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Tra i pittori della generazione di mezzo,
così spesso coinvolti in prima persona nelle
ambiguità tardive di pur esemplari
rivoluzioni e in una esterofilìa
indiscriminata e farneticante, quella di
Ezio Farinelli è una delle rare
testimonianze di severità e di filtro
culturale. Egli non si è lasciato irretire
né dalle ipotesi dei contenuti né dalle
vanificazioni estetiche di un linguaggio
semantico mascherato di novità e fine a se
stesso; ma anche quando, avvalendosi del suo
enorme mestiere (e. il mestiere non è poco
in un’epoca di presuntuoso dilettantismo),
ha recuperato i cicli di una toccante
classicità, ad esempio con le dolcissime
musicali figure di donna che tutti conoscono
il suo neotradizionismo non ha eluso in
chiave accademico-naturalistica gli umori
della figurazione moderna. E in fondo la
persistenza dell’energia formale, la
priorità dell’accordo
struttura-avvertimento, si nota ancora oggi
attraverso gli innesti di una non smarrita
stagione dell’anima e nel configurarsi più
direttamente memoriale di certi dettagli,
nell’ultima produzione di Farinelli,
filologicamente più avanzata, ma appunto per
questo di meno facile lettura e destinata a
fruitori scaltriti. Voglio subito sgombrare
il terreno da ogni possibilità di equivoco:
l’orditura linguistica di questi nuovi
dipinti è assolutamente ortodossa anche se
vi insistono ellissi e lacerazioni, emblemi
allusivi ed imprevedibili fughe. Anche qui
l’osservatore attento scoprirà una generosa
vendemmia di inventività, di calore, di
forza, di poesia. E siamo lontani - si badi
- da tutte le sperimentazioni che hanno
inaridito il flusso della creatività, si
chiamino Arte Concettuale e Body Art,
assumano gli artifici delle proposte
cinetiche o le ragioni pseudo-storiche della
transavanguardia. Ci troviamo a tu per tu,
invece, con un modo d’essere. Come dire con
una “qualità” pittorica che, a prescindere
dalle mutevoli venture della forma, si
identifica con l’immaginazione e la vita. Ma
non bisogna dimenticare che Ezio Pannelli,
pur essendo tutt’altro che indifferente ai
problemi formali, ha un temperamento
squisitamente pittorico; basti considerare
che l’efficacia delle sue soluzioni
espressive è in gran parte dovuta alla
frantumazione del colore, che si svolge in
parallelo con quella dell’impianto
costruttivo. Per porre in atto le fratture
cromatiche ideali l’artista si serve delle
terre; l’accattivante morbidezza di certi
verdi ocrati e di tutto un contrappunto di
sottili migrazioni tonali è volutamente
castigata dal rigore di valori che non
indulgono ad alcuna illusione d’atmosfera.
Mette conto di rilevare, comunque, che le
scelte di Farinelli danno luogo ad un
raggiungimento estetico di tutto rispetto,
straniero al velleitarismo dell’inedito, ma
ancor più alle servitù paradigma- |