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Ci vuoi raccontare del perché hai
pensato di delegare il lavoro
strettamente pittorico ad altri artisti?
Funziona
così perchè è una grande tradizione nel
mondo dell'arte, lo faceva Giotto così
come Rubet molti altri; è una cosa
normale nella storia. D'altra parte mi
prendo gioco degli intellettuali, li
scandal dicendo loro che non dipingo i
miei quadri. E una sorta di performance
che mi diverte molto.
Quale significatosi può dare al Kostabi
World: si può parlare di un sistema
integra-to tra arte e busines: una sorta
di bottega rinascimentale in cui
ciascuno ha un proprio compito e in cui
l'artista maesti anche l'impresario, il
manager?
Esatto,
si tratta di una bottega rinascimentale
collocata nel nostro tempo. Ho
cominciato a coinvolgere altri pittori
nel 1988 quando ero a New York già da
alcuni anni, e lì ho fondato il Kostabi
World: un insieme di iniziative di
natura artistica e commerciale
organizzate secondo un modello di
impresa vera e propria. Attual-mente ho
venticinque collaboratori di cui
quindici sono pittori e tre creativi,
gli altri sono impiegati che si occupano
dell'ammini-strazione. Naturalmen-te li
conosco tutti, so come ognuno lavora,
quali sono le attitudini dei singoli.
Quindi li adotto coralmente: ho un
esperto per i fondi atmosferici, un
altro che si è specializzato nei
contorni precisi, che è un autentico
miniaturista, uno che è abilissimo nelle
sfuma-ture, un altro ancora che va bene
per grandi dimensioni. Sia chiaro: quasi
tutti possono fare tutto, ma con qualche
eccezione, se c'è uno che non mi piace
lo faccio cambiare. I miei bozzetti non
li do da eseguire a caso; so, ad
esempio, chi è un sensibile colorista e
chi, invece preferisce le sfumature dei
bianconeri. L'importante è che ognuno
dei miei collaboratori sia messo a suo
agio: che sia cioè soddisfatto di ciò
che gli chiedo di fare.
A proposito di bozzetti: nel nuovo
spazio Libreria Ferrarin, assieme ai
tuoi quadri presenti i disegni
preparatori, realizzati da te stesso. Se
non sbaglio credo sia la prima volta che
ciò accade.
Anche se
ciò capita di raro - la prima volta che
li ho esposti è stato due o tre anni fa
a New York - la novità assoluta è invece
che qui, nello spazio espositivo di
Giorgio Ferrarin, accanto ai bozzetti vi
sono anche i quadri realizzati a New
York dai miei collaboratori sulla base
dei disegni che ho appositamente
preparato. Possiamo quindi parlare di
prima assoluta mondiale per quanto
riguarda questo progetto.
Come avviene la preparazione di un tuo
lavoro?
Disegno
con la matita ma anche con le forbici.
Voglio che tutto coincida perfettamente.
E non ho alcun problema a cambiare, anzi
mi piace perfezionare ogni dettaglio.
Voglio arrivare ad un'armonia totale; e
insieme all'armonia voglio aggiungere
l'effetto, anche espressivo, quindi
simbolico, che desidero e che, magari,
muto di volta in volta dentro dime.
Terminato il bozzetto lo invio nel mio
ufficio di New York, oppure in Canada o
a Londra dove risiedono altri miei
assistenti, e lo faccio realizzare
secondo le mie indicazioni precise.
Non hai paura di svelarti, di far
conoscere al pubblico come lavori?
Non ho
mai voluto creare dei misteri sulla mia
attività. Se svelato il mistero diventa
più interessante; quando dico tutto non
ho più niente da nascondere e credo che
questo proposito muova più curiosità ed
interesse rispetto al non detto, che poi
spesso porta ad equivoci e
dissimulazioni.
I soggetti realizzati in occasione della
mo-stra sono legati al tema della
musica, si può facilmente dedur-re che
la musica ha una rilevanza notevole
nella tua vita. Quale relazione esiste
tra il tuo lavoro di pittore e quello di
musicista?
L'attività è quasi uguale: in entrambi i
casi parliamo di ritmo, contrasti,
sfondo, primo piano. La musica è una
realtà metafisica che incontro
volentieri la pittura e la letteratura.
Sono linguaggi differenti ma nel
contempo molto simili e tutti
appartengono al mondo dell'arte. Non per
niente in alcuni di questi quadri
riproduco il pianista assieme od un
libro che è il simbolo dello conoscenza.
Per me l'art e e la conoscenza sono
alimenti peri/ nostro spirito e non
possiamo farne a meno.
Aiutaci a
leggere alcuni di questi quadri: ci sono
due pianisti, uno ricurvo che forse
suona con maggiore trasporto, con più
passionalità e un altro più elegante
nella postura e raffinato nel movimento
ma forse più distaccato. Per quale
motivo li fai convivere assieme? C'è
forse un significato?
Quello
che hai osservato è pertinente. La
rappresentazione dei due pianisti vuole
indicare la possibilità di far convivere
due generi musicali diversi: il jazz e
la musica classica. Creo una sorto di
matrimonio per dimostrare che possiamo
stare insieme anche se siamo diversi; si
tratta naturalmente di simboli, e come
tali si rivestono di un significato
universale.
Nei tuoi
soggetti si misura una certa ten-sione
verso l'armonia; la disposizione dei
"personaggi manichi-ni" all'interno di
ar-chitetture rinascimen-tali e
dechirichiane è coerente con questa
visione? E' un tuo particolare modo di
dare ordine alla vita, di interpretare
il mondo secondo un modello di ordine ed
equilibrio?
Forse si
mi trovo d'accordo con questa lettura.
In qualche modo la pittura rappresenta
sempre qualche cosa di personale e non è
riduttivo dire che faccia da specchio
alle nostre esistenze. La mia vita è
organizzata con un criterio molto
ordinato, per certi aspetti manageriale.
La mia attività deve essere pianificata
con largo anticipo e devo seguire una
programmazione del lavoro che coinvolge
più persone quindi per necessità non
potrei neppure volendo essere
disordinato. L'armonia naturalmente la
cerco auspico anche a livello sociale.
Una domanda piut-tosto scontata: perché
le figure umane che rappresenti non
han-no un v riconoscibile?
Con la
mia pittura cerco di realizzare un
linguaggio universale e il miglior modo
per trasmettere quel linguaggio e quello
di rendere anonimo e privo di connotati
fisionomici l'ornino che
caratterizza la
pittura.
Lascio che il volto di questo everyman venga riempito dagli altri
attraverso la loro immaginazione.
La pittura è un insieme di mestiere e
ispirazione. Senti ancora il richiamo
della vocazione artistica?
Sempre,
dal primo giorno che lavoro. Essere
ispirati è una piacevole avventura per
scoprire la natura dell'umanità e di me
stesso. Dipingere o disegnare per me non
è mai stato un lavoro pesante, ancora c
quando mi sveglio al mattino sono sempre
felice e pieno di fantasia e non vedo
l'ora di inventare nuove cose. il mio
segreto è quello di una continua mia
ricerca sui significati dell'imma-gine.
Diversamente dai bambini che vivono una
vita da "prigionieri" perché devono
seguire le indicazioni genitori, noi
adulti possiamo fare quello che vogliamo
in assoluta libertà ed è questa la
nostra forza, disporre della creatività
senza porsi alcun limite e senza che
alcuni te lo pongano.
Non hai
mai avuto paura di ripeterti?
Anche se
mi ripeto non è grave, l'arte è come un
linguaggio: non possiamo fare a meno di
ripetere le parole come "buongiorno",
"buonasera", "come stai?" ecc. Perciò
non è grave ripetere qual immagine.
Anche la parola "buongiorno" si
manifesta in più modi in base alla
tonalità della voce all'entusiasmo ne/
dirla ecc. E perciò non è mai la stessa.
Così un quadro non si ripete mai due
volte anche se realizzo una stessa
immagine questa potrà godere di vita
propria perché è inserita in un contesto
diverso. Il mio approccio con l'arte
visiva è molto simile al linguaggio
abituale: utilizzo le stesse parole
infondo (il manichino, il pianoforte, il
libro ecc.), ma sempre creando nuove
situazioni. Andy Warhol propose di
ripetere uno stesso soggetto per sempre
ma nonostante se lo fosse proposto non
lo fece mai.
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