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Rubriche d'Arte
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"Cristiano Di Martino" a cura di Danilo Sensi

“Quando l’arte parla da sola e da sola si presenta, la mediazione del critico diventa inutile e il suo ruolo, nel caso di taluni artisti, risulta decisamente superfluo”

Quella che segue credo sia la seconda o la terza intervista realizzata ad un artista in questi anni non essendo mia abitudine farlo. Solitamente scrivo in maniera autonoma e critica ciò che penso del lavoro di un artista ed era nelle mie intenzioni farlo anche nel caso di Cristiano Di Martino, ma alcune volte le parole non vogliono proprio uscire e tutto quello che mi veniva in mente non era appropriato per descrivere le emozioni che mi hanno dato le sue tele. Cristiano ha ridato una boccata d’ossigeno al mio lavoro, mi ha destato da un sonno che perdurava da alcuni mesi. Prima ho conosciuto il suo lavoro e poi ho voluto conoscere lui e parlando è venuta l’idea dell’intervista. Le opere le ho viste in occasione di una collettiva ad Arezzo, inviato da una rivista per farne un articolo. La mostra in tutta sincerità era pessima, allestita malissimo, ed anche gli artisti si sono rivelati molto al di sotto delle aspettative, ma la sorpresa di scoprire il lavoro di Cristiano mi ha ripagato della delusione. Ho incontrato Di Martino in un caldo pomeriggio di settembre, gli sono letteralmente piombato nello studio e l’ho rapito al suo lavoro con l’aiuto di una buona bottiglia di vino bianco. Devo essere sincero, ero decisamente prevenuto nei suoi confronti, pur se tecnicamente molto dotato, credevo di trovarmi di fronte un ragazzo di diciotto anni con tutti i pregi ed i difetti tipici della sua età e invece ho trovato un uomo, consapevole del suo talento e delle sue capacità, intelligente e molto sincero, dotato di un fascino e di una semplicità che raramente avevo incontrato. Dopo un pomeriggio passato assieme ho deciso di far parlare lui del suo lavoro, pur sapendo che sarebbe stata quasi una violenza farlo parlare di se e della sua pittura, essendo Cristiano un artista che vive in maniera molto intima il rapporto con la tela ed i colori. Quella che segue è un’intervista dove parla con fatica ma con estrema sincerità, di se stesso e di come è arrivato alla pittura. Io non ho aggiunto nulla, sono solo stato ad ascoltare e per una volta da critico sono diventato mero cronista.

Sono rimasto colpito dal tuo lavoro presente alla mostra “PeròPiero”di Arezzo. Come nasce questa mostra che decisamente poteva non essere partorita e perché hai partecipato? 

In realtà io stesso ero scettico su questo progetto, non avevo ben capito di cosa si trattasse, ho trovato per caso il bando in cui c’era scritto che sarebbe stata indetta una riunione aperta a tutti i giovani artisti aretini, era una novità questa ad Arezzo e ho voluto provare, e nonostante la riuscita della mostra, sono soddisfatto del mio lavoro e di quel pizzico di esperienza in più che mi ha regalato l’aver conosciuto altri appassionati d’arte. È stato interessante confrontarsi, anche con chi, se pur non eccelso tecnicamente ma di grande volontà e spirito artistico.

Devo essere sincero…non avevo letto che hai diciotto anni e la cosa mi spaventa un po’, hai una mano eccezionale ed una grande forza espressiva, Come ti sei avvicinato alla pittura.

Innanzitutto è la pittura che si è avvicinata a me, sono nato in una famiglia di restauratori e decoratori e non potevo non essere travolto da quella magia che contraddistingue l’arte. Nonostante questo devo molto al mio maestro che ho conosciuto circa cinque anni fa, che ha avuto la capacità di tirar fuori quello che lui definiva “il fuoco sacro”, una metaforica fiamma di passione che arde dentro il cuore di un artista. Con questo ovviamente non sto dicendo di essere un artista, per ora mi limito ad esprimermi attraverso la pittura, l’artista è qualcosa di più.

Ti consideri un pittore figurativo?

Sono molto legato alla figura, e non credo che riuscirei, almeno per ora a lavorare su qualcos’altro. Dipingere corpi e intorno ad essi creare nuovi spazi ed illimitati confini, che vanno ben oltre il perimetro della tela, è forse il modo più vicino e concreto di

somigliare a un dio. Un pittore non ha solo la capacità comune di immaginare, bensì quella di concretizzare i suoi pensieri in immagini visibili da ognuno. Ciò per cui dipingo e continuerò a farlo è arrivare a creare una realtà non solo visibile ma fruibile. Una realtà talmente naturale, spontanea ed emozionante da illudere la vita all’interno di essa.

Vorrei sapere come lavori, se parti da una foto, se hai tutto nella tua testa, se usi modelli…

Utilizzo delle foto, ma è ovvio che non mi limito a riprodurle, la pittura deve dare qualcosa in più, o meglio qualcosa di diverso rispetto alla fotografia. In un ritratto non c’è solo l’espressione del volto della persona raffigurata e di conseguenza l’emozione che si scorge in tale espressione, ma anche quella di chi ha dipinto. Il pittore ha la capacità di conciliare le proprie emozioni con quelle del soggetto fino ad avere come risultato una combinazione più complessa, e coinvolgente.

Sei molto giovane, ma ho visto nel tuo curriculum che già hai fatto molte cose…me ne parli?

A quindici anni la mia prima mostra e poi la mia curiosità e la voglia di conoscere mi hanno spinto a fare molte cose… mia madre ha creduto e crede molto in me, lei mi ha dato molto, e quasi tutto quello che ho fatto lo devo a lei.

Vorrei conoscere l’artista. Parlami un po’ di te…

Sono solo un ragazzo di 18 anni con una grande passione,  dire altro mi farebbe sentire presuntuoso e probabilmente sarebbe superfluo.

Ho visto un tuo autoritratto all’ingresso dello studio, poi un altro in foto e ad uno ci stai lavorando, sei un po’ narciso?

No, non credo di esserlo, il narcisista è una persona che accentra tutta la sua attenzione su di se fino a ritrovarsi solo, vittima di se stesso e del suo individualismo. Mi ritraggo spesso ma perché a volte quello che cerco è una gestualità del volto o del corpo difficile da spiegare ad una modella o modello e quindi lo faccio io.

Come riesci a vivere i tuoi anni conciliandoli con il lavoro di artista?

Il lavoro di artista o meglio di pittore non è una scelta ma una condizione, un bisogno al quale non si può fare a meno, come tu senti il bisogno di bere io sento la necessità di dipingere.

Che rapporto hai con i tuoi coetanei?

Splendido,  specialmente con le donne. Dopo aver dipinto adoro i momenti leggeri al bar o passare una serata a parlare di niente con gli amici. 

Parlando con te si avverte una grande curiosità intellettuale, leggi molto? E cosa leggi in particolare..

Leggo soprattutto libri d’arte, anche se in questo ultimo periodo sto apprezzando particolarmente la poesia, adoro Neruda.

 

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