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Rubriche d'Arte
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"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
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Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Segno, colore e astrazione:Piero Dorazio" a cura di D.Sensi

Come di consueto anche questo mese mi pregio di presentare al solitario navigatore, un artista da me scelto e che nella mia infinita modestia, reputo degno di attenzione e di riflessione. Solitamente, come i più attenti e affezionati lettori avranno potuto vedere, mi occupo di figure poco conosciute o addirittura dimenticate dal grande circo dell’arte, dotate di una grande passione e di un portentoso talento, che si muovono all’interno del secolo appena trascorso svolgendo il ruolo di fondatori del linguaggio artistico     contemporaneo.     Non   è   però   da   considerare   un   artista

dimenticato e neanche poco conosciuto, il protagonista di questo mese. Una leggera (e spero perdonabile) variazione di rotta per rendere un doveroso omaggio a Piero Dorazio, artista scomparso due mesi fa, la cui fama ha varcato i confini europei e le cui opere sono presenti nelle maggiori collezioni private del mondo e nei musei più famosi e visitati. La sua ricerca non è un’analisi della linea, della superficie, ma una continua e felice esperienza sul colore, sulla dinamica colore e luce. Piero Dorazio nasce a Roma il 29 Giugno del 1927 e compiuti gli studi classici si iscrive alla facoltà di Architettura, impegnato culturalmente e ideologicamente, si pone tra i più importanti artisti dal dopoguerra. Nel 1946 espone con il “Gruppo Arte Sociale”,  di cui facevano parte anche Perilli e Vespigniani e porta a maturazione l’intento di epurare la pittura italiana dal provincialismo, in polemica con il ‘900 e la "Scuola Romana", comincia a dipingere le prime composizioni astratte e nel 1947 insieme a Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato, redige il "Manifesto del formalismo – Forma 1", contro i limiti politici del "realismo socialista" e a difesa dell’arte astratta, per il rinnovamento dell’arte italiana e per la libertà della creatività artistica da ogni costrizione di regime. L’esperienza artistica astratta va oltre il non essere in linea con le tendenze dell’epoca, diventa concreta. Nel 1948 organizza la “1° Mostra Nazionale d’Arte Astratta” alla Galleria di Roma e nel 1951 alla Galleria Nazionale d’arte Moderna, tra il 1950 e il 1951 organizza con Guerrini e Perilli la galleria "Age d’or" a Roma e a Firenze, cooperativa fra artisti per la diffusione di arte e stampa internazionale d’avanguardia. Inizia una serie di quadri bianchi e oltre la tecnica della pittura, ricerche tridimensionali con linee e punti in rilievo, partecipa alla Triennale di Milano con una grande pittura murale. Nel 1952, assieme a Perilli e ad altri organizza la "Fondazione Origine" e partecipa alla XXVI Biennale di Venezia. Dal 1953 risiede negli Stati Uniti dove inizia la sua ricerca sul colore e frequenta i nuovi Maestri Americani, da De Kooning a Rotho, Pollock e Newman, partecipando al "Summer International Seminar" della Harvard University e tenendo una personale presso la Wittenborn One-Wall Gallery di New York. Nel 1955 a Milano inaugura la Galleria Apollinaire con una mostra dei suoi rilievi bianchi già esposti a New York. Nel 1958 sviluppa un metodo di rappresentazione dello spazio mediante la vibrazione della luce, attraverso un reticolo trasparente di strutture cromatiche sovrapposte e  nel 1959 riceve il Premio Lissone, mentre approfondisce la ricerca sulle qualità del colore (massa e trasparenza). Dal 1960 organizza e dirige il dipartimento della Pittura, Scultura e Grafica della School of Fine Arts dell’University of Pennsylvania dove insegna come Full Professor fino al 1970. Nel 1960 espone con una mostra personale alla XXX Biennale di Venezia. Dal 1962 al 1965 partecipa alla fondazione e alle mostre del Gruppo “Zero” di Dusseldorf, nel 1970 gli viene assegnato il Premio Internazionale per la grafica “Città di Cracovia” ed è nominato Commissario alla Biennale di Venezia. Nel 1974 si stabilisce a Todi in Umbria, qui il Comune allestisce una sua grande mostra antologica nella “Sala delle Pietre”, tra il 1975 e il 1976 dipinge dei quadri con le macchie trasparenti e con dei frammenti di linee colorate che danno dinamismo a grandi composizioni di ispirazione impressionista. Nell’ottobre del 1980 tiene la sua prima personale alla Galleria Planetario, dove tornerà anche nel 1985, l’anno seguente da vita alla rivista “Retina” assieme a Santomaso e tiene una personale alla Galleria Im Erker di San Gallo dove conoscerà Ionesco. Nel 1985 e ’86 debutta a Tokyo con due mostre personali alle gallerie Seibu e Face e declina l’invito alla mostra sull’arte italiana del XX secolo alla Royal Academy di Londra per mancanza di pittori astratti e a causa dell’eccessiva importanza data all’arte povera e alla transavanguardia. Fra il 1993 e il 1996 dirige la realizzazione di 27 mosaici di artisti nazionali ed internazionali nella metropolitana di Roma, nell’ambito del programma artistico “Arte per Roma e nel 1999 una grande mostra antologica degli anni 60/70 viene presentata da Nathalie Vernizzi al Padiglione Arte Contemporanea a Milano. Nel 2001 il Museo di Bolzano allestisce una vasta mostra antologica curata da Nathalie Vernizzi seguendo dei paralleli con le composizioni dei Maestri del Jazz. Per il Palazzo della Cultura di Acilia (Roma) esegue una grande vetrata a colori (20 x 5 m) e nel 2002 presenta due mostre delle opere degli anni 55/66 a Roma e 50/55 a Milano. In occasione

del 75° compleanno di Dorazio viene pubblicata la monografia curata da Annette Papenberg-Weber “Piero Dorazio. Die künstlerische Formierung bis 1959“, presso l'editore Schwabe di Basilea. Il 2003 è l’anno delle mostre antologiche presso l’Istitut Valencià d'Art Modem (IVAM) a Valencia, il Kunstmuseum Bayreuth in Germania e l'Istituto Italiano di Cultura "C.M. Lerici" di Stoccolma, l’ultima grande mostra e del 2004, una retrospettiva alla Pinacoteca Casa Rusca di Locarno.

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