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colui al quale la
natura comincia a svelare il suo segreto
manifesto, sente irresistibile nostalgia per
la più degna interprete di essa
( W.Goethe)
Ci sono
artisti cui la natura ha svelato il su “
Segreto manifesto “, li ha resi artisti “ a
difesa di se stessa “ istituendo una
relazione che ha radici profonde come nel
pensiero dell’uomo romantico che poneva, al
centro di questo rapporto, l’essere umano in
comune con la natura. Guardare i “ paesaggi
“ di Rodolfo Tonin ci fa sentire partecipi
di questa relazione, sottratti per un
momento alla distrazione ricorrente, al
laborioso affanno quotidiano per fissare
quello che è sempre sotto gli occhi e che i
nostri occhi non sanno o non possono vedere.
Tonin tenta da tempo questa difficile
strada, in bilico tra sentimento
dell’abbandono emoti-vo e irrinunciabile
pre-senza delle componenti culturali e citatorie. E indubbio che la sua pittura di
paesaggio- e quanto egli debba a un certo
naturalismo lombardo non viene certo
nascosto – ma certo quello che va
sottolineato è questo paesaggio vuole essere
paesaggio di natura e non , ancora una
volta, paesaggio d’arte. Non quindi
l’attraversa-mento delle immagini e della
storia dell’arte , non l’analisi e il
tormento sugli strumen-ti ultimi della
pittura, ma un referente antico e nuovo al
contempo, un tentativo di rivitalizzare e
riannodare fili forse non totalmente recisi
con certa tradizione,
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