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ma
non potevo
esimermi dal tornare ai Giardini di Castello per
osservare da vicino ciò che durante la confusa giornata
inaugurale avevo solo potuto vedere velocemente.
Innanzitutto le inaugurazioni non sono certo il momento
ideale per vedere una mostra, figuriamoci la più
importante esposizione artistica del mondo, le opere,
anche quelle inutili, vanno osservate bene per poterle
capire e magari lodarle o criticarle, certo gli artisti
non sono cambiati e non è migliorata la qualità dei
lavori esposti ma nella mia recente tre giorni
veneziana, mi sono accorto che nel precedente articolo
avevo fatto, come si usa dire in Toscana, “di tutta
l’erba un fascio”. Alcuni lavori, anche se nel contesto
della Biennale risultano fortemente penalizzati, per la
loro originalità, per i materiali o per la forte presa
sullo spettatore, emergono dall’enorme calderone
veneziano e si presentano in tutta la loro forza ed
esuberanza. Il nostro itinerario alla scoperta della 51°
Esposizione Internazionale d’Arte, si svolgerà in tre
puntate, l’Arsenale, il Padiglione Italia e i Padiglioni
Nazionali e accompagnerà gli incauti fruitori di
Tuttarteonline nella eventuale facoltativa visita alla
mostra. Partendo da Piazza San Marco, meta obbligata di
turisti, artisti, storici o intellettuali, insomma di
chiunque arrivi per qualsiasi motivo a Venezia e
incamminandosi verso i Giardini di Castello, sede della
Biennale, ci si imbatte quasi per caso nel primo spazio
dell’esposizione; l’Arsenale, luogo intriso di
repubblicane memorie e simbolo di una potente, gloriosa
e temuta Venezia marinara che sembra scomparsa,
soffocata o soppiantata dal turismo di massa e dalla
contemporaneità a tutti i costi. “Sempre un po’ più
lontano” è l’esposizione curata da Rosa Martinez che
citando continuamente come fonte di ispirazione il
mitico o mitologico Corto Maltese, sembra aver scoperto
solo adesso l’esistenza della più che ventennale
Video-Arte, appassionandosi così tanto al genere che ha
trasformato in questa 51° Biennale, il chilometro
espositivo dell’arsenale in un immenso cinema multi -
sala dove si proiettano films neanche tanto innovativi,
molti orribilmente e inesorabilmente privi di senso
logico, non ci sono neanche le tanto amate o temute
scene pornografiche, che invece avrebbero potuto
trattenere lo spettatore e invogliarlo alla visione
completa del lavoro, si salvano (ovviamente secondo il
mio personale parere) fra un video e l’altro pochi ma
interessanti elementi di arredo, lavori che mi sono
preso la briga di fotografare onde conservarli ad
imperitura memoria. Si può così ammirare all’ingresso
della mostra un esaltante lavoro della franco-portoghese
Joana Vasconcelos, intitolato “La Sposa”, realizzato in
acciaio e assorbenti interni; All’esterno e all’interno
fanno invece allegramente sorridere i lavori ispirati al
mondo animale dell’argentino Sergio Vega, “Telephones of
Paradise” e “Global Warming”; Si fa poi notare in una
delle sale, un enorme lavoro del giovane turco Bulent
Sangar, “Move Forward” accanto a cui mi sono fatto
indegnamente fotografare, una foto nella foto di estremo
realismo; Spiccano in alto alla fine del primo corridoio
e destano lo spettatore per la loro lucentezza e forma,
“Untitled - Oggetti metallici sospesi” due splendidi
lavori del francese Louise Bourgeois; Deposte in maniera
confusa e quasi come offerta devozionale si intravedono
nel buio al centro di una sala, le bucce di cipolle
dell’opera “Sereno-Variabile” dell’italiana Bruna
Esposito, collocate a terra e illuminate da una fievole
luce che le fa risaltare come il più prezioso dei
metalli; Conclude questa breve carrellata di immagini
“Wave UFO” un lavoro di colei che alla Biennale riscuote
sempre un enorme e meritato successo, la giapponese
Mariko Mori. L’UFO è collocato in una grande stanza,
soffrendo solo per l’altezza esigua della stessa e
sembra pronto alla partenza verso sconosciuti e nuovi
mondi, nonostante la scaletta sia ancora calata a
terra….. Altre opere durante il percorso e viste da
lontano, possono sembrare interessanti, poi una volta
vicino non sono nulla di speciale, risultando
addirittura anacronistiche, allego alcune foto ma non
cito gli autori, solo per far vedere l’insieme della
mostra e per rendere doveroso ringraziamento agli sforzi
del mio amico Andrea che ha realizzato molte delle
immagini degli articoli e ha sopportato il sottoscritto
per tre giorni, nel caldo infernale di Venezia a fine
agosto. Usciti dall’Arsenale, non alla svelta come
l’esposizione meriterebbe, ma solo per motivi legati
all’enormità dello spazio, ci possiamo dirigere verso
l’agognata meta dei Giardini di Castello, dove trovano
sede sia il Padiglione Italia che i Padiglioni Nazionali
dei paesi esteri che partecipano all’esposizione, unica
grande sorpresa annunciata all’interno del Padiglione
Italia è la presenza di F……. Ma questa è un’altra storia
che vi racconterò il prossimo mese nella seconda parte
del mio articolo…. |









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