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musicale vivace, dove i verdi,
i bruni, i viola, nel-la loro intrinseca maniera di modularsi
visivamen-te, giocano ruoli stru-mentali perfettamente
sincroni e concertanti. Se dunque l’intensità espressiva è
l’elemento percepibile di questa pittura che si direbbe in
apparenza veloce e immediata - ma che a uno sguardo attento
rivela il carattere sofferto di una progettazione lungamente
meditata - va anche detto che la totale assenza della figura
umana ha il potere di evocare un pessimismo malinconico che si
esprime nelle pause di silenzio delle macchie scure, o nella
nudità geometrica degli alberi autunnali. Non sono quindi
casuali le titola-zioni proposte a margine di queste
composizioni e finalizzate alla sola rico-noscibilità
esecutiva, in quanto sembrano voler porre dei limiti, con la
secchezza di una sempli-ce presa d’atto, a una interpretazione
troppo idilliaca o soggettiva da parte di chi guarda. Ma se la
pittura di Tonin sembra voler evitare il descrittivismo, per
esal-tare soprattutto i rappor-ti volumetrici e spaziali, non
è improprio suggeri-re l’idea di una sfida combattuta ai
margini dell’informalità, là dove l’amalgama del colore crea
tensioni ed espan-sioni lungo orizzonti fantasmatici che
sembra-no scaturire dalla memo-ria visiva, più che dall’
osservazione diretta del reale. La sorte di questo artista è
dunque quella di usare un linguaggio poe-tico e descrittivo,
ma essendo consapevole di agire come l’ultimo cul-tore
solitario della forma riconoscibile, ha deciso di proporre una
sua personale scommessa a chi ha decretato la morte definitiva
della figura-zione ...CONTINUA>> |