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Vecchiato Art Galleries è un nucleo
galleristico in continuo sviluppo e costante
ricerca. Esso comprende due realtà
complementari, Vecchi-ato nuove proposte e
Vecchiato storica, che lavorano in parallelo
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per organizzare eventi e promuovere artisti
sto-ricamente e internazio-nalmente
consolidati, ma anche esponenti più giovani,
vantando da anni contratti di esclu-siva con
numerosi di essi. Parte del suo inte- |
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resse è da tempo rivolto verso l’arte
contempo-ranea cinese, riuscendo così a
presentare le tendenze più attuali e le
ultime ricerche. La Gallery Collection
com-prende i principali espo- |
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nenti delle varie corren-ti artistiche del
Nove-cento, dallo Spazialismo all’Informale,
dal Nou-veau Réalisme all’Arte Povera, dalla
Transa-vanguardia alla Pop-Art,
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dal Concettuale all’ Action Painting. Tra
gli altri, spiccano Fontana, Afro, Burri,
Vedova, Mathieu, Arman, Spoer-ri, Hains,
Christo, Pis-toletto, De Dominicis,
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Cucchi, Warhol, Basqui-at, Tobey, Sam
Francis, soltanto per citarne alcuni,
considerati come i capisaldi della ricerca
estetica degli ultimi 50 anni.
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"Dall'unità
al tutto"
- Piccoli universi
e mondi globalizzati - |
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L’unico vero viaggio, il solo bagno di Giovinezza,
non
consisterebbe nell’andare verso nuovi paesaggi, ma
nell’avere altri occhi, nel vedere l’universo
con gli occhi
di un altro, di cento altri, nel vedere i cento universi che
ciascuno di essi vede, che ciascuno di essi è.
Marcel Proust |
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L’indagine
riguardante una possibile identità tra
l’individuo e la Terra, ciclicamente
accennatasi nel corso della storia artistica
di Rabarama, è il probabile spunto per un
nuovo tipo di riflessione, che investe
l’intimo rap-porto del singolo, oltre che
nei confronti della vita e della materia
generica-mente intese, con la comunità
umana. Se la solitudine della figura
continua tendenzialmente ad apparire una
modalità preferenziale nell’espres-sione
dell’artista, i corpi sembrano configurarsi
quale nuovo territorio di “attraversamento”,
come il risultato di un sincretis-mo
biologico e culturale. Da un lato la loro
disponi-bilità alla contaminazione è
specchio di una analoga disinvoltura
esercitata da Rabarama nei confronti della
propria vicenda cre-ativa, richiamata in
alcune soluzioni, dall’altro i nuo-vi
mutanti sono esseri che hanno perso i tratti
dell’ occidentalità per assume-re una
fisionomia indefini-ta. Nomadi tra le razze
e le culture, ambasciatori di una nuova
etnia dai tratti quasi alieni, essi vedono i
propri occhi allungarsi, caricati
nell’espressione da un calore pienamente
umano. Portavoce di una intera umanità,
unita sino all’omologazione dal pro-liferare
dell’immagine at-traverso i media,
“Im-mediatico” - un essere se- gnato dalla
moltiplicazio-ne infinita dello sguardo –
presenta un elemento per molti versi
emblematico della ricerca di Rabarama: la
simbologia dell’occhio posto nel palmo della
mano, separandosi infatti dalla sua radice
orientale, ha in seguito assunto una valenza
trans-culturale, rappresentando una forma di
conoscenza peculiar-mente umana,
consegui-bile attraverso l’integra-zione
della riflessione spirituale con la pura
sensibilità fisica. Diverse opere mostrano
poi la ricorrenza del motivo circolare, a
volte conca-tenato, aprendo uno spet-tro
amplissimo di imma-gini possibili, dalla
cellula sino al pianeta: al pari dell’essere
vivente, unità base di un sistema, e sistema
a propria volta. Più in generale, la chiusa
forma circolare appare soprattutto alludere
ad una “perfezione” raggiun-gibile nella
consapevo-lezza di appartenere ad un
progetto più vasto, che al nostro contributo
indivi-duale di senso non può tuttavia
rinunciare.
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Incub-azione
2004, bronzo dipinto
cm 20x19x20

Luogo
2009, olio su tela
cm 70x94

Tempo
2008, olio su tela
cm 100x150

Con-diviso
2004,bronzo patinato
cm 27x22x14

Do-si
2000, bronzo dipinto
cm 18x43x21 |
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