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Quando mi ha
chiesto di scrivere la presentazione di una
sua mostra, devo ammettere che per un attimo
ho avuto il dubbio di non esserne
all’altezza; e questo, per un semplice
motivo : ogni qual volta Athos ha scritto di
sé e delle emozioni legate alla terra nella
quale è cresciuto e ha deciso di vivere, lo
ha fatto con una forza, una dolcezza ed una
semplicità tali da non poter essere
eguagliato. Poi però mi sono resa conto di
un dettaglio. Io ho un piccolo vantaggio
rispetto a lui… Dopo un anno di lavoro
spalla a spalla, posso descriverlo con gli
occhi di chi ha avuto modo di osservarlo nel
suo ambiente, che fosse durante una
passeggiata per campi, in qualche borgo
antico, o semplicemente nel suo piccolo
paradiso personale, il giardino di casa sua.
Inoltre, posso scrivere cose che lui di sé
stesso non direbbe mai. Athos Faccincani è
un uomo con una sensibilità fuori dal comune
che va ben oltre quella “porzione”
necessaria per essere definito un’artista, e
quei contrasti di forza e fragilità,
delicatezza e fermezza che emergono nei suoi
dipinti, sono il frutto di quella qualità
di percezione ed emotività che lo
contraddistinguono. E il suo segreto è solo
uno : l’osservazione, semplicemente. Una
sedia, un giardino tutt’intorno, ed un uomo
con la testa per aria; un pomeriggio, due,
tre. E ci si chiede “ma cos’è che guarda?
Sarà mica impazzito con tutte le esalazioni
di colore che inspira?”, e poi una sera a
cena svela l’arcano. “Ho osservato le
tortore in questi giorni, in particolare mi
ha colpito il momento in cui si alzano in
volo, lo fanno tracciando una linea quasi
verticale” e muove le sue braccia come
fossero ali, perdendosi nella descrizione di
quel gesto meraviglioso che è volare. Poi
c’è la commozione per le prime margherite
che annunciano la primavera, e a settembre
l’entusiasmo per le rondini che si
riuniscono in procinto di partire per quel
lungo viaggio che ha l’Africa come meta, e
la preoccupazione che i rondinini più
giovani, quelli dell’ultima nidiata, non ce
la facciano ad arrivare fin laggiù. Poi ci
sono gli otto cani che vivono al suo fianco,
una ciurma di trovatelli la cui più grande
fortuna è stata proprio quella di essere
stati abbandonati, in modo tale da poter
essere adottati in casa Faccincani. Il suo
preferito, Totò, un vero rompiballe. Che sia
per affinità di carattere? Ma veniamo alla
sua pittura…una domanda che ho sentito
formulare più volte da chi ha visitato il
suo studio era riferita al fatto che non
dipinge all’aperto, pur essendo i paesaggi
la sua passione. Qualcuno chiede se sia una
questione di luce, magari il sole alto tanto
amato dal Maestro si riflette troppo sulla
tela, o se il vento possa dare fastidio; ma
Athos sorprende sempre tutti quando dice che
non gli interessa affatto riprodurre la
realtà, e che quello che vien fuori dal suo
studio è una via di mezzo tra realtà e
fantasia, tra sogno e visione; quello che
non dice, è che non ne ha bisogno di averlo
dinanzi agli occhi il panorama. A lui basta
uno sguardo, poi chiude gli occhi e
inspirando fa entrare dentro di sé i raggi
del sole, i profumi del vento, il ronzio
degli insetti. Fa profondamente suo tutto
questo e lo rielabora; il che rende
possibile che, anche in pieno inverno, nel
suo studio fioriscano i fiori più colorati e
che il lago rifletta la luce di un sole che
in ogni quadro è appena al di là della
cornice. Ce ne sono di cose al di là delle
pennellate, della luce e dei colori…c’è
l’amore per tutto ciò che è vita, c’è un
rispetto profondo per la natura e le sue
meraviglie, e in particolare, nei quadri che
raffigurano la sua terra, c’è la passione
per la storia che essa cela e rivela. Una
rosa ed un vigneto non è semplicemente un
bell’accostamento; è la saggezza contadina
che Athos ha sempre tenuto in grande
considerazione, per il fascino che hanno
quei saperi che si tramandano da padre in
figlio, di bocca in bocca. Quella rosa è
posta dinanzi al vigneto per segnalare
eventuali malattie, essendo più delicata
dell’uva e manifestandole prima, dando al
contadino il tempo di agire e salvare il
raccolto. È in questo la sua forza : la
dolcezza di Athos non è mai sdolcinata, la
violenza dei colori mai brutale; il suo è un
sorriso di chi vive la vita con ironia e che
grazie all’ironia continua a viverla, senza
per questo mancare di profondità e in piena
coscienza di ciò che veramente conta. Athos,
un uomo speciale che fa finta di non esserlo
e che potrebbe partire per andare a
vivere in qualsiasi posto del mondo
desideri, ha scelto invece le colline
moreniche, “dolci come il seno di una
donna”, non perché vi è nato
e cresciuto, ma, semplicemente perché
sono splendide. |