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Le vele le vele le
vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele!
Che tesson e tesson: lamento
Volubil che l'onda che ammorza
Ne l'onda volubile smorza...
Ne l'ultimo schianto crudele...
Le vele le vele le vele
(Dino
Campana,
Barche amorrate –1912 /1913)
“Ancora oggi
ricordo i miei sogni di bambino, e ancora
oggi ricordo che parte di questi sogni
riguardavano il mare. Non lo avevo mai visto
ma avevo sentito storie e leggende che lo
riguardavano e, lo immaginavo, lo sognavo,
creavo dentro di me il mio mare. Era fatto
di sirene e di mondi sommersi, di grotte e
di anfratti, di tempeste e di pirati. Quando
lo potei vedere non rimasi deluso, era come
lo avevo sempre immaginato…” Con queste
parole un vecchio pittore mi raccontava il
suo rapporto con il mare. Un amore
cominciato ancora prima di vederlo, un amore
sognato ancor prima di essere vissuto. Il
mare non è solo quella grande distesa
azzurra che ci appare così affascinante e
suggestiva, scrigno di tesori immensi, il
mare è un mondo popolato da migliaia di
creature, vivo e pulsante, irreale come il
cielo fino a quando non ci immergiamo in lui
e ammiriamo i suoi colori, assaporiamo le
emozioni di trovarsi in uno spazio nuovo,
imponente e delicato allo stesso tempo. Le
opere di Eugenio Piemontese trasudano di
amore per il mare e per la sua terra che vi
è così legata, ci parlano di un mondo ai più
sconosciuto e ci rendono partecipi di
sensazioni altrimenti difficili da provare.
I pesci, le grotte, gli anfratti, diventano
nelle sue tele il soggetto ideale per
parlare di questo legame profondo, di questo
amore indissolubile. Il mare è un fedele
compagno dell’artista che vive e lavora di
fronte al mare e al mare dedica il suo
indubbio talento. La materia pittorica è
stesa con la spatola, con i pennelli e con
le mani, e conserva intatta la delicatezza
della tradizionale tecnica “a velature”. Più
e più mani di colore, date con sapiente e
meticolosa maestria raggiungono l’obbiettivo
prefisso, rendere pulsanti ed allo stesso
tempo impalpabili i soggetti trattati.
L’artista mi parla di sogni, realtà
parallele, di come lavora lo sfondo
aggiungendo solo dopo i soggetti …“ i
fondali marini che realizzo sono reali e
irreali in modo eguale, rappresentano una
realtà immaginata, un ideale, o se si vuole
una realtà idealizzata e sublimata. Dipingo
il tema del mare così come lo vedo nei miei
sogni”…ma mi parla anche del fatto che
predilige i colori primari, della preferenza
per cromatismi leggeri e ovviamente del suo
lavoro, che si muove in parallelo con la
passione per la pittura, di Caravaggio e
dell’arte del 900 e, parlando con lui,
capisco di non aver sbagliato pensando che i
fondali marini popolati da pesci, sereni e
tranquilli e le grotte, buie e
inaccessibili, diventano sia una dedica
all’amico mare che un modo per interloquire
con noi, riflettendo sia amore che paura.
Eugenio attraverso le sue opere mostra la
sua anima e i suoi pensieri, mette a nudo se
stesso. L’arte è un tramite fra l’artista e
lo spettatore e la pittura è il linguaggio
di Eugenio, un linguaggio surreale e onirico
che più riusciamo a comprendere più
riusciremo a goderne. |