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Rubriche d'Arte
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Critica D'Arte...
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Francesco Cairone
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"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Primo Conti... Un Genio Precoce" a cura di Danilo Sensi

“Primo Conti di Firenze, nato col secolo, fu pittore prima ancora d’essere uomo”. Con questa frase,  nel 1947, Giovanni Papini apriva un testo dedicato a Primo Conti, pittore precoce e dotatissimo che fin dall’età di otto anni si dedica alla pittura, diventando uno dei più importanti futuristi fiorentini e un grande ma in parte incompreso interprete del ‘900. Primo Conti nasce a Firenze il 16 ottobre 1900 e la sua vita sarà segnata dalla precocità di apprendimento e di espressione che lo portano già tra gli otto e i dieci anni, ad interessarsi di musica, di poesia e di pittura con talento geniale, del 1911 è un magnifico Autoritratto di spaventosa intensità e le sue enormi capacità, portano molti critici a dire che la sua pittura in quegli anni fosse già appieno compiuta, Conti aveva 11 anni. Nel 1913, l'incontro con i futuristi    fiorentini,  cambia  radicalmente  la  sua   vita   e  l'impulso  verso

l'innovazione e le tematiche del Movimento Marinettiano, assumono forma già compiuta nei disegni, mentre nella pittura lavora ad un inedito incrocio tra fauvismo, ed espressionismo. Nel 1917, incontra a Roma, Balla e a Napoli, Filippo Tommaso Marinetti che gli conferma entusiasta l'apprezzamento per il volume Imbottigliature che sta per dare alle stampe e Conti su invito di Marinetti entra definitivamente nel Movimento Futurista. Al Futurismo darà il suo contributo fondamentale, non solo con l'opera letteraria, ma con

i dipinti e i disegni eseguiti tra il 1917 e il 1919, anno in cui la sua pittura evolve già in direzione metafisica. Gli Anni Venti sono particolarmente complessi per Conti, che interseca manierismo ed esotismo, grande pittura di storia e pittura religiosa, tracciando un arco tanto vasto quanto lo è la sua curiosità per il mondo dello spettacolo e per quello letterario di Pirandello, Bontempelli e Pea. Secondo alterne vicende scorrono gli Anni Trenta, tra la costrizione nel privato e le grandi opere celebrative, tra la forzosa adesione al fascismo e l'interna ribellione ad essa, che traspare dalla sua mancata adesione al gruppo Novecento di Margherita Sarfatti e da altri  episodi  di  non   allineamento   al  Regime  Fascista. Gli   offre  nuove prospettive solo

l'impegno per il rinnovamento della scenografia del Teatro Lirico con il Maggio Fiorentino. Con grande anticipo rispetto alla riscoperta ufficiale del Movimento Futurista che avverrà circa venti anni dopo, la ripresa di temi e sperimentazioni futuriste per Conti, inizia già negli Anni Quaranta. Un fatto che si deve sicuramente alla indubbia e durevole qualità della sua pittura e alla sua ben conosciuta autonomia rispetto ad indicazioni generali. La sua lunga vita, proprio come in un romanzo, riserva ancora un grande colpo di scena: la crisi  mistica,  che   dal 1948    al    1963,  lo  fa assoggettare

completamente    alle regole del III Ordine  Francescano, crisi di cui risentirà anche il suo lavoro. Difatti accostandosi all'ultima sua pittura non si può non tener conto di questo passaggio, al termine del quale, Primo Conti è un uomo completamente rinnovato. Incontrando il proprio destino, invece che affaticandosi a dirigerlo, l'artista raggiunge l'identità tra sé e l'universo, una centralità della propria coscienza che è il più alto grado di possesso della propria vicenda. Anche la nascita della sua Fondazione,  avvenuta  nel

1980, attraverso il dono della casa di Fiesole, dell'archivio e delle proprie opere, corona il rispecchiamento del destino del singolo nella dimensione collettiva, l'incontro tra la sua vicenda individuale e la storia di un'avanguardia che aveva sempre cercato la coincidenza tra l'arte e la vita, tra la cultura e la sua capacità di trasformare gli uomini e la società. L'avvicinamento di Conti al Futurismo, dopo l'impatto ricevuto nel 1913 dall'incontro con i futuristi, avviene per tappe progressive, prima con la raccolta di poesie, Imbottigliature nel 1917, poi con la trascinante emozione coloristica rappresentata dalla sua esperienza fauve ,  Autoritratto   con accappatoio

al mare nel 1915, infine con il riavvicinamento alla musica, da cui Conti si stava allontanando, che diviene ispirazione per una pittura che evoca la temporalità, le voci, i suoni. Troviamo forse qui la ragione del collegamento del Futurismo di Conti con l'Orfismo di Delaunay. Lo stesso Apollinaire considerava il Futurismo, non a caso, scaturito da Matisse e dai fauves: "Un'arte del tutto nuova che sarà per la pittura, così come la si era concepita sino ad ora, ciò che la musica è per la poesia. Sarà pittura pura". Il colore, uno  dei  cardini  della  sensibilità  di  Conti è infatti, un veicolo di

emozioni esteso come il pentagramma musicale, con un'articolata potenzialità che è indipendente dal soggetto e che può diventare essa stessa il soggetto, dunque, praticamente e meravigliosamente inesauribile.  L'attenzione che Primo Conti dedicherà subito al disegno futurista come inteso scrittura, giocando con la sua traduzione tipografica per attribuire al segno la capacità di essere insieme spazio e colore, è infatti ciò che, sin dagli inizi, lo svincola dalla volumetria tradizionale ancora presente in artisti come Carrà, Boccioni e Soffici, consentendogli una straordinaria e inusuale apertura, come dimostra  la  sua ultima   pittura, apprezzabile   nel

museo della Fondazione fiesolana, ben più ricca di avvenire. E' a questa idea della linea che fa riferimento l'aforisma contiano: "Tutta l'arte figurativa, fatta eccezione per gli ex-voto è Liberty". E di una continua intersezione tra la cloison secessionista e Liberty, il Fauvismo e il Futurismo vive tutta la sua pittura, indicativa più che della velocità, di una tonalità di segno che si snoda in cadenze di danza e sinuosità erotiche o sfiora la fusione con il cosmo per intuizione folgorante. Lo Spiritualismo futurista è così ripreso da Conti dal basso, come dimostra Simultaneità di ambienti del 1917, se confrontato con Materia di Boccioni. In Materia, la figura della madre riceve tra le sue mani, dall'alto, la luce vivifacante dell'universo, in Simultaneità di ambienti, invece,  è la figura  di  una prostituta in una stanza,

ad  accogliere  le spinte provenienti dalla strada sottostante e ad esserne innalzata come per levitazione, in modo che interno ed esterno comunichino completamente. L'essenzialità a cui l'artista ha ridotto le sue forme negli Anni Settanta, gli consente di raggiungere ancora più compiutamente la tanto agognata unità, pittura - poesia, ritmo - colore in un rapporto simultaneo con l'emozione di un'immagine archetipo che porta in sè. In Omaggio a Paolo Uccello del 1976, l'inatteso sprigionarsi di colori dal corsetto della figura araldica è attraversato    da   un

guizzo  di  giallo,che  sbuca  dal corpo vellutato del colore, traducendo infinitamente, come da uno spartito fisso, la gamma delle emozioni in una sorta di variazione musicale sul tema. Primo Conti muore a Fiesole il 12 novembre 1988 e la sua volontà è stata rispettata appieno, la Fondazione a lui intitolata e che lui aveva fortemente voluto, ha sede a Fiesole, presso Villa Le Coste e nel tempo è divenuta il maggior centro Italiano per lo studio delle Avanguardie del Novecento. La vita ha cosi finito per coincidere con l’arte e viceversa.

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