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Fra i pittori
toscani emergenti è quello che ha saputo, almeno nell'ultimo anno,
con-quistarsi lo spazio migliore. Elio De Luca ha di che essere
soddisfatto: insieme al parere favorevole della critica, infatti, ha
conquistato il deciso apprezzamento del pubblico e dei
collezionisti. Una cosa rara, specie di questi tempi… Eppure, la
sua, resta pittura falsamente facile, resa fruibile da un figurativo
sognato e molto spesso risolto in chiave fabulistica, dove non
esiste morale e i pochi accenti critici si spengono sovente in una
delicata traduzione ironica. De Luca ha talento: basta osservare,
nell'insieme, ogni dipin-to. Sia esso il basso-rilievo in cemento o la
classica tavoletta o tela pitturata ad olio. La sostanza
contenutistica è evidente, come l'originale impostazione
dell'impianto cromatico, sapientemente dosato in una miscela di toni
freddi, dai quali, in particolar modo nei lavori più recenti,
affiorano apprezzabili spume madreperlacee e note di rosso. La
figurazione resta ancora sospesa a metà fra alcuni codici della
lezione primitivista ed il poetico manifestarsi triste della fiaba
di Viviani, senza natural-mente trascurare certi echi autobiografici
scelti con parsimonia nello scrigno segreto della memoria. Di
questi, più che di ogni altro, De Luca si serve per imbastire la sua
ricerca a ritroso del tempo perduto, in parte accompagnato da una
malinconia che diventa tenero ricordo dinanzi a scene, confinate fra
infanzia e adolescenza, che esprimono al loro interno gli umori di
una forte partecipazione sentimentale. |