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"Paesaggio di Incanto" a cura di Francesco Gallo

La pittura di Claudio Malacarne appartiene alla tradizione italiana più genuina, coprendo un arco tematico che va dal ritratto al paesaggio, attraver-sando tutti i momenti dell'immaginario indivi-duale e collettivo che sono sedimenti attra-verso una storia ricca di suggestioni formali e mutevolezze tecniche. Ma senza andare lontano nel tempo, c'è tutto un novecento che fa da specchio ad una voglia di rendere sulla tela i segni e i colori, di un mondo che cambia nelle sue valenze esteriori, mentre rima-ne compatto il suo nucleo centrale, che è un modo di vedere, un modo di dipingere. Si avverte, nella pittura di Malacarne, la memoria della grande pittura d'ambiente, di paesag-gio, un riflesso di psicologia della sola-rità che comporta un dialogo intenso con i grandi colori della luce, quelli che tranciano netto un corpo dall'altro, senza passare per la mediazione tonale delle ombre. Si nota l'espandersi di una tematica che gli appartiene profonda-mente e di cui sa rivelare aspetti signifi-canti, ancorati alla piacevolezza, alla capacità di donare serenità, di rispondere allo sguardo con una qualità pittorica notevole e una sapiente manipolazione della naturalezza, nel modo di mettere in evidenza, di creare primi piani, dare l’illusione della realtà. È questa la grande sfida di Claudio Malacarne nel misurarsi con l'enigma della luce e della forma, nel creare regole d'equilibrio che sappiano ravvivare l’impronta del primo piano o del campo lungo e la scelta di una solarità perenne, colta nel momento di maggiore splendore, quando ancora l'ombra è lontana. Tutto si presenta con grande evidenza plastica, suscitando un valore tattile che invoglia all'analisi del partico-lare, a percorrere un viaggio all'interno della rappresentazione, che è modo di vedere, psicologia del piacere, in una documentazione artistica del paesaggio italiano che è un modo per leggere noi stessi, attraverso il linguaggio delle cose. Nei paesaggi Malacarne, attraversa con taglio netto la soglia del visibile, che presenta con spettacolarità di grande ricchezza barocca, senza nessun indugio bucolico, vorrei dire senza naturalismo di sorta, anzi con invenzione dilatata, anche nel minimo particolare, passando per tutti i gradi intermedi della rappresentazione, È un trionfo della pittura sulla natura ed è, nello stesso tempo, un trionfo della pittura su sé stessa, nella dimostrazione che sì può dire ancora qualche cosa di nuovo, dopo tanto che è già stato detto; è questo il merito di Malacarne di non presentarsi nel circolo della ripetizione, del già visto, del già scontato, ma con la capacità di sorpren-dere l'occhio, la vista, mettendo a fuoco cose, particolari che sfuggono al passante o al sonnolento in panchina, ma solleci-tano l'attenzione del pittore che attraverso di essi si accinge alla rivelazione dell'invi-sibile, a mostrare il miracolo della sempli-cità. Ma non è assolutamente da meno nei ritratti, dove raggiunge una capacità di leggere dell'anima delle persone, coglien-done i tratti più segreti, l'intimità, la comples-sità, facendoli parlare con la loro stessa immobile disponibilità a farsi passare addosso, una pittura che funziona come macchina della verità, che fa spesso parlare di più di un grande discorso. E’ proprio l'assenza delle parole a potenziare gli aspetti psicologici che colgo-no di più e meglio, che alimentano il giusto mito di un'arte che è maieutica di un altro mondo che senza di essa resterebbe nascosto, sconosciu-to, al di là della vista, lasciandoci all'oscuro di tanta parte di noi stessi. Claudio Malacarne è un sapiente elaboratore di immagini in primo piano, lavorate con la moltiplicazione della tavolozza che gli permette di arricchire di particolari l'imma-gine, di caricarla di aspetti imprevedibili del linguaggio della mimica, dell'espres-sione. Insomma, possiamo dire che, complessivamente, ri-troviamo nella sua pittura gli aspetti più interessanti dell'evolu-zione del linguaggio pittorico contempo-raneo e, in alcuni momenti, c'è anche uno sconfinamento nell'astrazione, nell'uso autosignificante del colore e della macchia e tutto questo in una escursione che lo porta al pronuncia-mento di singolari verità della piacevo-lezza e della spettaco-larità. In sostanza, un pronunciamento per la gioia, per la leggerezza, ma nella permanenza assoluta della pittura nelle stanze della propria aristocrazia, che dialoga con la semplicità, senza per-dere niente della sua singolarità e del  suo sensibile   e   tene-ro  fascino.


Trombettista
Olio su tela 30x40


Giardino a Ravello
Olio su tela 40x60


Party
Olio su tela 40x60


Giardino
Olio su tela 40x50


Nel Vento Senza Confini
Olio su tela 60x60


Amalfi

Olio su tela 120x100


Giardino Fantastico
Olio su tela 70x80


Paradice
Olio su tela 180x220


L'Ombra Blu
Olio su tela 70x80


Il Giardino del Sole
Olio su tela 200x180

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