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Stralci di Critiche Varie

“…per raccontare la madre che, come tutte le madri, sognava per lui una lieta professione borghese, s’iscrivesse all’istituto per ragionieri. Si alzava alle quattro, per fare i compiti. Il pomeriggio lo consacrava ala pittura frequentando lo studio del vecchio Semeghini e quando si diplomò a pieni voti e già la mamma trafficava per trovargli un posto in banca, le procurò un altro dispiacere correndo a Venezia, a iscriversi all’Accademia delle belle arti".

Per mesi visse d’arte e di panini, cliente affezionato delle più note latterie. Fece il piccolo di bottega a Guidi, Seibezzi, e Marco Novati. Nel 1970 terminati gli studi, si dedica all’equitazione e contemporaneamente alla pratica della pittura aiutato da Nantas Salvalaggio.  In quegli anni si trova di fronte al primo, doloroso impatto con la realtà sociale e i suoi problemi. Egli entra nel mondo delle carceri, degli emarginati, della malavita, partecipa al clima d’impegno civile e diviene paladino degli handicappati, dei poveri, degli assistiti. Le sue tele, in un indirizzo artisticamente rivolto all’enigma del sentimento umano, ai suoi drammi alle sue contraddizioni, riassumono colori melanconici e sofferti nella rappresentazione di figure impegnate.  Lo studio culmina con lo sviluppo di dipinti sulla “Follia delle attese”, e sulla Resistenza: le sue Personali ricevono la visita del Presidente Sandro Pertini.  Nel 1980, dopo un percorso ricco di avvenimenti artistici e letterari inizia un periodo di rigenerazione interiore, di ricostruzione, col passaggio in breve tempo dalla figura al paesaggio. L’attenzione è rivolta inesorabilmente alla natura che Faccincani ama nella sua sacra totalità, diventando suo unico modello. Vi è un mutamento radicale nel suo atteggiamento esistenziale e stilistico passando alla produzione di immagini di chiara derivazione impressionista, dai colori puri e accesi, tesi alle motivazioni culturali del 2000: la luce, il sole ed il racconto semplice. È una pittura testimone di gioia e serenità, nel  contesto del recupero del figurativo e dei valori interiori.

Cesare Marchi

“come tutti gli estrosi... Faccincani ha avuto periodi arrovellati di talento e sregolatezza. Ha vissuto e vagabondato con il meglio e il peggio dell’umanità: ha dipinto vecchi alcolizzati, pezzi da novanta, prostitute di boulevard e zerbinotti della “mala”. Per capire fino in fondo quelle trasgressioni e quelle disperazioni, ha ascoltato le storie dei ladri e le malinconie dei beoni. È per questo che recuperi nelle sue tele tanto la violenza bche la tenerezza. È un urlo che affiora da un’umanità vinta, mescolato al trillo di un merlo giovane, alla musica di un torrente primaverile. La sua ispirazione è fresca, a volte addirittura ingenua, in un’epoca avara di emozioni e di passioni, Faccincani non ha paura di commuoversi e di commuovere, di ridere e di fare sorridere. Maledetto ragazzo, si sente che per lui il mondo ha sempre qualche cosa di stregati, e con i suoi colori riesce trasmettere quella dolcissima stregoneria.”

Salvalaggio

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