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"Una fenomenologia del moto, la pittura di Nera d'Auto"
a cura di Rosa Spinillo

L’arte di Nera nasce come volontà di espressione e di comunicazione, ma lo fa con un linguaggio di cui difficilmente si conoscono le regole. Se si vuole sottoporre al fruitore il problema interpretativo dell’arte di questa singolare artista, lo si può  impostare su due categorie essenziali: la prima  si affida alla psicologia gestaltica, la seconda all’esistenzialismo. La psicologia gestaltica studia    l’iterazione  tra  l’uomo  e  le  forme. Ossia, come   la  percezione delle forme   diviene  esperienza  psicologica. Il  modo come si struttura questa esperienza psicologica segue leggi universali. Ad esempio, il cerchio tende ad esprimere sempre la medesima sensazione, indipendentemente da cosa abbia forma circolare. E così avviene per i colori. E avviene per l’articolazione tra forme e forme, tra colori e colori, e tra forme e colori. In sostanza l’atto percettivo, affidandosi ad esperienze già possedute e a meccanismi di fondo, tende a interpretare le cose che vede indipendentemente da cosa esse rappresentino. Pertanto anche le opere di Nera trasmettono informazioni percettive che stimolano una reazione di tipo psicologico. Se la psicologia gestaltica può spiegare il meccanismo per cui un’opera astratta può apparire bella o brutta, difficilmente può spiegare quale opera apparirà bella e quale brutta. In sostanza, non può fornire elementi di valutazione critica, restando questi comunque pertinenti al campo specifico della storia dell’arte e alla storia del gusto. Ma la psicologia gestaltica ci fornisce numerosi elementi per inquadrare il problema, chiarendo come l’arte di Nera riesca a comunicare con la psicologia dell’osservatore. E, soprattutto nella sua fase iniziale, ritengo che il linguaggio di questa artista si sia  appoggiato alle categorie interpretative gestaltiche. Altro metodo di decifrazione dell’arte di Nera è quello di rintracciare l’esperienza esistenziale da cui è nata la  sua specifica opera. L’artista, come qualsiasi altra persona di questo mondo, vive la medesima realtà di tutti. Riceve le medesime sollecitazioni, le interpreta con la sua specifica sensibilità, e, in più rispetto agli altri, le sa tradurre in forma. Il gesto creativo, sostanziandosi in un’opera, diviene traccia esistenziale. L’opera creata diviene traccia di tutta l’iterazione tra realtà, sollecitazione, sensibilità e creatività, che può essere comune a tutti, ma che solo l’artista, proprio perché è tale, sa esprimere e oggettivare. In questo caso, l’opera non solo è traccia del proprio essere al mondo, che risulta il valore minimo, ma rimane come testimonianza dell’essere al mondo in un particolare momento, in una particolare situazione, in un particolare contesto e così via. Ed assume, pertanto, valore di documento storico-culturale proprio perché è il frutto di quella particolare storia e di quella particolare cultura. La non oggettività dell’arte di Nera non è che un momento conclusivo, più clamoroso e radicale, di un lungo processo che è andato sempre più negando all'arte il compito di descrizione   della  realtà esterna per  attribuirle  quello di

esprimere all'esterno il sentimento interiore dell'artista. La pittura di Nera spinge questa tesi fino in fondo: se l'arte non è espressione del mondo esteriore, ma solo estrinsecazione  di quello intimo, bisogna avere il coraggio di andare oltre ciò che era già stato fatto (dall'espressionismo in poi, per esempio) e non limitarsi a proiettare la nostra vita interiore negli oggetti reali dipinti, ma abolire completamente questi ultimi, visualizzando con forme, linee e colori il complesso oscuro dei sentimenti che si agitano dentro ciascuno di noi, agendo psicologicamente sull'inconscio dello spettatore attraverso il suo occhio. La pittura di Nera, ha come tema la fenomenologia del moto; sua segreta ambizione sembra essere la cattura e la messa-in-visione dell'energia come cuore nascosto della materia. Un tema  che viene messo in chiara luce nelle sperimentazioni cinetiche-cromatiche della sua produzione odierna. Una ricerca incessante, continua densa e inesauribile, per un’artista che ama il suo doppio e che non si ripete mai. Appassionata di Filosofia, le sue opere emanano una spiritualità trascendente. All'inizio fu il kaos, l'indistinto disordine governato da  una  mente  superiore  da  cui   si  originò la vita. Sembra essere questo l'assunto principale, la primaria fonte di ispirazione dell’artista.  Esplosioni di colori sostenuti da fitte pennellate che si diramano da un nucleo centrale dall'abbagliante luce bianca e alludono alla densità della materia primordiale non ancora coagulata in forme precise; vorticose spirali asimmetriche che risucchiano e coinvolgono nel loro acceso cromatismo l'occhio e la mente di chiunque le osservi; pensosi  indefiniti spazi dalla densità magmatica; tormentate forme che fanno vibrare di profonda emotività il campo visivo; morbide e forti pennellate  avvolte sensualmente intorno a un immaginario asse centrale.  A ben vedere, però, un filo conduttore esiste ed è ben solido. Un movimento vorticoso, appena accennato o evidente che sia, origina l'immagine, come il materializzarsi di sembianze derivate dall'aggregazione di particelle infinitesimali, quasi metafora dei modi di procedere della pittura: l'immagine prende forma dal vario addensarsi e dal combinarsi dei pigmenti su una superficie e la qualità del risultato formale dipende dal continuo, imprevedibile modificarsi dei rapporti. Il kaos primordiale, appunto, quando dall'esplosione del nucleo originario prendono vita le varie forme dell'esistenza.  Il convulso movimento a spirale conferisce all'insieme dilatazione segnica ed espansione cromatica,  materia viva che palpita sotto la spinta di una passione pittorica fatta di sentimento e di coraggio, di tormentati dubbi e di certezze sempre più precarie e illusorie. Difficilmente Nera può essere assimilata ad un qualsiasi "allineamento linguistico".  Del resto, dopo gli ultimi "ismi" stabiliti dalle avanguardie degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, la ricerca artistica ha dato corso a una nuova stagione espressiva caratterizzata dal desiderio di autonomia dei singoli linguaggi e di originalità di ogni contributo. Oggi gli "allineamenti" che un tempo inglobavano il pensiero, i colori, le forme di vari artisti all'interno di un unico indirizzo, hanno scarsa ragione di esistere, salvo nei casi - malaugurati - in cui siano introdotti dalle acrobazie interpretative di critici bisognosi di ritagliarsi uno spazio personale nel dibattito artistico.  In questa linea di autonomia linguistica si muove Nera, seppur con qualche scarto di registro dovuto alla sua voglia di sperimentare.  Le mani d’artista e soprattutto quelle di Nera, sono determinanti per fissare gli attimi fuggenti della vita, del pensiero e del sentimento, per cogliere il complesso fluire dell'esistenza.  Ecco le ragioni del loro protagonismo nell'opera di Nera. La pittrice sembra, della sua realtà individuale, inseguire ciò che è mutevole (da qui la continua, ossessiva presenza del vortice); pare segretamente convinta che solo attraverso il mutare dell'immaginazione si possa cogliere il rapporto tra l'immutabile e il transitorio.

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