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"Il Mio Pensiero" a cura di Athos Faccincani

Nasco in un ambiente di grande semplicità e dei miei genitori, la lezione più grande, è quella dell’umiltà, che tanto mi ha dato e mi è servita poi e mi serve nella vita quotidiana e nel lavoro. Ho seguito le strade più impervie ed ho cavalcato cavalli di razza e brocchi di scuderia cercando di essere sempre disponibile quando e ove ve ne fosse bisogno. Oggi ho deciso di raccontarmi perché credo di essere nel pieno della coscienza della vita. In realtà sono il bambino di sempre e mi diverte come allora osservare gli animali, contemplare la natura e coccolarmi in quella sensazione di pacata malinconia che mi accompagna giorno per giorno. Ad ognuno di noi è stato donato qualcosa di grande che chiamiamo sensibilità, ed ho pianto per la morte di un canarino o di un merlo o ancora di un gatto, non ho dormito intere notti al pensiero dello schiudersi delle uova e ho gioito per giorni alla visione dei piccoli pennuti. Ancora ho sfidato l’ira di mio nonno per aver fatto scattare più volte la trappola per il topo che sicuramente avrebbe bucato tanti sacchi di farina. Era ed è più forte di me; sono convinto che anche l’animale per noi più assurdo o feroce debba vivere perché è sicuramente parte importante di un equilibrio naturale. Ho amato il buio, così, spesso ho cercato di combinare a mia madre delle marachelle per poter rimaner chiuso in una piccola stanza solo, con i miei piccoli pensieri. Tutto è però momentaneo e relativo, così oggi non sono più attratto dal chiuso e mi rallegro alla luce, al vento, alla bufera, alla quiete. E se un giorno sono convinto di aver intuito tutto, il seguente rimetto tutto in discussione lungo quella china dalla quale non si può tornare indietro, ma sicuramente salire, cercando ancora di migliorare. Con le nostre manie, le nostre paure, le nostre gelosie ed esaltazioni, il nostro bagaglio umano-culturale siamo piccola cosa e ci fermiamo allora un attimo, sulla riva di un ruscello ad aspettare l’acqua che scorre, convinti di abbracciare le montagne che ci circondano percepiamo la presenza del capriolo o dell’Aquila pur piccoli ma importanti in tutto questo al di là della ragione. Come è bello abbandonarsi a questo fine piacere nella convinzione più cara al nostro cuore: è vero, siamo importanti. Un mattino, all’alba, mi accorsi in un prato, che fra l’erba, mille erano i fiori che osservai a lungo tale era la mia estasi. Tanto mi ha insegnato quel prato, e nel cuore di bimbo anche il vecchio con il quale spesso ho dipinto e quotidianamente mi ha chiesto: ‘Athos, secondo te cosa c’è al di la di quella volta celeste?’. Questo grande vecchio vestito di bianco mi accompagna sempre con i suoi se”, con i suoi “perché”, con la sua capacità di osservazione e di riflessione la sua saggezza. L’uomo è passato dal cavallo al cavallo a vapore, dal progetto di volo all’atterraggio sulla luna, dalle guerre combattute allo scudo spaziale, ma lui è rimasto l’uomo di sempre alla ricerca della quiete, alla ricerca della pace sfiorando la vita e penetrandola come il vento fra gli alberi del bosco sempre in esaltazione di quell’intimo che è in ognuno di noi. L’impatto con la società dopo il periodo scolastico è stato molto difficile: “Continuerò a dipingere!”, dissi, ciò mi è costato molto ma le soddisfazioni che seguirono mi gratificarono. Birolli a ragione scrisse “ la provincia culturalmente uccide” ed allora con la mia valigia stracolma di voglia di fare e d’imparare sono andato in giro ad attingere ad esperienze di uomini carichi di attenzione e sensibilità che attivamente hanno p parte alla storia del ‘900. Ho incontrato il buon Pio Semeghini, grande disegnatore ricordo con particolare affetto Virgilio Guidi, Angelo Seibezzi, Marco Novati, Angelo Gamba e molti altri dai quali ho imparato la tecnica pittorica, primaria necessità per tentare di esternare tutto ciò che si ha in cuore. Così giorni e giorni passati a disegnare, nascondendo le mie prime cose in cantina, dove tanto tempo avevo passato da bimbo, rifugio dei miei pensieri, lontano da tutti, al buio. Così via, sono cresciuto in quella ricerca continua dell’interiore e del rapporto con chi mi stava intorno, e l’esternazione dei senti- menti attraverso una pittura che ogni giorno ho cercato di affinare. Ma la crescita non è stata facile. Lo studio della figura e la trasposizione di essa su tela nella sua totalità diventò per me negli anni una ossessione, poiché il mio rapporto con la società è sempre stato indirizzato alla realtà più autentica ed a volte disperata. Ho vissuto con la gente più povera ed afflitta, con il meglio e il peggio, con tutto ciò che avrebbe in ogni momento maggiormente stimolato le mie emozioni. E così spesso fra le crisi e il mettere in dubbio i valori più o meno raggiunti, ho alternato momenti di euforia ad altri di depressione. Ma come disse Thomas Mann, ogni giorno bisogna scrivere una pagina, anche in quei giorni in cui si vorrebbe fare di tutto, ma non certamente scrivere o, più ancora, dipingere. Pagina su pagina, o meglio, dipinto su dipinto, spesso mi sono abbattuto e sono rinato, inebriandomi con l’intero mondo dei semplici dei quali la società non prova nemmeno pietà. Per fortuna non c’è solo il male, ma anche il bene che ci accompagna quotidianamente, ed è esso meno palpabile. Così tento di tingere con semplice umanità le mie tele, rafforzandole di sincerità schietta e profonda attraverso il segno ed i colori di una tavolozza a volte fortemente accesa, altre leggermente o tanto più smorzata. Ed ecco che fra le pieghe di un linguaggio, spesso audace e di denuncia, inizio nella mia pittura ad intravedere momenti di più serena riflessione e soddisfazione. Ho imparato piano piano a guardare alla cose ed agli eventi con sempre maggiore serenità e gioia e sono andato sempre più verso una pittura semplice che ha funzione di essere immediata nel rapporto con chi osserva, Il mio animo passa ancora nell’arco di un periodo, dalla malinconica allegria all’allegra malinconia, ma la coscienza mi permette, oggi, di percepire tutto con maggiore chiarezza. L’ambizione di cantare la sofferenza, la mise ria, la disperazione, di gente che porta scritto sul volto la storia della sua vita e la consapevolezza di far parte di realtà ispirate da sogni e immaginazione, la voglia di dipingere fiori, rondini, boschi e ruscelli liberi come ragazzi allegri e spensierati. Questo passaggio dolcemente violento, dalla tragica e severa analisi della figura umana vista come involucro di sentimenti angoscianti e afflitti, alla festa di colori di prati, primavere ed autunni, non ha certamente mutato il senso di umana pietà e di giustizia sociale, l’ha anzi rafforzato, nella piena certezza che l’uomo è parte di questo paesaggio che racconto. La sua presenza aleggia al di là delle case che dipingo o nelle nuvole, lontano dagli sfolgorii delle civiltà, rimasto uomo nella poesia della natura e con sè stesso nei piccoli e grandi gesti e avvenimenti, I colori sono quelli che si possono godere tutti i giorni, i verdi durante la stagione diventano gialli, rossi poi bianchi. L’importante è osservare. Spesso mi si fa notare che sono forti, violenti, e appaiono non veri, così, al di là di quel sogno intimo che è di ognuno di noi, ho posto fotografie in contrapposizione ai dipinti, per far intuire l’importanza dell’osservazione in pittura e la veridicità dei miei gialli, dei miei rossi, dei miei verdi, dei miei bianchi. Dobbiamo guardare all’ambiente naturale, il Paradiso è nei luoghi che impariamo ad amare e la lezione è immensa. Abito così in montagna da tre anni. Qui ci si incontra con il silenzio e ci si trova faccia a faccia con la solitudine che è la situazione ideale per esaltare la gioia, la felicità, la fede. Qui s’impara ad ascoltare il fischio della marmotta, I sibilo del vento, il picchiettio della pioggia, il chiacchierio dell’acqua sorgiva. Accostarsi alla natura ed amarla è notare al mattino il primo raggio di sole entrare dalla fessura della finestra dello studio che dà sulla valle, cogliere lo spuntare della prima stella e la dolcezza passare negli occhi di chi ci vive accanto. È prendere coscienza che la vita chiede molto impegno e coraggio, perseveranza e che l’importante è essere veri, poiché abbiamo dato la nostra parola. Piano piano impari che bisogna chiudere gli occhi e il cuore alle cattiverie ed al male, saper perdonare e ricostruire. La natura ci insegna nella sua maestosità che tutto passa... resta solo ciò che abbiamo saputo innalzare oltre le vette, oltre quella famosa volta celeste, oltre questo piccolo mondo di uomini. Da circa tre ore stiamo salendo, tra lanci arancio gialli e foglie di bosco di mille tonalità, il sole entra radente ed esalta i colori e i nostri animi. Il cielo è terso e ci appare immenso in un sacro silenzio. Parliamo sottovoce; non per la fatica, ed ognuno di noi percepisce intensamente il grande mistero che ci circonda e si rende conto di fare parte di un equilibrio che per un attimo, almeno, non deve essere violato. Ricordo mio padre, la lezione di umiltà, un brivido di gioia mi percorre: faccio parte di questa grandezza Vicino ho mio figlio: il dono più grande, l’istinto annuisce alla vita e si esalta al correre delle formiche, al volo degli uccelli, al fischiare del vento nella più grande e semplice verità: quella di Bimbo.

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