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"Quella Luce illusoria e Magica, nella pittura di Nardoni"
di Tommaso Paloscia

Immerso nella solitudine, pronuba l'area silente dello studio, Sergio Nardoni va sognando mondi lontani così come farebbe un bambino che la fantasia trasporta fra le irrecuperabili meraviglie delle favole; così come certamente deve aver fatto lui quando, ancora piccino, andava esplorando quel suo immaginario già allora senza confini e raccontava a se stesso gli episodi esaltanti di una irrealtà vertiginosa che gli pareva reale. Il sovrapporsi di tante situazioni tuttavia non gli ha mai creato seri problemi. E ancora oggi, adulto e pittore affermato, mentre dipana sulle tele un pensiero che viene da lontano Nardoni popola il suo racconto assegnando via via il ruolo di personaggi immaginari agli oggetti che si affollano sul tavolo di lavoro o ai propri ricordi di figure che sono apparse, e poi svanite lievi come proiezioni di pensieri inafferrabili, nel suo hortus conclusus. Ad ogni modo, le immagini che a poco a poco si materializzano nel dipinto non sono recluse e non tradiscono la controparte fisica donde derivano nè la presenza globale di quel "teatrino" (è stato Listri a chiamarlo così lo studio pieno di figuranti) perchè il pittore le pone a contatto diretto con l'universo appena spalancando una finestra: una "magia" mediante la quale entrano insieme con la luce solare, rotolano fino a riempire gli spazi, agglomerati urbanistici invocati sul palcoscenico delle idee: ogni volta una Firenze diversa raccolta intorno a una delle sue architetture monumentali e che si allontana immediatamente dopo, verso l'infinito. E tutto questo accade sulla scia di un pensiero che dà la sensazione di inseguire nello spazio esterno i frammenti di un sogno ma che in effetti seguita a girare fra le pareti della camera dei sogni. E, qui, colori e pennelli si impegnano a ricostruire il racconto con la descrizione esatta dell'oggetto, sì, ma riproponendone la peculiarità dell'esistente, vale a dire la sua complessa e caratteristica natura, reale o immaginaria che sia. Ricordo una porta-finestra spalancata e un paesaggio costruito per un effetto speciale perchè in cima a quelle case svettasse la basilica di Santa Croce, fondale architettonico stupendo, cerniera mitica con i quartieri confluenti apparentemente disordinati in una struttura compatta, contraddittoria e armonica insieme: spettacolo di alto gradimento, si direbbe in gergo televisivo. Per tali ragioni ritengo che gli appellativi di manierista o di metafisico che a Nardoni sono stati attribuiti nel tempo rappresentino definizioni approssimative per un'arte magari manieristica e a suo modo anche metafisica, purché esse siano considerate come due delle molteplici sfaccettature dell'espressione complessa di questo pittore modernissimo all'antica che riesce a coagulare nella forma e nel colore la sostanza delle sue idee. Secondo gli insegnamenti di una tradizione di elevatissima, meravigliosa finezza. E a tradurle nel più moderno e avanzato dei modi nel quale le prospettive non hanno punti in comune con la realtà; e i colori che ne sfumano o ne definiscono la funzione non sono tinte ma momenti di partecipazione all'atmosfera in cui la rappresentazione è coinvolta. E poi - anzi, dovrebbe dire prima di tutto - il disegno e la luce. Su questi elementi che sono basilari in un opera d'arte anche contemporanea, Nardoni ha impostato la sua rabbiosa reazione alle dissacranti eversioni che negli anni Settanta l'Accademia ha esasperato: il luogo mitico dell'insegnamento si disfaceva sotto 1' assalto di pseudomodernisti infiltrati nella protesta legittima e impegnati a creare il caos: alibi alla propria impreparazione professionale, all'incultura dilagante. Nardoni resistette a quello che gli appariva il massacro delle idee, l'annientamento della propria esperienza maturata con sacrificio enorme…


A Kiss for James

Olio su tela 50x50


Piramide Per De Chirico
Olio su tela 40x60


A Firenze

Olio su tela 70x70


Padri Nobili
Olio su tela 120x180


Annunciazione
Olio su tela 60x80


For you, Clint
Olio su tela 80x100


Acrobazia

Olio su tela 60x80

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