazia tipica delle figure di
santi rinascimentali; l'equilibrio della composizione è
assoluto, l'impianto classico. Dietro alla testa della santa
è raffigurato un disco metallico, un aureola che potrebbe
anche essere un piatto appeso alla parete. Resta
all'immaginazione dello spettatore indovinare cosa l'artista
abbia voluto rappresentare, così come gli viene chiesto di
ricostruire il modo in cui Agata procederà alla mutilazione.
Eppure i dettagli raffigurati non hanno nulla dello
stereotipo della santità: sembra offrire il proprio seno al
cielo, su di un ricco vassoio e poi i guanti di pelle, lo
sguardo arrossato e deciso da cui non traspare nulla se non
una tragica determinazione e sul tavolo, in ordine attrezzi
chirurgici e una wakizushi, la spada utilizzata dai samurai
per il suicidio rituale, il seppuku, che sostituisce le
tenaglie di cui parla il racconto del martirio. Le figure
religiose di Buttò sono figure figlie dell'Ombra, santi
legati in preda all'estasi, cornici vuote che fanno da
sfondo e rappresentano una sorta di passaggio oltre il mondo
alla luce del sole, dei doppi perversi che popolano un mondo
sotterraneo oltre lo specchio del misticismo. Gli sguardi
sereni tratti dalla tradizione rinascimentale sono ibridati
con elementi che stravolgono completamente ogni richiamo
religioso; presenti i continui richiami alla morte, simboli
altrettanto potenti, che non promettono il paradiso perduto
né auspicano la rettitudine,sono semplicemente lì, dei
memento mori atti a rammentare che tutto ha un inizio e
una fine e che in ogni luogo la morte può colpire. La
presenza di teschi, candele e simboli mortuari, creano un
parallelo con la serie di fotografie scattate in camera
mortuaria da Andres Serrano; ma se l'artista americano tende
a dare una visione della morte che sfiora il sacro, donando
nobiltà a dei cadaveri |
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qualunque, Buttò inserisce dei moniti, quasi a voler
ricordare che nulla è destinato all'eterno. Saturno Buttò è
credente, eppure nelle sue tavole mescola senza timori scene
erotiche, anche estreme, voluttà e figure più devote, senza
mai dimenticare gli antichi, le religioni politeiste del
passato, con le quali si confronta e confronta il proprio
credo e tenendo ben presente il conflitto tra il demone
dell'eros e la religiosità. Conflitto che, come si è già
detto in altri capitoli, è scaturito dal divieto costante e
dalla trasgressione di questo divieto: di fatto, l'erotismo
in quanto tale, con tutta la sua potenza anche distruttiva,
non esisterebbe se non avesse modo di irrompere dalle
restrizioni della Chiesa. Immagini dal contenuto forte,
trasgressivo, scenari, che siano vissuti o meno
dall'artista, che appartengono all'immaginario tipico
dell'erotismo estremo: eppure la composizione, la geometria
triangolare tipica della pala d'altare che Buttò utilizza
in certe opere dal carattere più religioso mantengono viva
tutta la tradizione dell'arte devozionale e ricordano da
vicino, anche se solo per l'equilibrio della composizione,
le opere di Raffaello Sanzio e, nei rimandi mitologici, i
manieristi. |
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