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In cosa consiste
il realismo di Guccione? Il discorso da fare è che adattarsi
alla realtà, accettarla internamente, trovare dentro di noi le
ragioni di un dialogo vivo con lei, non è una rinuncia, ma una
conquista: forse la maggior conquista che
oggi ci è dato raggiungere. Non penso ci sia mai stato realismo
senza amore.
Giuliano
Briganti
Di che colore
sono gli occhi di Piero Guccione? Converrebbe saperlo. Poiché un
filo invisibile corre fra la mano che dipinge e la pupilla che
la dirige. Dopotutto il sortilegio della pittura sta qui: in una
retina che si spalanca di colpo sulle cose e, mentre se ne
imbeve, le imbeve e cobra di sé fino a catturarle nel tranello
di una cornice. Il semplice vedere è già un creare. Dipingere
significherà quindi creare due volte, e rubare due volte, se è
vero che in ogni pittore si nasconde la figura bifronte di un
ladro e di un dio. Vale, questo privilegio, a maggiore titolo
per Piero Guccione. Salvo che in lui, quanto è più schivo e
pudico il dio, tanto più clamorosamenre si esibisce il ladro di
luce. Gesualdo Bufalino Il mistero, indispensabile in una forma
o nell’altra perché l’arte sussista, è di vari gradi e qualità.
C’è il mister? più ovvio e a buon mercato, che appartiene alla
notte. E droga elementare, quello più alla mano. C’è un mistero
di qualità più fine, che scaturisce dai crepuscoli e dall’alba.
In certi casi anzi il tramonto batte, per intensità di mistero,
la notte profonda, a motivo della progressione delle ombre. C’è
infine un mistero di più difficile percezione, appunto perciò
più sottile e profondo: il mistero delle giornate di sole
radioso. Mi sembra che l’importanza di Guccione consista nel
fatto che lui sente ed esprime questi misteri, magari piccoli,
delle giornate di sole. Non si sentono rumori. Tutto è quieto.
La gente passa e non si ferma. Che cosa dovrebbe fermarsi a
guardare? Eppure Guccione si ferma, dipinge la cosa, riesce a
catturare quel sentimento meridiano delle periferie domenicali
dentro a cui sono confuse le amare risonanze della nostra vita
quotidiana.
Dino
Buzzati
Nell’accogliere
presso di sé una voce del passato remoto o prossimo, Guccione sa
mirabilmente intenderne gli accenti, ma sa anche confronrarli, e
assimilarli, alle corde della propria poetica, in
un’interpretazione tanto personale quanto fedele a una verità;
giacché (tanto sembra di potervi cogliere) ogni autentica
poetica, in quanto piena e vissuta esperienza dell’umano,
potenzial-mente contiene, e può quindi ravvisare in sé,
l’essenza di ogni altra autentica poetica.
Maurizio Calvesi
È ben noto come Guccione creda nell’invenzione in pittura,
nell’autonomia di questa dalla realtà esterna e come sin dagli
esordi abbia collegato l’arte a una concezione del mondo delle
apparenze più magica-mente che concreta-mente letteraria. Del
resto, la storia di Guccione pittore è segnata per tutto il suo
percorso da quella confessione rivelatrice, molte volte citata,
secondo la quale “l’immagine virtuale” che si affaccia alla sua
fantasia di pittore “è raggiungibile solo attraverso i mezzi
della pittura e non altrimenti”.
G. Garandente |