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Con il suo modo di stendere il
colore come un segno incisivo di forza e di vitalità, Rodolfo
Tonin crea paesaggi insoliti che rompono gli schemi figurali
della tradizione. Sono lavori meditati che si aprono alla
contemplazione di prospettive e primi piani eseguiti in
campiture larghe e stimolanti, che si concentrano su scorci
campestri dove, emblematicamente, è stata cancellata la
presenza degli animali
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e degli
uomini. Questo modo di fare pittura si avvale di
una sigla segnica fortemente vibrata, di
una stesura persino violenta data dai cromatismi delle zone
d’ombra che squarciano le prospet-tive come ferite
inqui-etanti. Lo scandire delle stagioni, sotto la
ricognizione di uno sguardo straordinariamente acuto, opera
da elemento di trasforma-zione delle sensazioni visive nelle
curve di un greto, nelle linee scabre degli arbusti autunnali,
nei colori dei fiori estivi, stimolando nell’ osservatore
vibrazioni emotive, prima ancora dell’indubitabile
ap-prezzamento estetico che suscita l’equilibrio compositivo
della rappresentazione. Se la campagna e i fiori agiscono su
questo pittore come una stimolo a tessere un gioco soprattutto
segnico, nei casi in cui la cromia si affolla su tonalità più
accese e su stesure più ampie, la raffigurazione dispensa
all’osservatore illusioni visive che si allontana-no dal
riconoscibile. Nei momenti prospet-tici più profondi
appaiono vedute atonali di un
cielo appena segnato dalle nuvole, che nella sua freddezza
lontana conferma l’intenzione pittorica di descrivere il
silenzio. In altri momenti infine appaiono cromie persino
lussureggianti, ma segnate in modo non eludibile da un
presagio di disfacimento autunnale... |