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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Biennale
di Venezia - Il Padiglione Italia -"a cura di Danilo Sensi |
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Usciti dall’Arsenale, non
alla svelta come l’esposizione meriterebbe, ma solo per
motivi legati all’enormità dello spazio, ci possiamo
dirigere verso l’agognata meta dei Giardini di
Castello, dove trovano sede sia il Padiglione
Italia che i Padiglioni Nazionali dei paesi
esteri che partecipano |
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all’esposizione. Unica grande sorpresa annunciata
all’interno del Padiglione Italia è la presenza di
Francesco Vezzoli con un video estremamente realistico
dal titolo “Caligola”, super pubblicizzato, visto,
studiato, chiacchierato, pieno zeppo di divi e di sesso
(più che altro immaginato), nella calura umida della
laguna rimane una piacevole “visione”. Ma andiamo per
ordine; Per arrivare dall’Arsenale ai Giardini, si
percorre la Riva degli Schiavoni, bellissimo tratto di
passeggiata da dove si ammira una splendida isola di San
Giorgio e dove i più attenti e sensibili possono
immaginare Virgilio Guidi con il suo cavalletto e le sue
tele intento a rappresentarla. L’ingresso ai Giardini
risulta meno anonimo degli altri anni, indicato
dall’opera gigante di Fabrizio Plessi “Mare Verticale”
(istallata su una piattaforma sul tratto di mare di
fronte all’ingresso, dimostra tutto il suo potenziale
durante la notte, diventando un faro luminoso posto a
guardia della cultura) e da una bella e colorata
scultura – istallazione anonima ( i soliti vandali hanno
divelto la tabella con la descrizione). Il viale che si
apre davanti agli occhi dello spettatore, porta alla
nostra agognata meta di ottobre, “L’esperienza
dell’arte”, mostra poliedrica e polifunzionale e
poli….curata da Maria De Corral negli spazi del fu
Padiglione Italia. Lungo il viale fanno bella mostra di
se i lavori dello spagnolo Juan Munoz, superbe e
realistiche sculture, caricature in bronzo di omini che
ridono e che emulano forse agli spettatori dell’arte che
va in scena in laguna? Non potevo non farmi fotografare
vicino…Ci accolgono all’interno del Padiglione una
favolosa serie di lavori di Francis Bacon, che veramente
vale la pena di vedere e che da soli valgono il
biglietto…non voglio soffermarmi troppo sul grande
artista irlandese, ma due cose le devo dire. Le sue
imponenti figure dall’inconfondibile economia formale
sono simbolo primo di contemporaneità e trovano
corrispondenza nell’immediatezza grafica della Pop – Art
e nell’austerità del Minimalismo, le opere presenti alla
Biennale sono state realizzate dall’artista fra il 1979
e il 1991, dei lavori tardi di un periodo ancor poco
compreso e studiato. Altro
grande
artista presente nell’esposizione della De Corral è
Antoni Tàpies, spagnolo, nato nel 1923 a Barcellona lo
ho sempre voluto accostare agli Italiani Burri e
Fontana, annoverandolo fra i grandi e insuperati Maestri
del 900’, fra coloro che hanno lasciato un segno
indelebile nel mondo dell’arte e che attraverso la
povertà dei materiali e la semplicità delle forme hanno
riscoperto e fatto rinascere l’arte dalle origini, dal
segno…..dice Tàpies in una intervista:
“ Delle opere apparentemente modeste
possono
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raggiungere i confini delle cose”.
Tralasciando una serie interminabile di Video che
sembrano un richiamo all’esposizione dell’Arsenale, si
può osservare il deludente lavoro del pur sempre amato Bruce Nauman e
dopo il doveroso omaggio alla leonessa
Barbara Kruger, si arriva di fronte al mirabile lavoro
di una delle tante donne presenti, la veneziana
Monica
Bonvicini, per poi passare ad un intervento molto
particolare quanto interessante, “Caminho Vertical” del brasiliano
Josè Damasceno, l’artista utilizza per i suoi lavori il
ferro, la carta e la corda….tutti elementi naturali e la
natura sembra difatti entrata negli spazi del Padiglione
Italia. Altra opera di imponente formato e di forte
espressività è il lavoro multi colore di Bernard Frize,francese
natonel 1954,Frise lavora con spatole e
grossi pennelli, usa gli acrilici e le resine su tela,
con risultati entusiasmanti…Usa l’acciaio ma assomiglia
al legno, le moderne tecnologia ma si respirano
tradizioni artigianali nelle sue opere, Cildo Meireles,
brasiliano amante della sintesi e della semplicità che
ci stupisce con la “Serie Descala”, i lavori presentati
alla Biennale, che si muovono sul fronte del simbolismo
e della metafora una scala – non scala (Descala è una
parola inventata che significa non scala) che si unisce
e si divide, la serie è un continuo gioco visivo di
parole o di enigmi. Ultima artista da me
presa in considerazione per poter
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assaporare tutto il buono di questa Biennale è l’inglese Rachel Whiteread, presente
il laguna con “Untitled” una monumentale opera, una
scala gigantesca o meglio il calco di un vano scala, il
nucleo nascosto di un edificio, estratto e riassemblato
in forma solida. Il materiale usato è ovviamente il
gesso assieme ad altri materiali che possiamo facilmente
intuire, tipo ferro e legno, la figura è imponente e per
poter assaporarne l’insieme bisogna girarci attorno, si
respira osservandola un misto di stupore e di serenità,
stupore e disorientamento per la monumentalità
dell’opera per l’impossibilità di salire quei gradini,
capiamo difficilmente che lo spazio è diverso da quello
che conosciamo e il piede non calpesta il gradino
ma vi è dentro e allo stesso tempo serenità
per la consapevolezza che le scale conducono sempre in
qualche luogo, non possiamo fare a meno di entrare
mentalmente nella struttura, di pensare alle nostre
case, alle lunghe rampe dove si aprono confortevoli
ambienti. L’artista da sempre lavora con i calchi, ha
cominciato con oggetti di uso quotidiano per arrivare al
calco del suo corpo fino al lavoro odierno, denso di
significato e che in se racchiude il lavoro di più di
otto anni di studio, disorienta e lascia libera
l’immaginazione, vorremmo salire quella scala per
osservare dove ci conduce. Abbandono il Padiglione
Italia dopo aver riposato il corpo ed eccitato i miei
sensi davanti al video di Vezzoli, vengo attirato da un
buon profumo di pesto sulla sinistra del Padiglione,
penso ad una istallazione culinaria, invece si tratta
del carissimo ristorante della Biennale, decido di
fregarmene di quanto
costa e di approfittare di uno dei capolavori
dell’arte culinaria italiana…..il “Pesto alla genovese”
e poi Andrea, l’amico che mi accompagna, è allo stremo
delle forze sia fisiche che dell’intelletto e anche io
non sono messo meglio. Il percorso non è terminato, dopo
la breve pausa mi aspettano la visita ai Padiglioni
Nazionali, posti nell’immenso e scenografico spazio dei
Giardini di Castello, spesso sono le uniche vere e
piacevoli sorprese dell’esposizione, come quattro anni
fa quando entrai nel Padiglione A……ma per questa nuova
avventura dovrete aspettare novembre.
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