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"Athos, Stregone Bambino..." di Nantas Salvalaggio

Quando un pittore (o un artista in genere) si preoccupa di piacere più al critico che al cittadino, allora il suo caso è grave, probabilmente inguaribile. Significa che non ha una voce originale, è solo un registratore di mode, magari stereofonico. Assai preoccupante è anche il fenomeno del pittore (o scultore, romanziere, ecc.) che non si distingue per chiarezza espressiva ma al contrario predilige le opere nebulose, astratte e decisamente incomprensi-bili. Egli non è solo colpevole di snobismo intellettualistico, ma andrebbe anche condannato a pene pecunia rie per spreco. Forse sono un pericoloso disfattista, incline a cricche e scuole à la page, ma ho sempre amato l’artista che pecca magari di ingenuità, mai di eccessiva astuzia. Si capisce che la sua pittura viene da lontano, ha attraversato campagne e periferie, stalle e bettole. Non ha la schifiltosa ambiguità delle opere filtrate e timbrate dagli «ismi». Naturalmente avverti nella irruenza cromatica di Athos le influenze dei grandi maestri francesi, riconosci i gialli di Van Gogh o gli arancioni di Pissarro. Ma il Nostro” è come un buon cuoco di provincia che, dopo essere stato in vacanza a Parigi, rifà a modo suo, con le spezie e l’olio di casa, i piatti forestieri. Nessuno nega l’esistenza di un padre, in arte o nella vita: ciò che conta è andare avanti, fare un piccolo passo in una direzione che è solo nostra, e di nessun altro. C’è un’altra cosa che mi seduce nella vita e nell’arte di Faccincani:     è uno che ha sfangato su moto strade in salita. Non viene da magnanimi lombi, o da salotti privilegiati, ma, come i miei amati poeti Montale e Quasimodo, ha frequentato scuole «tecniche», i suoi genitori ne volevano fare un disciplinato ragioniere. Ma l’arte è una droga dirompente, una musa esclusiva, e così Faccincani abbandonò le «partite doppie» e cominciò a frequentare musei e chiese, e atelier di pittori. Per diventare un allievo scrupoloso, e recuperare il tempo perduto, visse come un eremita sopra un monte, in compagnia di un pittore talentuoso strampalato. Ha poi lavorato come ragazzo di bottega a fianco di maestri sapienti, che avevano ancora il gusto di insegnare. Un giorno si divertirà a organizzare una mostra retrospettiva, si potranno ammirare nel suo lavoro le fasi alterne delle sue passioni e delle sue scelleratezze. Come tutti gli estrosi, da Cellini a Schifano, Athos ha avuto periodi arrovellati di talento e sregolatezza. Ha vissuto e vagabondato con il meglio e il peggio dell’umanità, ha dipinto vecchi alcolizzati, pezzi da novanta, prostitute di boulevard e zerbinotti della mala”. Per capire fino in fondo quelle trasgressioni e quelle disperazioni, ha ascoltato le storie dei ladri e le malinconie dei beoni. E per questo che recuperi nelle sue tele tanto la violenza che la tenerezza. È un urlo che affiora da un’umanità vinta, mescolato al trillo di un merlo giovane, alla musica di un torrente primaverile Se la tecnica è raffinata, nondimeno la sua ispirazione è fresca, a volte addirittura ingenua. In un’epoca avara di emozioni e di passioni, Faccincani non ha paura di commuover si e di commuovere, di ridere e di far sorridere. Maledetto ragazzo, si sente che per lui il mondo ha sempre qualche cosa di stregato  e  con i suoi colori riesce   a   trasmetterti  quel la   dolcissima   stregoneria.

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