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Il percorso
artistico di Ciro Palumbo può essere considerato un percorso
che è destinato a non fermarsi, a non perdersi nel mare
dell'inconclu-denza, a non scontrarsi con il muro
dell'incom-prensione. E' sempre difficile, anche se spesso
agognato, incontrare artisti che possano fregiarsi di questo
"nobile" appellativo, appartenuto a uomini che dell'arte hanno
fatto una ragione di vita, che l'arte l'avevano nel cuore e
nell'anima e non solo nella mente. Incontrando Ciro Palumbo è
sempre un arricchirsi lo spirito, è volare con la fantasia, è
sentirsi liberi dentro.
La tua pittura appare corposa, tattile eppure ha il potere di
catapultare lo spettatore nel Sogno, fa rincorrere i ricordi;
come lo spieghi?
Forse nel mio desiderio di raccontare delle storie. Mi
piacerebbe scrivere un libro di racconti, di illustrare sogni
surreali con parole e suoni. Inoltre non c'è niente di meglio
nel cominciare con "C'era una volta..." ed ecco l'entrata in
gioco dei ricordi, che diventano fondamentali.
Le immagini che proponi "profumano" di simbolismo, di
metafisica: è un aroma destinato a perdersi nell'aria?
No, assolutamente. È la scia che stò seguendo e che mi
piacerebbe continuare a scoprire. Credo che l'uomo abbia
bisogno di simboli, o almeno ne senta il bisogno. I simboli
gli servono per afferrare ciò che altrimenti non sarebbe
rappresentabile; e se poi oggetti e figure, seppur inconsueti,
sono rappresentati in una magica suggestione, il mix è tale da
creare quell'aroma "Metafisico" persistente nel mio studio.
Ti sei accostato a queste correnti artistiche per vicinanza di
intenti o è stato un percorso naturale?
Credo fondamental-mente che la frequentazione dello studio del
mio maestro A. Nunziante, abbia influito (dopo numerose
chiacchierate davanti al cavalletto) nel cercare di capire un'
opera di Savinio o di Giorgio De Chiririco. E poi sugli
scaffali pieni di libri del mio studio, i due maestri hanno un
posto d'onore. Prima sfogliando i libri e poi ammirando (per
fortuna) dal vero alcune opere, sono rimasto colpito
dall'atmosfera, la poetica, il " profumo" di quella luce, di
quell' attimo. E poi i colori e la filosofia di fondo ti
penetrano e natural-mente cominciano a costruirsi sulla tua
tela delle immagini che ti riportano a quelle tematiche. E' un
processo naturale, per chi ci crede. Tentare oggi di dipingere
e di parlare di una "nuova metafisica", certo non è compito
mio, diciamo che io dipingo un mondo che forse tenta di
ripercorrere quelle vie.
Ciò che mi ha sempre colpito dei tuoi quadri sono i cieli;
quel turbinio di colori che sembrano soffiati, quelle forme
scomposte eppure così in armonia con l'intera composizione.
Parlacene.
Il cielo è uno dei personaggi dei miei dipinti. E' l'elemento,
seppur impalpabile, che determina lo stato umorale dell'opera.
In alcuni casi è un "fondo" che mi serve per esaltare il
soggetto, ma pur sempre vitale, presente. Il cielo è il
"sogno", è l'aria aperta è l'avventura del viaggio. E poi mi
piace inventare architetture fatte di nuvole e farle
attraversare dalla luce, come una forza positiva che esplode.
Per molti artisti l'arte a volte è sofferenza, anche fisica,
io invece ho sempre pensato che creare il bello potesse solo
far gioire, far sentire felici; cosa è per te creare un'opera
d'arte?
Ho in mente l'opera creativa divina della nascita di un
bambino, il meraviglioso momento del parto, che attraverso la
sofferenza giunge ad una felicità assoluta. Mi sento di usare
questo paragone per il grande rispetto che ho per ogni momento
creativo che riempie la vita di un uomo. In realtà credo che
creare sia uno sforzo che parte dallo spirito, è pensiero ed
opera di mano.
Ammirando le tue opere sembra che siano state create nel
momento in cui i ricordi si riflettono negli occhi; è così
oppure c'è una lunga e sofferta preparazione?
Ogni volta che mi accingo a lavorare su un'idea è già avvenuto
tutto il processo di costruzione del quadro. Facilmente mi
innamoro di una luce, di una atmosfera, a cui aggiungo i miei
oggetti che puntualmente aspettano il loro turno. Poi tutto
avviene meccanicamente. Quan-do mi concentro su un concetto,
ripetutamente disegno e dipingo oggetti ed ambienti fino a
quando non esaurisco il desiderio di comunicare. |