.
0

 

Il mondo dell'arte ha un fascino cer-tamente notevole. Presentiamo nella nostra esposizione oltre 100 artisti italiani che si esprimono con il proprio stile e con soggetti diversi. I risultati vanno da quello decorativo molto piacevole sino a contenuti, tecniche e temati-che di alto valore artistico.


CIRO
PALUMBO


ALFIO
PRESOTTO


ANTONIO
SGARBOSSA


LUCA
GUIZZARDI


RODOLFO
 TONIN


MONICA
 MAFFEI


MARCO
DI NIERI


GIUSEPPE
CASALI


CLAUDIO
ROLFI


CIRO
PALUMBO


ALFIO
PRESOTTO


ANTONIO
SGARBOSSA


LUCA
GUIZZARDI


RODOLFO
 TONIN


MONICA
 MAFFEI


MARCO
DI NIERI


GIUSEPPE
CASALI


CLAUDIO
ROLFI

"Realtà Subconscio e poesia nella pittura di Alfio Presotto"

Nella pittura di Alfio Presotto la realtà ogget-tiva - che è forse l’aspet-to di più immediata evidenza - è soltanto una componente, e neppure la più importante, di una concezione che basan-dosi principalmente sui significati allegorici che la realtà stessa può assumere, diventa metafora, ossia modo di mostrare con estrema chiarezza le cose, al fine di recuperarne tutti i valori più intimi e segreti, e cioè quelli che ne costituiscono l’essenza, che ne rivelano le intime e - talora - sconvolgenti verità. È dunque, quella di Presotto, una pittura che tende a stabilire stretti contatti con una visione surreale e non a caso l’artista ha sottolineato codesta sua inclinazione con un “Omaggio a Salvador Dalì” che non è affatto un gesto di formale piaggeria, bensì una dichiarazione di fede, una chiara presa di posizione nei confronti di chi ha visto nella sua opera solamente un fatto di cultura popolare. Al contrario, la concezione dell’artista, veneto di origine pur se valtellinese di adozione, è squisita-mente aristocratica - e basterebbe la sua predi-lezione per un’allegoria costantemente tenuta sul filo dell’intellettualità, del gioco mentale, del rigore etico a dimostrarlo - anche se talora si nutre di quei succhi che permettono pure almeno colto di recepire i sapori raffinati delle sue distillazioni. Perché, a mio avviso, c’è un p0’ dell’alchimista, in Alfio Presotto. Non a caso, in odore di negromanzia alchimistica morì un pittore quale il Parmi-gianino, alla cui categoria mi piacerebbe accostare il nostro, proprio perché la scelta del linguaggio, la perfezione della tecnica, l’iperbole dello stile sono fattori che, pur dando vita, in tempi e situazioni così lontani tra loro, a soluzioni tutt’affatto differenti, permettono nondimeno di stabilire ideali conti-nuità sul piano di un’intelligenza sempre attenta che controlla le passioni e fa sì che il sentimento non abbia mai a degenerare in sentimentalismo. E la cosa straordinaria è che questo nostro così classico pittore - per quel che concerne una ricerca d’armonia compositiva, una nitida e lucida scansione dei volumi, una levigata modellazione delle for-me, un pacato equilibrio dei valori cromatico-tonali, rivendichi a buon diritto una matrice romantica, che è poi quella che sommuove l’impeccabile superficie dei suoi quadri e ci fa vedere al di là dell’incantata bellezza delle immagini quanto si agita al fondo del nostro io, quanto aggalla dal subcosciente, quanto ci tormenta nella ricerca di una sfuggente verità. Da ciò derivano evidenti le caratteristiche di quadri nei quali la figura umana quasi costantemente impone la sua presenza (persino nelle sue raf-finatissime nature morte par d’intendere che l’uomo è appena passato di lì lasciandovi la traccia di una sua nostalgia) e in cui la rigorosa coscienza della logica e della critica diviene tuttavia lo strumento per un’inda-gine poetica affidata anche all’intelletto che non soffoca le passioni ma ne seleziona gli aspetti più seducenti e significativi. Per questo un pittore che parrebbe porsi fuori dal tempo è invece, nei suoi contenuti come nella sua originalità espressiva, tanto moder-no, anzi davvero con-temporaneo per quel che attiene all’inquietudine che traspare dalle sue evocazioni, anche se, alla fine, la sua esemplare maestria esecutiva sovrappone una estatica patina di serenità alle ansie sotterranee che ne pervadono le tele. Questi sono i rilievi che io vedo emergere dall’insieme di una produzione oggi passata al vaglio di una mostra: il piacere e la gioia derivanti da così specchiata trasparenza visiva non debbono farci credere che tutto possa ridursi alla felicità della contemplazione. Le perplessità che accom-pagnano il divenire della nostra esistenza possono anche assumere forma d’angelo o di cigno, di colomba o di Pierrot, possono anche svanire di fronte all’ingenuità di un volto di bimbo o alla castità di un puro nudo di donna, ma sempre permane la coscienza delle nostre contrad-dizioni, il dubbio del nostro destino: ed è proprio questo che aggiunge tensione e mistero al complesso racconto di un pittore che sa mescolare sacro e profano, che sa fare, dell”Ultima cena” un latente atto di accusa nei confronti di una società mondana persino quando dovrebbe votarsi alla religione. Ma vi è una religione cui Presotto non viene mai meno ed è quella di un’arte al cui altare egli è disposto a sacrificare tutto se stesso.  

Mario
Monteverdi


La musa mediterranea
Olio su tavola 150x100


Pomeriggio nello studio
Olio su tavola 50x70


Venezia perduta
Olio su tavola 110x60


Omaggio al Liberty
Olio su tavola120x55


Spleen
Olio su tavola 110x60


Ritorno dal Mare
Olio su tavola 50x70


Omaggio a Schurbert
Olio su tavola 70x50

Se Vuoi Lasciare Un Commento All'Artista Clicca Qui

AVANTI

Vai Al sito del Pittore

Il materiale contenuto in questo sito, appartiene ai rispettivi autori. è vietato un qualsiasi utilizzo  Tutte le iniziative di questo sito sono completamente GRATUITE e servono ad arricchire solo la cultura dell'anima .