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Quando avverto
il bisogno di rimanere solo e di staccarmi dal mondo che mi
circonda, per superare magari quei problemi che fanno parte di
un destino e una vita normale, piccoli per una persona più
adulta ma duri e difficili da vincere per un giovane di
ventiquattro anni come me, dato che ho avuto la fortuna di
nascere in una valle incantata, dove il sole sorge da acque
dolci e cristalline e la luna si solleva su alte montagne
spigolose, che fanno da mantello a secoli di storia millenaria
lasciando intravedere un manto di stelle che brillano, qualche
volta mi capita di andare a guardare il mare, di ammirare il
suo lento movimento che mi calma, di fermarmi sulla spiaggia a
contemplare la bellezza di un’immensità strana che attende
l’inverno, piena di malinconia, di una solitudine regale che
non muta con facilità, e volare con la mente a pensieri che mi
donano un attimo di leggerezza; ma purtroppo com’è giusto che
sia, un soffio di vento freddo, possente e leggiadro com’è
quello d’autunno, interrompe la mia estasi, strappandomi con
una dolcezza violenta da un mondo di sogno in cui ero caduto a
contemplare le meraviglie della natura per trasportarmi in una
gelida realtà. E quel mare che porto sempre nel cuore,
tatuaggio di un’anima tenera che ricerca disperatamente un
attimo di felicità, quell’odore così particolare che non ha un
volto ma si sente, si tocca, si avverte, acre ma allo stesso
tempo dolce come una pioggia di primavera, quel rumore di un
dinamismo inarresta-bile, quella rarefatta bellezza, quel
senso di incontenibile gran-dezza e immensità, li incontro
sempre quando i miei occhi si fermano sulle spiagge e sui mari
dipinti dell'artista che stimo di più in assoluto, che reputo
il mio primo e unico GRANDE dell'arte, nato a Scicli, una
cittadina nella provincia di Modica, il siciliano, famoso in
tutto il mondo, Piero Guccione: Pittore dell'anima come nessun
altro, artista di un sentimento raffinato ed elitario che si
nasconde ai più dietro classiche forme di rarefatta bellezza,
Maestro di purezza, peculiarità e rigore, principe di cieli e
di mari a perdita d’occhio; Guccione dipinge il mondo che ci
circonda, le campagne bruciate dal sole, la natura più
rigogliosa, il mare, la luce, l’energia, le nuvole, la
trasparenza dell’acqua, percepen-dole nella loro naturalezza
più imme-diata con l’intento di rappresentare la verità
cogliendo anche il particolare più flebile e recondito, quelle
sfaccettature che spesso ad una vista poco attenta possono
sfuggire. Come Nella “Piccola Spiaggia”, che ogni giorno si
illumina di immensità quando apro le finestre del mio studio e
lascio entrare la luce del sole, Guccione è riuscito ad
inserire una moltepli-cità di sentimenti: un cielo sfumato che
parte da un celestino chiarissimo per arrivare ad un violetto
dolce e delicato che lascia spazio ad un mare cristallino, di
un azzurro che cambia tonalità ogni millimetro e che viene
interrotto solo da due piccole onde che si infrangono sulla
riva di una spiaggia incantata, che poi alla fine è la
spiaggia di tutti: dei poveri, dei ricchi, dei vinti, dei
vittoriosi, la meta di un lungo viaggio in cui si cerca
ristoro per le molteplici fatiche della vita, la spiaggia su
cui si corre una maratona importante, quella
dell’affermazione, del-la realizzazione di tutti i sogni
terreni. Questa per me è l’arte di Piero Guccione, un universo
immenso di emozioni dalle trame variegate, di colori che si
uniscono come due uragani innamorati che danno vita a forme
celestiali; una pittura del popolo perchè racconta noi stessi,
quello che siamo stati, quello che siamo e quello che
divente-remo domani.
Francesco
Cairone
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