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1981,
Renato Guttuso intervistato da Luca
Liguori per il quotidiano “Il tempo” parla del deserto
della pittura italiana e della “purezza d’intenti” di un
gruppo di artisti che operano nell’estrema periferia,
lontani dal dinamismo delle metropoli, dalle Biennali
d’arte, dalla velocità consumistica alla quale neppure
l’opera d’arte riesce a sottrarsi.
Dice Guttuso: “Queste isole di purezza di intenti ci
sono. Soltanto che l’organizzazione della vita artistica
italiana è stata talmente inquinata e corrotta che è
difficile individuarle, conoscerle. Io, che sono uno che
ama queste cose, qualcuna di queste isole le conosco e
questo fatto mi induce a una profonda malinconia perché
vedo che sono momenti di una vita eroica assolutamente
senza sbocco perché la situazione attuale non lo
consente. Ti faccio un esempio: a
Scicli, che è
un paesino della Sicilia dove sono andati a vivere dei
giovani artisti,
Guccione e
Sarnari,
c’è una piccola scuola di pittori di cui l’Italia non sa
nulla, di cui le Biennali non sanno niente, non vogliono
saperne o non gliene importa niente di saperlo. Questo
non è giusto”.
Guttuso si riferiva a quello che è oggi conosciuto come
Il Gruppo di Scicli, un gruppo di
artisti che per traettorie e motivi diversi cominciano a
frequentarsi con assiduità, motivati da comuni interessi
per la pittura e la scultura e, nello stesso tempo,
disponibili a partecipare ai processi di animazione
culturale della città insieme ad alcuni amici che
avevano dato vita al
Movimento Culturale Vitaliano
Brancati. Piero
Guccione e Franco Sarnari si incontrano e si frequentano
fin dalla metà degli anni Cinquanta. Si ritroveranno a
Scicli nel 1971. Franco Sarnari si stabilisce nella
campagna iblea. Piero Guccione, nel corso degli anni
Settanta, pur abitando a Roma, si ferma a dipingere per
molti mesi, dalla tarda primavera fino all’autunno
inoltrato nella sua casa di Punta Corvo, davanti al Mar
Mediterraneo. Alla fine degli anni settanta deciderà di
stabilirsi in Contrada Quartarella tra Modica e Scicli
con Sonia Alvarez,
marsigliese, conosciuta a Parigi nel 1976, sua compagna.
Una decisione coraggiosa quella di abbandonare i centri
metropolitani dove l’effervescenza culturale e artistica
era di gran lunga superiore e dove i riconoscimenti
erano stati notevoli e significativi. |