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L’inquietudine e l’audacia sono le due componenti essenziali
del carattere artistico di Ezio Farinelli la cui personalità
si sente vincolata alle istruzioni della sua razza robusta di
figurale nativo e nel contempo sente i richiami suggestivi di
lingue straniere che invitano ad addentrarsi nelle terre
ignote, in climi gelidi e ostili. Ma il pittore Farinelli non
ha paura dello sconosciuto: accetta la sfida e si lancia
nell’avventura Sperimenta tecniche e teorie, scopre con
l’intuito dello sperimentatore emulsioni cromatiche,
combinazioni di materie, forme astratte inedite. Nella foga
dell’emozione della ricerca non si accorge che fa pittura
figurativa nel filone più avanzato, più brillante e moderno.
Anzi, premoderno. Una pittura che descrive ciò che ha già
visto nella realtà - o lascia al campo dell’immaginazione una
interpretazione di ciò che il pittore non ha potuto vedere,
nel tempo e nello spazio - è una pittura della memoria o della
mistificazione della realtà formale: ma il tipo di pittura che
Farinelli opera (a suo rischio ma con solide percentuali di
credibilità) è l’immagine futuribile della speranza, che
quando è proiettata nell’avvenire dell’uomo, nel progresso
della società si distacca dal sogno e prende l’aspetto della
realtà. Raramente un pittore contemporaneo tratta il nudo con
l’entusiasmo e la cura di un Seicentista come fa Farinelli, ma
la figura con tutti i suoi significati - dolenti, gioiosi,
rappresentativi – in mezzo a macchine non ancora inventate,
frammenti di robot, paesaggi interplanetarii e altre
diavolerie, scenari inerti e paurosi ma anche eccitanti della
fantasia. E sempre l’umanità che vince nei suoi quadri ma
l’inventiva che si scatena sui mondi improbabili è una grafica
alla sua insaziabile voglia di conoscere le possibilità e le
occasioni della pittura. Esploriamo - Zona per zona - gli
argomenti che attirano il suo interesse. Le vele: queste ali
che l’uomo ha inventato - mutuandole dai gabbiani, padroni
delle coste e delle scie - per correre il mare Farinelli le
dipinge come un simbolo del pericolo e dell’ebbrezza con
colori metallici e volumi dinamici in tele lavorate fino
all’ultimo centimetro di spazio. Il vento che gonfia le vele e
i barbagli dei rossi soli, si riflettono con toni corruschi
sull’avara distesa d’acqua. I soli di Farinelli meritano una
nota a parte per il colore intenso e sfatto nei riverberi del
tramonto, tondi e sfumati come un sigillo di ceralacca
purpurea sulla lettera chiusa nel momento in cui il giorno
della vita finisce. La pittura di Ezio Farinelli è esplorativa
quanto piacevole: il suo senso estetico prevale sulle
problematiche di concetto: non è che le ignora o sottace le
loro difficoltà, ma il temperamento di colorista irruento,
luminoso, smagliante, lo porta a risolvere i più ardui
esperimenti in bilico tra l’astratto e il figurativo,
l’informale e il verismo. Ma Farinelli ha saputo equilibrare
questi discrepanti estremi in un equilibrio che ha la base
nella sua coscienza di poeta, innamorato della bellezza e
disposto ad ogni compromesso con le sue idee purché la
bellezza esista in ogni suo quadro, in ogni suo colore. |