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Le sculture di Ciro Palumbo non solo
riescono a contenere in sé una immagine innica e purissima
dell'esistenza, ma, ecco, sulle ali delle loro fascinazioni favolose
e sognanti, propongono, di bel nuovo, il moto più arcano e sacro
dell'esistere; quello proprio alle cellule più
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tenere e mute; quello proprio al
sangue più sacrificale e ardito. Non basta loro restare lì, fiori di
una bellezza che non ha riscontri e soprattutto rapporti con nulla
di quanto oggi l'arte ci mostra; esse dichiarano di volerci ancora
parlare. Certo, Palumbo è indubbiamente un sognato-re, un
esploratore marziano. I suoi viaggi e le sue isole appartengono più
agli Dei, o al Mito, che al destino degli uomini. E come tutti i
sognatori e gli aristocratici agrimensori extraterrestri egli è
pavido del risveglio in una troppo palese,
troppo amara, troppo nota realtà. Ma è altrettanto certo che Palumbo
sa al momen- |
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“Dopo l’esperienza di “Itaca”, viaggio esaltante e sorprendente,
e quella più introspettiva di “Proteggi il tuo sogno”, nasce il
progetto “Tu, la tua isola”. Un piccolo scoglio sul quale vede
la luce e vive una vita, la mia, e si dipana la nostra storia. Ma
tutto
ciò è in divenire. Altri attimi si accavallano nei miei notes e
l’esperienza magica di questi oggetti rappresentanti e
rappresentativi, stimola il futuro...”Ciro Palumbo |
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nto opportuno determinarsi, e
padroneggiare perfettamente le immagini sognate. La sua scultura
nasce adulta e agguerrita, senza incertezze, dominata dalla quasi
prometeica volontà di afferrare l'inesprimibile. Il mistero
scolpito nella grana di un richiamo che sibila silenzio visibile
trasferendo l'ombra dentro un teatro di nostalgia. Risonanze di
vibrazioni sulla chimica del tempo, la bellezza prende corpo
nel richiamo di un sosia spettrale più antico. Un luogo impene- |
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trabile come la spoglia cella di
un tempio è la camera oscura di arcane apparizioni di volumi
d'ombra. Nell'opera scultorea di Palumbo, un mare di irrealtà
attendono i relitti preziosi di un naufragio lontano nel tempo.
La risacca ci regala frammenti di passato ineludibile.
Archeologia immaginata, quella del formidabile artista
piemontese, trasformata in speleologia degli anfratti del corpo
umano. Il suo ricorso allusivo a un passato che ritorna lo porta
a contemplare una bellezza che non sfiorisce, è come una muta,
una pelle abbandonata, che non sboccia, è sbucciata, come
l'ennesima reincarnazione del tempo. La modernità “classica” di
Ciro Palumbo viene, dunque, da lontano, dai primordi, o dagli
archetipi; ed è lui, anzi, il responsabile di un'idea
fondamentale, quella secondo la quale il Moderno non
può che avere un cuore antico, non può che
rilanciare nel futuro più vicino le istanze del passato più
remoto. L'idea, ancora umanistica, che ha guidato gran parte del
XX secolo, secondo la quale il destino dell'uomo può
essere felice solo se si accorda con i principi assoluti
che indirizzano, da sempre, i suoi desideri e
la sua |
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ricerca di verità. Non c'è civiltà
che non abbia innalzato i propri totem, e se la nostra non saprà
farlo con la qualità e l'altezza dovute, quello sarà il primo segno
del suo fallimento. Ecco il messaggio anticipatore trasmessoci da un
artista, Ciro Palumbo, che vive nell'eternità, per rispondere alle
domande di un tempo senza ormeggi e forse senza grandezza. |
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