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Per scrivere
qualcosa di veritiero sulla pittura di Katya
Andreeva bisogna necessariamente cono-scerla
prima come donna e poi come artista, perché
solo dopo aver ammirato la gioia e la
sensuale tenerezza che i suoi occhi
esprimono e che sembrano aver rubato, per
colorarsi, la luce ad un’alba primaverile
spalancando paradisi cristallini che animano
la sua giovane vita, soltanto dopo aver
udito quella voce soave e aver percepito una
forza d’animo, una sensibilità e una
generosità che pochi hanno avuto la fortuna
di possedere, sarà fattibile sentirsi
svincolati da qualsiasi costrizione
linguistica e, a ruota libera, riuscire ad
esprimere quello che le sue creazioni
trasmettono. Questo è un percorso
necessario, perché la carica smisurata di
vitalità e sensualità, che Katya esprime
attraverso pennellate grossolane e un colore
forte e luccicante con i quali da vita ai
suoi sorridenti personaggi, colti spesso in
scenari ludici più svariati e rallegrati da
vivaci vestiti d’epoca, da variopinti pesci
tropicali, da fiori infiniti, è
proporzionata al suo aspetto fisico di donna
algida ma tremendamente dolce e affabile.
Una piccola orchestra di chitarre classiche
si staglia sul lato di una piazza adornata
per la festa del paese, un gruppo di
ballerine animate da una musica antica
volteggiano sorridenti, una coppia di
pierrot innamorati si scambiano effusioni,
alcune donne insegnano alle figlie a filare,
un carretto addobbato e variopinto passa per
la piazza regalando allegria e sorrisi; in
tutte le opere di Katya si respira l’aria di
una festa perenne, fatta di cose ormai quasi
scomparse, fatta di valori importanti che
dovrebbero essere coltivati ancora e che
sembrano purtroppo essere stati dimenticati.
Fortunatamente a ricordarceli ci pensano
giovani artisti, tra cui primeggia la figura
di Katya pittrice che sicuramente avrà un
futuro ricco di cose belle e di successi
certi. |