|
Come di consueto anche
questo mese mi pregio di presentare al solitario
navigatore, un artista da me scelto e che nella mia
infinita modestia, reputo degno di attenzione e di
riflessione. Solitamente, come i più attenti e
affezionati lettori avranno potuto vedere, mi occupo di
figure poco conosciute o addirittura dimenticate dal
grande circo dell’arte, dotate di una grande passione e
di un portentoso talento, che si muovono all’interno
del secolo appena
trascorso svolgendo il ruolo di fondatori del linguaggio
artistico contemporaneo.
Non è però da
considerare un artista |
|
dimenticato e neanche poco conosciuto, il protagonista
di questo mese. Una leggera (e spero perdonabile)
variazione di rotta per rendere un doveroso omaggio a
Piero Dorazio, artista scomparso due mesi fa, la cui
fama ha varcato i confini europei e le cui opere sono
presenti nelle maggiori collezioni private del mondo e
nei musei più famosi e visitati. La sua ricerca non è
un’analisi della linea, della superficie, ma una
continua e felice esperienza sul colore, sulla dinamica
colore e luce. Piero Dorazio nasce a Roma il 29 Giugno
del 1927 e compiuti gli studi classici si iscrive alla
facoltà di Architettura, impegnato culturalmente e
ideologicamente, si pone tra i più importanti artisti
dal dopoguerra. Nel 1946 espone con il “Gruppo Arte
Sociale”, di cui facevano parte anche Perilli e
Vespigniani e porta a maturazione l’intento di epurare
la pittura italiana dal provincialismo, in polemica con
il ‘900 e la "Scuola Romana", comincia a dipingere le
prime composizioni astratte e nel 1947 insieme a Carla
Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Mino Guerrini,
Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato,
redige il "Manifesto del formalismo – Forma 1", contro i
limiti politici del "realismo socialista" e a difesa
dell’arte astratta, per il rinnovamento dell’arte
italiana e per la libertà della creatività artistica da
ogni costrizione di regime. L’esperienza artistica
astratta va oltre il non essere in linea con le tendenze
dell’epoca, diventa concreta. Nel 1948 organizza la “1°
Mostra Nazionale d’Arte Astratta” alla Galleria di Roma
e nel 1951 alla Galleria Nazionale d’arte Moderna, tra
il 1950 e il 1951 organizza con Guerrini e Perilli la
galleria "Age d’or" a Roma e a Firenze, cooperativa fra
artisti per la diffusione di arte e stampa
internazionale d’avanguardia. Inizia una serie di quadri
bianchi e oltre la tecnica della pittura, ricerche
tridimensionali con linee e punti in rilievo, partecipa
alla Triennale di Milano con una grande pittura murale.
Nel 1952, assieme a Perilli e ad altri organizza la
"Fondazione Origine" e partecipa alla XXVI Biennale di
Venezia. Dal 1953 risiede negli Stati Uniti dove inizia
la sua ricerca sul colore e frequenta i nuovi Maestri
Americani, da De Kooning a Rotho, Pollock e Newman,
partecipando al "Summer International Seminar" della
Harvard University e tenendo una personale presso la
Wittenborn One-Wall Gallery di New York. Nel 1955 a
Milano inaugura la Galleria Apollinaire con una mostra
dei suoi rilievi bianchi già esposti a New York. Nel
1958 sviluppa un metodo di rappresentazione dello spazio
mediante la vibrazione della luce, attraverso un
reticolo trasparente di strutture cromatiche sovrapposte
e nel 1959 riceve il Premio Lissone, mentre
approfondisce la ricerca sulle qualità del colore (massa
e trasparenza). Dal 1960 organizza e dirige il
dipartimento della Pittura, Scultura e Grafica della
School of Fine Arts dell’University of Pennsylvania dove
insegna come Full Professor fino al 1970. Nel 1960
espone con una mostra personale alla XXX Biennale di
Venezia. Dal 1962 al 1965 partecipa alla fondazione e
alle mostre del Gruppo “Zero” di Dusseldorf, nel 1970
gli viene assegnato il Premio Internazionale per la
grafica “Città di Cracovia” ed è nominato Commissario
alla Biennale di Venezia. Nel 1974 si stabilisce a Todi
in Umbria, qui il Comune allestisce una sua grande
mostra antologica nella “Sala delle Pietre”, tra il 1975
e il 1976 dipinge dei quadri con le macchie trasparenti
e con dei frammenti di linee colorate che danno
dinamismo a grandi composizioni di ispirazione
impressionista. Nell’ottobre del 1980 tiene la sua prima
personale alla Galleria Planetario, dove tornerà anche
nel 1985, l’anno seguente da vita alla rivista “Retina”
assieme a Santomaso e tiene una personale alla Galleria
Im Erker di San Gallo dove conoscerà Ionesco. Nel 1985 e
’86 debutta a Tokyo con due mostre personali alle
gallerie Seibu e Face e declina l’invito alla mostra
sull’arte italiana del XX secolo alla Royal Academy di
Londra per mancanza di pittori astratti e a causa
dell’eccessiva importanza data all’arte povera e alla
transavanguardia. Fra il 1993 e il 1996 dirige la
realizzazione di 27 mosaici di artisti nazionali ed
internazionali nella metropolitana di Roma, nell’ambito
del programma artistico “Arte per Roma e nel 1999 una
grande mostra antologica degli anni 60/70 viene
presentata da Nathalie Vernizzi al Padiglione Arte
Contemporanea a Milano. Nel 2001 il Museo di Bolzano
allestisce una vasta mostra antologica curata da
Nathalie Vernizzi
seguendo dei paralleli con le composizioni dei Maestri
del Jazz. Per il Palazzo della Cultura di Acilia (Roma)
esegue una grande vetrata a colori (20 x 5 m) e nel 2002
presenta due mostre delle opere degli anni 55/66 a Roma
e 50/55 a Milano. In occasione |









 |
|
del 75° compleanno di Dorazio viene pubblicata la monografia curata da Annette Papenberg-Weber “Piero Dorazio. Die künstlerische
Formierung bis 1959“, presso l'editore Schwabe di
Basilea. Il 2003 è l’anno delle mostre antologiche
presso l’Istitut Valencià d'Art Modem (IVAM) a Valencia,
il Kunstmuseum Bayreuth in Germania e l'Istituto
Italiano di Cultura "C.M. Lerici" di Stoccolma, l’ultima
grande mostra e del 2004, una retrospettiva alla
Pinacoteca Casa Rusca di Locarno. |