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Prosegue a ciclo continuo l’attività espositiva della
Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di
Arezzo. Dopo le splendide mostre che si sono succedute
negli ultimi anni, doveroso è citare le esposizioni di
Giorgio De Chirico, Antonio Ligabue, Ottone Rosai e che
dimostrano la straordinaria vitalità che caratterizza
questa piccola ma famosa città che, all’interno di una
delle sue più belle chiese, San Francesco, racchiude
come in uno scrigno “La storia della Croce” il
capolavoro di Piero Della Francesca. Sulla scia di
queste importanti esposizioni volte a scoprire o
riscoprire le più interessanti figure del 900’, si
colloca “L’oscura urgenza di una bella pittura”, mostra
fortemente voluta dall’amministrazione comunale e volta
a presentare il lavoro di Rossano Naldi che nella
provincia di Arezzo è nato nel 1913 e che ad Arezzo ha
abitato e lavorato fino alla morte. Naldi è stato uno
dei maggiori interpreti purtroppo poco conosciuti ma di
indubbio valore del secondo novecento toscano, autore
sensibile quanto appartato, ha sempre suscitato
interesse e consenso nel mondo dei più fini
intellettuali che, come il poeta Mario Luzi, amico ed
estimatore, amavano definirlo “pittore di razza”.
Sconosciuto ai più, Rossano Naldi ci appare come un fine
ed aristocratico creatore di immagini, un artista
dall’animo incline alla bellezza della natura e al
misticismo religioso. La sua è una pittura forte e
decisa, fatta di colori particolari ed intensi che però
poca fortuna ha avuto con una parte della critica spesso
dimostratasi disattenta e superficiale; la mostra di
Arezzo vuole colmare, se possibile, questa grande
lacuna. Solo osservando l’esposizione, composta da
quaranta lavori collocati nello straordinario spazio
della Sala Sant’Ignazio, chiesa sconsacrata in stile
barocco, si può apprezza appieno l’intensità del lavoro
dell’artista, fatto di una continua e persistente
ricerca che pur collocandosi nella scia di autori più
famosi come Ligabue, Rosai, Soffici e de Pisis, è dotato
di una forte e mai ovvia iconografia e di un estro
straordinario, frutto di passione e dedizione al
mestiere. Come tutti gli artisti del 900’, anche Naldi
attraversa durante la sua vita un travaglio
esistenziale, una inquietudine interiore che esplica in
maniera enormemente espressiva nei suoi famosi
autoritratti e che supera avvicinandosi alla religione.
Molteplici nella sua produzione sono infatti le opere di
carattere sacro, seppur non devozionali, che
rappresentano spesso l’immagine di Cristo. Sono
sicuramente le opere sacre l’unica forte assenza nella
rassegna aretina, che per il resto degnamente
rappresenta la variegata produzione di Rossano Naldi,
dai nudi ai ritratti, dai paesaggi alle nature morte,
dagli anni quaranta al momento della scomparsa.
Danilo
Sensi |