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"Ezio Farinelli visto da Renato Civello"

Tra i pittori della generazione di mezzo, così spesso coinvolti in prima persona nelle ambiguità tardive di pur esemplari rivoluzioni e in una esterofilìa indiscriminata e farneticante, quella di Ezio Farinelli è una delle rare testimonianze di severità e di filtro culturale. Egli non si è lasciato irretire né dalle ipotesi dei contenuti né dalle vanificazioni estetiche di un linguaggio semantico mascherato di novità e fine a se stesso; ma anche quando, avvalendosi del suo enorme mestiere (e. il mestiere non è poco in un’epoca di presuntuoso dilettantismo), ha recuperato i cicli di una toccante classicità, ad esempio con le dolcissime musicali figure di donna che tutti conoscono il suo neotradizionismo non ha eluso in chiave accademico-naturalistica gli umori della figurazione moderna. E in fondo la persistenza dell’energia formale, la priorità dell’accordo struttura-avvertimento, si nota ancora oggi attraverso gli innesti di una non smarrita stagione dell’anima e nel configurarsi più direttamente memoriale di certi dettagli, nell’ultima produzione di Farinelli, filologicamente più avanzata, ma appunto per questo di meno facile lettura e destinata a fruitori scaltriti. Voglio subito sgombrare il terreno da ogni possibilità di equivoco: l’orditura linguistica di questi nuovi dipinti è assolutamente ortodossa anche se vi insistono ellissi e lacerazioni, emblemi allusivi ed imprevedibili fughe. Anche qui l’osservatore attento scoprirà una generosa vendemmia di inventività, di calore, di forza, di poesia. E siamo lontani - si badi - da tutte le sperimentazioni che hanno inaridito il flusso della creatività, si chiamino Arte Concettuale e Body Art, assumano gli artifici delle proposte cinetiche o le ragioni pseudo-storiche della transavanguardia. Ci troviamo a tu per tu, invece, con un modo d’essere. Come dire con una “qualità” pittorica che, a prescindere dalle mutevoli venture della forma, si identifica con l’immaginazione e la vita. Ma non bisogna dimenticare che Ezio Pannelli, pur essendo tutt’altro che indifferente ai problemi formali, ha un temperamento squisitamente pittorico; basti considerare che l’efficacia delle sue soluzioni espressive è in gran parte dovuta alla frantumazione del colore, che si svolge in parallelo con quella dell’impianto costruttivo. Per porre in atto le fratture cromatiche ideali l’artista si serve delle terre; l’accattivante morbidezza di certi verdi ocrati e di tutto un contrappunto di sottili migrazioni tonali è volutamente castigata dal rigore di valori che non indulgono ad alcuna illusione d’atmosfera. Mette conto di rilevare, comunque, che le scelte di Farinelli danno luogo ad un raggiungimento estetico di tutto rispetto, straniero al velleitarismo dell’inedito, ma ancor più alle servitù paradigma-

tiche che tolgono ogni originalità ed interiorità alle manifestazioni artistiche. Nella sua opera intelligenza e sentimento convivono armoniosamente. E può essere, tale incontro, garanzia che le favole di ieri non moriranno, bruciate dal disamore.

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