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"La Nave della Speranza..."

Comincia da Giaveno il lungo viaggio verso il mare del pittore Ciro Palumbo. E quando lo raggiunge, il mare, il pittore delle isole non torna più indietro. Sceglie acqua salvifica per colmare i sensi, inondarli, e ripropone, studiando e scompo-nendo, ossessioni me-tafisiche, deliri utopici, in cui è forte l’omaggio al mito greco e si colgono, sempre nuove ,le atmosfere dei De Chirico, Savinio, Ma-gritte. Un racconto velato quello del pittore, perché l’occhio subito intuisce che gli elementi sulla tela non sono casuali, ma ritornano, si inseguono, e nella loro ricorrenza assumono un signifi-cato che naturalmente si sublima in favola. Così il riferimento alla meta-fisica assume piena espressione nel rac-conto onirico costellato di isole improbabili, architetture distorte, esasperate, assemblaggi di giochi dagli accesi colori; e la matrice personale di Palumbo riveste e lega in veste nuova le immagini mentali donando loro un’identità, una storia che di quadro in quadro si arricchisce e strega con la continuità del C’era una volta. Così nella favola pitto-rica che è cominciata ma non conosce tempo, in una trama che vibra dietro le pen-nellate, appare la Nave della speranza, protago-nista e sorella dell’altra narrata nel prezioso “Racconto dell’isola sconosciuta di José Saramago. E adesso sembra di vederla quella barca, tradottasi magicamente dalla pagina scritta sulla tela, alla perenne ricerca di un’isola sconosciuta che è insieme mistero e sogno, miracolo nato da tempo immemore e insieme subitanea visio-ne di occhi assetati. Lucente di un’aura magica si libra in volo contro ogni legge di ragione e gravità, colma del carico eccezionale dei balocchi che porgo-no ulteriore omaggio all’onirico, alla dimensi-one fantastica e priva di filtri adulti in cui ci culla il pittore-aedo. Innume-revoli vele e palloni aerostatici catturano aria: la Nave della speranza vuole volare, deve necessariamente volare, gonfia di un vento impetuoso che sconvolge e permette, dietro tende che si sollevano d’incanto, di scorgere l’infinito cui anela. Fin dove l’oc-chio si spinge, non esiste orizzonte privo di isola. Stessa isola o diversa isola, spiata e intravista da angoli opposti; ma è sempre Lisolaimmortale il cuore del dipinto che pulsa potente sulla tela, in quell’incontro surreale tra natura ebbra di vento, e roccia immobile come un monito, incontro che riempie. Poiché, se non nella storia di Saramago, nei dipinti di Palumbo “l’uomo che voleva una barca” quell’isola la vede, la assapora e vi approda, superando per gradi, di tela in tela, la distanza emozionale che allon-tana il reale dal sogno, che protegge il cuore dallo schianto di fronte al raggiungimento dell’ utopia. Così nelle sue tele il pittore la avvicina, Lisolaimmortale, la studia, ci gira intorno, approfondendone an-golazioni e cavità, scorgendovi scogli improbabili o Colossei scolpiti in una roccia lucida, in cui conquista il gioco di colore e la struttura che si scom-pone, crolla in pezzi. In un climax di pathos, la visione sulle tele si esaspera in forme monumentali inquietan-ti, il cui cupo silenzio è rotto dal movimento di una natura che riscalda l’immagine; cieli e cipressi vivi di passione sembrano voler ricon-quistare uno spazio sterile, oppure arretrano o lottano, mentre la nave che ha già speso il suo tempo si allontana da quell’isola incupita, smaniosa di un nuovo viaggio, nuovo entusia-smante viaggio. Come il suo Icaro senza ali ma con un’isola per cappello, Palumbo sogna e scompone il sogno, mescola tecnica e concetto, vola e riatterra nel suo atelier di montagna, riempien-do dipinti e occhi di un mare segreto. Che si scopre e ammira nel nuovo show-room sotto la stanza in cui nascono le idee, dove guidati dall’artista si viaggia sulla nave e ci si appropria dei balocchi, ci si sprofonda, da farli cadere. Non solo a Giaveno, il dialogo continuo con il pittore si perpetua e arricchi-sce sul sito, dove convivono vecchie e nuove isole nell’evolu-zione magica e instancabile che appar-tiene a quest’uomo che ancora    ama   sognare.

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Nel Vento Senza Confini
Olio su tela 60x60

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Volo Onirico
Olio su tela 50x60

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Lasciando L'anima Volare
Olio su tela 50x60

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Metafisiche Atmosfere
Olio su tela 30x30

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Tra cieli di Parole
Olio su tela 60x60

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Erranti
Olio su tela 50x60

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La Luce della Luna
Olio su tela 35x30

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Solitudini
Olio su tela 40x50

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Microcosmo
Olio su tela 60x80

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Assenze
Olio su tela 35x50

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