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La
pittura di Claudio Malacarne appartiene
alla tradizione italiana più genuina,
coprendo un arco tematico che va dal
ritratto al paesaggio, attraver-sando
tutti i momenti dell'immaginario
indivi-duale e collettivo che sono
sedimenti attra-verso una storia ricca
di suggestioni formali e mutevolezze
tecniche. Ma senza andare lontano nel
tempo, c'è tutto un novecento che fa da
specchio ad una voglia di rendere sulla
tela i segni e i colori, di un mondo che
cambia nelle sue valenze esteriori,
mentre rima-ne compatto il suo nucleo
centrale, che è un modo di vedere, un
modo di dipingere. Si avverte, nella
pittura di Malacarne, la memoria della
grande pittura d'ambiente, di
paesag-gio, un riflesso di psicologia
della sola-rità che comporta un dialogo
intenso con i grandi colori della luce,
quelli che tranciano netto un corpo
dall'altro, senza passare per la
mediazione tonale delle ombre. Si nota
l'espandersi di una tematica che gli
appartiene profonda-mente e di cui sa
rivelare aspetti signifi-canti, ancorati
alla piacevolezza, alla capacità di
donare serenità, di rispondere allo
sguardo con una qualità pittorica
notevole e una sapiente manipolazione
della naturalezza, nel modo di mettere
in evidenza, di creare primi piani, dare
l’illusione della realtà. È questa la
grande sfida di Claudio Malacarne nel
misurarsi con l'enigma della luce e
della forma, nel creare regole
d'equilibrio che sappiano ravvivare
l’impronta del primo piano o del campo
lungo e la scelta di una solarità
perenne, colta nel momento di maggiore
splendore, quando ancora l'ombra è
lontana. Tutto si presenta con grande
evidenza plastica, suscitando un valore
tattile che invoglia all'analisi del
partico-lare, a percorrere un viaggio
all'interno della rappresentazione, che
è modo di vedere, psicologia del
piacere, in una documentazione artistica
del paesaggio italiano che è un modo per
leggere noi stessi, attraverso il
linguaggio delle cose. Nei paesaggi
Malacarne, attraversa con taglio netto
la soglia del visibile, che presenta con
spettacolarità di grande ricchezza
barocca, senza nessun indugio bucolico,
vorrei dire senza naturalismo di sorta,
anzi con invenzione dilatata, anche nel
minimo particolare, passando per tutti i
gradi intermedi della rappresentazione,
È un trionfo della pittura sulla natura
ed è, nello stesso tempo, un trionfo
della pittura su sé stessa, nella
dimostrazione che sì può dire ancora
qualche cosa di nuovo, dopo tanto che è
già stato detto; è questo il merito di
Malacarne di non presentarsi nel circolo
della ripetizione, del già visto, del
già scontato, ma con la capacità di
sorpren-dere l'occhio, la vista,
mettendo a fuoco cose, particolari che
sfuggono al passante o al sonnolento in
panchina, ma solleci-tano l'attenzione
del pittore che attraverso di essi si
accinge alla rivelazione
dell'invi-sibile, a mostrare il miracolo
della sempli-cità. Ma non è
assolutamente da meno nei ritratti, dove
raggiunge una capacità di leggere
dell'anima delle persone, coglien-done i
tratti più segreti, l'intimità, la
comples-sità, facendoli parlare con la
loro stessa immobile disponibilità a
farsi passare addosso, una pittura che
funziona come macchina della verità, che
fa spesso parlare di più di un grande
discorso. E’ proprio l'assenza delle
parole a potenziare gli aspetti
psicologici che colgo-no di più e
meglio, che alimentano il giusto mito di
un'arte che è maieutica di un altro
mondo che senza di essa resterebbe
nascosto, sconosciu-to, al di là della
vista, lasciandoci all'oscuro di tanta
parte di noi stessi. Claudio Malacarne è
un sapiente elaboratore di immagini in
primo piano, lavorate con la
moltiplicazione della tavolozza che gli
permette di arricchire di particolari
l'imma-gine, di caricarla di aspetti
imprevedibili del linguaggio della
mimica, dell'espres-sione. Insomma,
possiamo dire che, complessivamente,
ri-troviamo nella sua pittura gli
aspetti più interessanti
dell'evolu-zione del linguaggio
pittorico contempo-raneo e, in alcuni
momenti, c'è anche uno sconfinamento
nell'astrazione, nell'uso
autosignificante del colore e della
macchia e tutto questo in una escursione
che lo porta al pronuncia-mento di
singolari verità della piacevo-lezza e
della spettaco-larità. In sostanza, un
pronunciamento per la gioia, per la
leggerezza, ma nella permanenza assoluta
della pittura nelle stanze della propria
aristocrazia, che dialoga con la
semplicità, senza per-dere niente della
sua singolarità e del suo sensibile
e tene-ro fascino. |