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"Pensiero critico di Ugo Moretti"

L’inquietudine e l’audacia sono le due componenti essenziali del carattere artistico di Ezio Farinelli la cui personalità si sente vincolata alle istruzioni della sua razza robusta di figurale nativo e nel contempo sente i richiami suggestivi di lingue straniere che invitano ad addentrarsi nelle terre ignote, in climi gelidi e ostili. Ma il pittore Farinelli non ha paura dello sconosciuto: accetta la sfida e si lancia nell’avventura Sperimenta tecniche e teorie, scopre con l’intuito dello sperimentatore emulsioni cromatiche, combinazioni di materie, forme astratte inedite. Nella foga dell’emozione della ricerca non si accorge che fa pittura figurativa nel filone più avanzato, più brillante e moderno. Anzi, premoderno. Una pittura che descrive ciò che ha già visto nella realtà - o lascia al campo dell’immaginazione una interpretazione di ciò che il pittore non ha potuto vedere, nel tempo e nello spazio - è una pittura della memoria o della mistificazione della realtà formale: ma il tipo di pittura che Farinelli opera (a suo rischio ma con solide percentuali di credibilità) è l’immagine futuribile della speranza, che quando è proiettata nell’avvenire dell’uomo, nel progresso della società si distacca dal sogno e prende l’aspetto della realtà. Raramente un pittore contemporaneo tratta il nudo con l’entusiasmo e la cura di un Seicentista come fa Farinelli, ma la figura con tutti i suoi significati - dolenti, gioiosi, rappresentativi – in mezzo a macchine non ancora inventate, frammenti di robot, paesaggi interplanetarii e altre diavolerie, scenari inerti e paurosi ma anche eccitanti della fantasia. E sempre l’umanità che vince nei suoi quadri ma l’inventiva che si scatena sui mondi improbabili è una grafica alla sua insaziabile voglia di conoscere le possibilità e le occasioni della pittura. Esploriamo - Zona per zona - gli argomenti che attirano il suo interesse. Le vele: queste ali che l’uomo ha inventato - mutuandole dai gabbiani, padroni delle coste e delle scie - per correre il mare Farinelli le dipinge come un simbolo del pericolo e dell’ebbrezza con colori metallici e volumi dinamici in tele lavorate fino all’ultimo centimetro di spazio. Il vento che gonfia le vele e i barbagli dei rossi soli, si riflettono con toni corruschi sull’avara distesa d’acqua. I soli di Farinelli meritano una nota a parte per il colore intenso e sfatto nei riverberi del tramonto, tondi e sfumati come un sigillo di ceralacca purpurea sulla lettera chiusa nel momento in cui il giorno della vita finisce. La pittura di Ezio Farinelli è esplorativa quanto piacevole: il suo senso estetico prevale sulle problematiche di concetto: non è che le ignora o sottace le loro difficoltà, ma il temperamento di colorista irruento, luminoso, smagliante, lo porta a risolvere i più ardui esperimenti in bilico tra l’astratto e il figurativo, l’informale e il verismo. Ma Farinelli ha saputo equilibrare questi discrepanti estremi in un equilibrio che ha la base nella sua coscienza di poeta, innamorato della bellezza e disposto ad ogni compromesso con le sue idee purché la bellezza esista in ogni suo quadro, in ogni suo colore.

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