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Nasco in un ambiente di grande semplicità e dei miei genitori, la
lezione più grande, è quella dell’umiltà, che tanto mi ha dato e mi
è servita poi e mi serve nella vita quotidiana e nel lavoro. Ho
seguito le strade più impervie ed ho cavalcato cavalli di razza e
brocchi di scuderia cercando di essere sempre disponibile quando e
ove ve ne fosse bisogno. Oggi ho deciso di raccontarmi perché credo
di essere nel pieno della coscienza della vita. In realtà sono il
bambino di sempre e mi diverte come allora osservare gli animali,
contemplare la natura e coccolarmi in quella sensazione di pacata
malinconia che mi accompagna giorno per giorno. Ad ognuno di noi è
stato donato qualcosa di grande che chiamiamo sensibilità, ed ho
pianto per la morte di un canarino o di un merlo o ancora di un
gatto, non ho dormito intere notti al pensiero dello schiudersi
delle uova e ho gioito per giorni alla visione dei piccoli pennuti.
Ancora ho sfidato l’ira di mio nonno per aver fatto scattare più
volte la trappola per il topo che sicuramente avrebbe bucato tanti
sacchi di farina. Era ed è più forte di me; sono convinto che anche
l’animale per noi più assurdo o feroce debba vivere perché è
sicuramente parte importante di un equilibrio naturale. Ho amato il
buio, così, spesso ho cercato di combinare a mia madre delle
marachelle per poter rimaner chiuso in una piccola stanza solo, con
i miei piccoli pensieri. Tutto è però momentaneo e relativo, così
oggi non sono più attratto dal chiuso e mi rallegro alla luce, al
vento, alla bufera, alla quiete. E se un giorno sono convinto di
aver intuito tutto, il seguente rimetto tutto in discussione lungo
quella china dalla quale non si può tornare indietro, ma sicuramente
salire, cercando ancora di migliorare. Con le nostre manie, le
nostre paure, le nostre gelosie ed esaltazioni, il nostro bagaglio
umano-culturale siamo piccola cosa e ci fermiamo allora un attimo,
sulla riva di un ruscello ad aspettare l’acqua che scorre, convinti
di abbracciare le montagne che ci circondano percepiamo la presenza
del capriolo o dell’Aquila pur piccoli ma importanti in tutto questo
al di là della ragione.
Come è bello abbandonarsi a questo fine piacere nella convinzione
più cara al nostro cuore: è vero, siamo importanti. Un mattino,
all’alba, mi accorsi in un prato, che fra l’erba, mille erano i
fiori che osservai a lungo tale era la mia estasi. Tanto mi ha
insegnato quel prato, e nel cuore di bimbo anche il vecchio con il
quale spesso ho dipinto e quotidianamente mi ha chiesto: ‘Athos,
secondo te cosa c’è al di la di quella volta celeste?’. Questo
grande vecchio vestito di bianco mi accompagna sempre con i suoi
se”, con i suoi “perché”, con la sua capacità di osservazione e di
riflessione la sua saggezza. L’uomo è passato dal cavallo al cavallo
a vapore, dal progetto di volo all’atterraggio sulla luna, dalle
guerre combattute allo scudo spaziale, ma lui è rimasto l’uomo di
sempre alla ricerca della quiete, alla ricerca della pace sfiorando
la vita e penetrandola come il vento fra gli alberi del bosco sempre
in esaltazione di quell’intimo che è in ognuno di noi. L’impatto con
la società dopo il periodo scolastico è stato molto difficile:
“Continuerò a dipingere!”, dissi, ciò mi è costato molto ma le
soddisfazioni che seguirono mi gratificarono. Birolli a ragione
scrisse “ la provincia culturalmente uccide” ed allora con la mia
valigia stracolma di voglia di fare e d’imparare sono andato in giro
ad attingere ad esperienze di uomini carichi di attenzione e
sensibilità che attivamente hanno p parte alla storia del ‘900. Ho
incontrato il buon Pio Semeghini, grande disegnatore ricordo con
particolare affetto Virgilio Guidi, Angelo Seibezzi, Marco Novati,
Angelo Gamba e molti altri dai quali ho imparato la
tecnica pittorica,
primaria necessità per tentare di esternare tutto ciò che si ha in
cuore. Così giorni e giorni passati a disegnare, nascondendo le mie
prime cose in cantina, dove tanto tempo avevo passato da bimbo,
rifugio dei miei pensieri, lontano da tutti, al buio. Così via, sono
cresciuto in quella ricerca continua dell’interiore e del rapporto
con chi mi stava intorno, e l’esternazione dei senti- menti
attraverso una pittura che ogni giorno ho cercato di affinare. Ma la
crescita non è stata facile. Lo studio della figura e la
trasposizione di essa su tela nella sua totalità diventò per me
negli anni una ossessione, poiché il mio rapporto con la società è
sempre stato indirizzato alla realtà più autentica ed a volte
disperata. Ho vissuto con la gente più povera ed afflitta, con il
meglio e il peggio, con tutto ciò che avrebbe in ogni momento
maggiormente stimolato le mie emozioni. E così spesso fra le crisi e
il mettere in dubbio i valori più o meno raggiunti, ho alternato
momenti di euforia ad altri di depressione. Ma come disse Thomas
Mann, ogni giorno bisogna scrivere una pagina, anche in quei giorni
in cui si vorrebbe fare di tutto, ma non certamente scrivere o, più
ancora, dipingere. Pagina su pagina, o meglio, dipinto su dipinto,
spesso mi sono abbattuto e sono rinato, inebriandomi con l’intero
mondo dei semplici dei quali la società non prova nemmeno pietà. Per
fortuna non c’è solo il male, ma anche il bene che ci accompagna
quotidianamente, ed è esso meno palpabile. Così tento di tingere con
semplice umanità le mie tele, rafforzandole di sincerità schietta e
profonda attraverso il segno ed i colori di una tavolozza a volte
fortemente accesa, altre leggermente o tanto più smorzata. Ed ecco
che fra le pieghe di un linguaggio, spesso audace e di denuncia,
inizio nella mia pittura ad intravedere momenti di più serena
riflessione e soddisfazione. Ho imparato piano piano a guardare alla
cose ed agli eventi con sempre maggiore serenità e gioia e sono
andato sempre più verso una pittura semplice che ha funzione di
essere immediata nel rapporto con chi osserva, Il mio animo passa
ancora nell’arco di un periodo, dalla malinconica allegria
all’allegra malinconia, ma la coscienza mi permette, oggi, di
percepire tutto con maggiore chiarezza. L’ambizione di cantare la
sofferenza, la mise ria, la disperazione, di gente che porta scritto
sul volto la storia della sua vita e la consapevolezza di far parte
di realtà ispirate da sogni e immaginazione, la voglia di dipingere
fiori, rondini, boschi e ruscelli liberi come ragazzi allegri e
spensierati. Questo passaggio dolcemente violento, dalla tragica e
severa analisi della figura umana vista come involucro di sentimenti
angoscianti e afflitti, alla festa di colori di prati, primavere ed
autunni, non ha certamente mutato il senso di umana pietà e di
giustizia sociale, l’ha anzi rafforzato, nella piena certezza che
l’uomo è parte di questo paesaggio che racconto. La sua presenza
aleggia al di là delle case che dipingo o nelle nuvole, lontano
dagli sfolgorii delle civiltà, rimasto uomo nella poesia della
natura e con sè stesso nei piccoli e grandi gesti e avvenimenti, I
colori sono quelli che si possono godere tutti i giorni, i verdi
durante la stagione diventano gialli, rossi poi bianchi.
L’importante è osservare. Spesso mi si fa notare che sono forti,
violenti, e appaiono non veri, così, al di là di quel sogno intimo
che è di ognuno di noi, ho posto fotografie in contrapposizione ai
dipinti, per far intuire l’importanza dell’osservazione in pittura e
la veridicità dei miei gialli, dei miei rossi, dei miei verdi, dei
miei bianchi. Dobbiamo guardare all’ambiente naturale, il Paradiso è
nei luoghi che impariamo ad amare e la lezione è immensa. Abito così
in montagna da tre anni. Qui ci si incontra con il silenzio e ci si
trova faccia a faccia con la solitudine che è la situazione ideale
per esaltare la gioia, la felicità, la fede. Qui s’impara ad
ascoltare il fischio della marmotta, I sibilo del vento, il
picchiettio della pioggia, il chiacchierio dell’acqua sorgiva.
Accostarsi alla natura ed amarla è notare al mattino il primo raggio
di sole entrare dalla fessura della finestra dello studio che dà
sulla valle, cogliere lo spuntare della prima stella e la dolcezza
passare negli occhi di chi ci vive accanto. È prendere coscienza che
la vita chiede molto impegno e coraggio, perseveranza e che
l’importante è essere veri, poiché abbiamo dato la nostra parola.
Piano piano impari che bisogna chiudere gli occhi e il cuore alle
cattiverie ed al male, saper perdonare e ricostruire. La natura ci
insegna nella sua maestosità che tutto passa... resta solo ciò che
abbiamo saputo innalzare oltre le vette, oltre quella famosa volta
celeste, oltre questo piccolo mondo di uomini. Da circa tre ore
stiamo salendo, tra lanci arancio gialli e foglie di bosco di mille
tonalità, il sole entra radente ed esalta i colori e i nostri animi.
Il cielo è terso e ci appare immenso in un sacro silenzio. Parliamo
sottovoce; non per la fatica, ed ognuno di noi percepisce
intensamente il grande mistero che ci circonda e si rende conto di
fare parte di un equilibrio che per un attimo, almeno, non deve
essere violato. Ricordo mio padre, la lezione di umiltà, un brivido
di gioia mi percorre: faccio parte di questa grandezza Vicino ho mio
figlio: il dono più grande, l’istinto annuisce alla vita e si esalta
al correre delle formiche, al volo degli uccelli, al fischiare del
vento nella più grande e semplice verità: quella di Bimbo. |