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"Nera, ovvero l'iperbole del colore" a cura di N.Scontrino

L’arte è diventata incomprensibile. Nulla, forse, distingue l’arte di oggi da ciò che essa è stata in qualsiasi altro tempo. L’arte è sempre stata adoperata e concepita, come un mezzo per offrire all’occhio e all’orecchio un’interpretazione della natura del mondo; ma oggi gli oggetti dell’arte rientrano, apparente-mente, tra le realizzazioni più sconcertanti che siano mai state condotte a termine. Su queste basi risulta difficile , pertanto, sempre interpretare, , o meglio leggere, le opere e i significati nascosti che queste vogliono comunicare. Quindi una difficile percezione, ma anche un mondo arcano ed imprecisato che continuamente si trasferisce di luogo, per questo il percorso resta sempre vivo ed attuale. La pittura, invece, un messaggio che travalica tutte le forme di codice, sia linguistico che formale.  A tutto questo indecifrabile linguaggio Nera ha rivolto la sua attenzione, è questo il luogo dove circoscrive le sue emotività, le ragioni del suo essere: Nera così giuoca la sua partita e la sua disputa con il suo IO, fermando cos’ tratti profondi riemergenti con uun ritorno metaforico dialettico tra pittura e concettualità. Su queste ambivalenze di significati i ruoli giuocati dalla pittura di Nera si prestano a diverse interpretazioni, ma anche a una con testualità oggettiva dove il quadro, o meglio l’opera ha una sua particolare soggettività e vivibilità. Infatti, l’attenzione di Nera è rivolta principalmente al senso del colore, alla esplosione di quelle particelle che trovano dentro il quadro una propria soggettività ed anche una propria realtà:  La soggettività del colore assume, quindi una spazialità e una aggregazione, che l’artista riesce solo a controllare, ma non può stabilire la direzione su cui verte la tensione del colore. Quasi come un’esplosione, o forse meglio una disaggregazione che raggiunge impasti non certamente tratteggiati , ma forse perfettamente leggibili. In questa precisa istanza culturale, Nera si riappropria del colore e della pittura, facendo suo anche il segno determinante la figurazione, che è all’interno del quadro. Il suo riferimento, comunque, resta la dinamicità del colore, e la rappresentazione un fatto simbolico non determinante. In questa disputa il segno percorre il colore, lo attraversa, lascia la sua traccia facendo riemergere così tutta una simbologia pittorica che sviluppa una concettualità di cui l’artista resta l’unico possessore. Allora la chiarezza del linguaggio non bisogna cercarla fuori dall’opera, ma dentro l’opera; infatti, questa diventa l’enunciato di una particella della fraseologia di Nera.  Immagine da un lato e colore dall’altro, non restano pertanto elementi separati, ma diventano un’unica contestualità anche se i due restano separati. L’azione di ribaltamento dei significati Nera l’attribuisce principalmente al colore, mentre all’immagine si rivolge solo come dimensione spaziale determinata. Forse un’attenta analisi di tutta la teoria del colore ci porterebbe su nuove spiagge lontane, ma tra il mondo delle idee e la realtà si frappone sempre la ragione; infatti, solo attraverso questa riusciamo a ricucire brandelli di marginalità separati e stati emotivi, derivati dal nostro profondo spirituale

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