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"Immersione nell'ambioto di un trait-d'union tra passato e presente" a cura di Mario Micozzi

Per la prima volta il giovane pittore Fabio Masciangelo, nato a Fossacesia (Abruzzo) dove vive e lavora si affaccia su piano nazionale con la nostra rivista e con noi partecipa a tre fiere d’arte italiane ed esattamente a quella di Padova, di Expò di Bari e di Reggio Emilia, per noi di nuova visitazione e soggiorno operativo da quest’anno, uscendo così dagli stretti confini regionali. L’artista che non ama l’acrilico dopo aver usato il carboncino fin dall’adolescenza e quindi l’acquerello per bozzetti vari, predilige senza alcun dubbio l’olio. Egli progetta, ed agisce in plein-air, cioè all’aria aperta, dipingendo dal vivo senza scatti fotografici propedeutici, senza infingimenti preconcetti. Lasciandosi colpire, affascinato ogni volta ed estasiato da tre prevalenti elementi: la corposità delle masse orografiche, la luce e il colore. Infatti, di materiali viventi, di qualità cormatiche e chiaroscurali risultano essere pervasi i suoi quadri che hanno per soggetto ormai canonico i paesaggi campestri, marini, fluviali e montani (come la Maiella madre). In cui campeggia e circola, come a tradurre in immagine visiva ciò da cui Masciangelo è stato come irretito. In cui molto manifesta è la propensione sua a tradurre in visioni ciò che ha costituito per lui l’incipit. Cioè l’impegno primigenio, spontaneo di un impressionismo non accademico storicizzato, di maniera magari obsoleta ma vivificato e sostanziato da una carica di fresca vitalità, capace di trasformare l’apparenza vivace in memoria vibratile di quanto è caduto sotto lo sguardo. Così noi con Masciangelo fulminea-mente e cioè con la subitanea presa d’impatto con il reale ci risentiamo con l’humus della terra abruzzese, in una rivisitazione dei luoghi che furono dei nostri padri nella pienezza di un incorrotto e ancora quasi incontaminato status densamente materico dei siti noti del nostro lavoro cominciato o finito come in “Noceto, sole d’inverno” (olio su tela, cm 78,5x72) come in Veduta Paglieta con rotoballe (olio su tela, cm 40x50) con pennellate ben compatte, equilibratamente dosate o del nostro svago e intrattenimento piacevole e rilassante come Sul balcone Cavalluccio all’alba (olio su tela, cm 79x 65) o, diversamente, del nostro andirivieni quotidiano turistico da un punto all’altro dei nostri spostamenti o per ragioni di lavoro professionale come ne “Il Ponte della Ferrovia all’Alba” (olio su tela, cm 65x78) oppure come nell’ampia e delicata fusione di vegetazione e operatività umane del quadro ricco di richiami ancestrali de “Sotto il ponte di Guastac-conce” (olio su tela, cm 60,5x70). Nei quali l’emozione visiva icononografica si coniuga con quella istintuale a ritroso nel tempo e insieme riemergente dai fondali del passato che rivive sentimentalmente in noi. Nel quale il presente s’incunea per reincarnarsi ancora tale e quale com’era prima e per prolungarsi,riattualizzando-si in un futuro del dopo che è stato prima di noi.


"All'Ombra della grande Quercia"
Olio su tela 83x89


"Uliveto in Primavera"
Olio su tela 50x70


"Campagna Arata a fine Estate"
Olio su tela 100x70


"Uliveto D'Inverno"
Olio su tela 62x41


Riflessi sul Ponte di Guastecconce
Olio su tela 60x70

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