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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"30
dicembre 2004, il Futurismo è finito"
Ricordando O. Peruzzi |
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“Il
Futurismo vivrà fino a che sarà vivo l’ultimo
futurista”. Con queste parole, dette in molte occasioni,
Osvaldo Peruzzi soleva zittire chi indicava il Futurismo
come morto e sepolto e tacciava lui, ultimo superstite
della storica avanguardia, di inutile calligrafismo, di
copiare non solo i temi del Movimento futurista ma
addirittura se stesso che alla marinettiana avventura
aveva aderito e partecipato, con
enfasi
e
fervore, tanto
da
essere rimasto
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edele alle
idee del Futurismo per tutta la sua carriera di artista
e di aver portato avanti per tutta la vita la pesante
eredità lasciata nel 1944 da Marinetti che, nel giorno
della sua morte, indicò agli aderenti al Movimento di
continuare sulla strada che fino ad allora avevano
percorso. Pochi lo fecero, consci dei rischi e delle
critiche a cui sarebbero andati incontro, Osvaldo
Peruzzi fu tra quei pochi. Portò
avanti
le
idee
futuriste |
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con
estrema fatica e fra mille difficoltà; il Movimento
futurista venne accusato di pesanti collusioni con il
Fascismo e venne messo alla berlina, assieme agli
artisti che ne facevano parte. Durante gli anni
Sessanta, accorti e colti studiosi hanno riabilitato il
Futurismo, decretandolo come l’avanguardia più
importante del Novecento. Nel primo pomeriggio di oggi,
trenta dicembre
2004
è
scomparso
anche l’ultimo aderente al
Movimento |
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futurista.
Osvaldo Peruzzi ha lasciato questa terra troppo spesso
sterile di idee e troppo collusa al facile guadagno,
sconvolta da assurde quanto prevedibili tragedie, da
anni viveva ritirato nella sua casa di Livorno
affacciata sul mare. Era nato a Milano il 25 maggio del
1907 e della sua lunga e intensa vita mi aveva parlato
spesso
durante
dei
caldi |
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pomeriggi
estivi di quattro anni fa, io ero studente di Storia
dell’Arte e su di lui preparavo la mia Tesi di Laurea.
Una fitta corrispondenza in questi quattro anni ha
creato una bella amicizia fra me e l’Artista ma anche
fra me e l’uomo, con una lettera mi avvisò dell’ultima
mostra che Livorno gli dedicava e sempre con una lettera
mi comunicò della morte dell’adorata moglie Irma. Tante
cose mi restano di lui, le foto, le lettere e dei suoi
piccoli lavori che mi volle regalare, ciò di cui vado
più fiero è però quello che da lui ho appreso,
l’importanza di credere in ciò che si fa, senza mai
rinunciare alle proprie idee. L’ultima volta che sono
stato a casa sua, ai primi di settembre, abbiamo parlato
di una sua prossima mostra a Latina e abbiamo anche
riso, assieme alle sue figlie che lo hanno sempre
assistito in questi ultimi anni, ancora era lucido e in
buona salute e al momento di congedarmi mi salutò come
faceva sempre, con un sonoro: “Ciao Danilo, a presto” e
così lo voglio salutare anche io: “Ciao Osvaldo, a
presto”.
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