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L’arte è diventata incomprensibile. Nulla,
forse, distingue l’arte di oggi da ciò che
essa è stata in qualsiasi altro tempo.
L’arte è sempre stata adoperata e concepita,
come un mezzo per offrire all’occhio e
all’orecchio un’interpretazione della natura
del mondo; ma oggi gli oggetti dell’arte
rientrano, apparente-mente, tra le
realizzazioni più sconcertanti che siano mai
state condotte a termine. Su queste basi
risulta difficile , pertanto, sempre
interpretare, , o meglio leggere, le opere e
i significati nascosti che queste vogliono
comunicare. Quindi una difficile percezione,
ma anche un mondo arcano ed imprecisato che
continuamente si trasferisce di luogo, per
questo il percorso resta sempre vivo ed
attuale. La pittura, invece, un messaggio
che travalica tutte le forme di codice, sia
linguistico che formale. A tutto questo
indecifrabile linguaggio Nera ha rivolto la
sua attenzione, è questo il luogo dove
circoscrive le sue emotività, le ragioni del
suo essere: Nera così giuoca la sua partita
e la sua disputa con il suo IO, fermando
cos’ tratti profondi riemergenti con uun
ritorno metaforico dialettico tra pittura e
concettualità. Su queste ambivalenze di
significati i ruoli giuocati dalla pittura
di Nera si prestano a diverse
interpretazioni, ma anche a una con
testualità oggettiva dove il quadro, o
meglio l’opera ha una sua particolare
soggettività e vivibilità. Infatti,
l’attenzione di Nera è rivolta
principalmente al senso del colore, alla
esplosione di quelle particelle che trovano
dentro il quadro una propria soggettività ed
anche una propria realtà: La soggettività
del colore assume, quindi una spazialità e
una aggregazione, che l’artista riesce solo
a controllare, ma non può stabilire la
direzione su cui verte la tensione del
colore. Quasi come un’esplosione, o forse
meglio una disaggregazione che raggiunge
impasti non certamente tratteggiati , ma
forse perfettamente leggibili. In questa
precisa istanza culturale, Nera si
riappropria del colore e della pittura,
facendo suo anche il segno determinante la
figurazione, che è all’interno del quadro.
Il suo riferimento, comunque, resta la
dinamicità del colore, e la rappresentazione
un fatto simbolico non determinante. In
questa disputa il segno percorre il colore,
lo attraversa, lascia la sua traccia facendo
riemergere così tutta una simbologia
pittorica che sviluppa una concettualità di
cui l’artista resta l’unico possessore.
Allora la chiarezza del linguaggio non
bisogna cercarla fuori dall’opera, ma dentro
l’opera; infatti, questa diventa l’enunciato
di una particella della fraseologia di Nera.
Immagine da un lato e colore dall’altro,
non restano pertanto elementi separati, ma
diventano un’unica contestualità anche se i
due restano separati. L’azione di
ribaltamento dei significati Nera
l’attribuisce principalmente al colore,
mentre all’immagine si rivolge solo come
dimensione spaziale determinata. Forse
un’attenta analisi di tutta la teoria del
colore ci porterebbe su nuove spiagge
lontane, ma tra il mondo delle idee e la
realtà si frappone sempre la ragione;
infatti, solo attraverso questa riusciamo a
ricucire brandelli di marginalità separati e
stati emotivi, derivati dal nostro profondo
spirituale |