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"Verdirosi Presenta Verdirosi..."

Signori, scusatemi “ se da solo mi presento”: Sono “Homo faber”, per diritto di nascita artista,   ed   è   per   questa  mia natura che  mi presento così.  Il mio mondo pittorico esprime una tematica metafisica, dove le mie tele camminano sulla terra e volano nel cielo. Ho già scritto “ Se la mia pittura profuma, voglio profumare le case del mondo…” e oggi, con queste pagine, desidero fare luce, spiegare i simbolismi, dare una chiave per una lettura più facile della mia metafisica. Chi è il vecchio di Verdirosi?  Egli è la materia vissuta, dalle caverne ad oggi,  è l’uomo alla ricerca dei valori spirituali. È l’eterno Diogene, l’eterno viandante e   non    dobbiamo coprirgli il  sole! ... come si guarda un mio quadro? Lo si guarda per la poesia che esprime, per la forza  disegnativa, per  il   candore della  pennellata, per  la sintesi, per l’equilibrio, per il messaggio, per l’amore profuso. Ricordatevi che dietro la tela c’è sempre un “Apelle” – un pittore -  e se questo dipinge uno scarabocchio, “Lui” è uno scarabocchio. Non vi fate incantare dalle chiacchiere dei “falsi critici”: essi hanno imposto il dadaismo, il cubismo, l’arte pop, l’informale, l’astratto, il sacco, il ferro, il buco, il taglio, il sasso , il bussolotto!... l’evoluzione pittorica oggi partorisce mostri, ed è sempre lui “ Il Falso Critico”, che propone e dispone per diventare creatore di banalità. Ma torniamo a me: Cosa vuole     dire    la    sciarpa ?   È   una filosofia, un sigillo,  una firma, una “V” rovesciata, dice “Verdirosi”; esprime  la  ricchezza  del  povero:  prima   la   sciarpa   poi  il   cappotto, mentre nel sociale, l’uomo è rappresentato dalla cravatta:nodo, cappio, dipendenza. La mia sciarpa non sarà mai un nodo, ma si farà stola,  mantello, colorerà il mio cielo, sarà luce nel buio, anima del quadro,  e libera come il pensiero diventerà cordone ombelicale che unisce il non essere all’essere e la materia al cielo. Troverete nel mio mondo pittorico finestre accese che custodiscono la sacralità della croce, e poi ombrelli proiettati dall’anima, bauli legati che legano la mia e la vostra storia… che è anche quella del vecchio, del mio suggeritore, del   mio  viandante,del mio  povero cristo. Per intenderci, ripeto: il vecchio è il seme della grande quercia, è l’albero che parla, è l’uomo in senso cosmico e universale, che non si accontenta dello io sono, ma bussa di continuo alla porta del trascendente: deve trovare il “Se”, è un suo antico diritto di nascita perché “Lui” è figlio del cosmo, sulle strade del mondo.

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