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"Ironia e Arte...MINO MACCARI" a cura di Danilo Sensi

Una nuova pagina, un nuovo artista, una nuova escursione nel mondo effimero dell’immagine…. Questo mese voglio dedicare il mio spazio ad una figura estremamente particolare e significativa della seconda metà del 900’ italiano, che  tutti  sicuramente  abbiamo  avuto  modo  di  conoscere

(vista la vastità della sua produzione) Mino Maccari; un artista che ha attraversato il secolo con caparbietà e stravaganza, dotato di intelligenza e di inesauribile ironia. Ha fornito il mondo dell’arte di una vasta e variegata produzione che spazia dall’incisione (suo primo amore)   alla pittura  e  dalla  grafica     al  disegno,     interessanti    e

molto ricercate dagli appassionati le sue famose caricature. Ho deciso di affrontare la figura difficile e complessa di Maccari, in quanto l’artista mi ha sempre affascinato e le sue allegoriche figure sono una continua e piacevole scoperta per gli occhi, inoltre è in costante ascesa ed è sempre più presente sia in mostre che in importanti aste, sicuramente oggi è  uno  degli  artisti  più  richiesti  dal  mercato  ma è  ancora   relativamente   accessibile. Nato a

Siena nel 1898, non scopre subito la vena pittorica, tanto che a diciannove anni partecipa come ufficiale alla prima guerra mondiale e tornato a Siena nel 1920 si laurea in giurisprudenza ed inizia a lavorare presso lo studio dell'avv. Dini a Colle Val d'Elsa. Sono di questi anni i suoi primi tentativi di pittura ed incisione e l'esordio di Maccari in pubblico è inevitabilmente con il Gruppo Labronico, fucina di  tanti  grandi  artisti  toscani. Nel 1922 partecipa alla   Marcia   su  Roma  e nel 1924

inizia a collaborare come grafico al settimanale "Il Selvaggio” diretto da Angiolo Bencini pubblicando le sue prime famose caricature, nel 1926 abbandona la professione legale e assume la direzione del giornale che manterrà fino al 1942 ( nel 1925 la redazione del settimanale  si   trasferisce a Firenze  e  tra  i  suoi  collaboratori  annovera   Ardengo   Soffici,  Ottone

Rosai  e  Achille  Lega,  nel  1929  "Il Selvaggio" si trasferirà a Siena e nel 1932 definitivamente a Roma).  Tra il 1929 e il 1931 è redattore della "Stampa" di Torino diretta in quel momento da Curzio Malaparte, Maccari collaborerà negli anni anche con “Quadrivio", "L'Italia letteraria", "L'Italiano" , "Omnibus" di Longanesi e poi durante la guerra con "Primato" di Bottai e successivamente con "Mondo" di Pannunzio, fino a "Documento" di Federigo Valli. Risulta molto numerosa, ma anche qualitativamente interessante la sua produzione di grafica che radunerà in cartelle, fra cui   l'Album di   Vallecchi  (1925),  Il       trastullo   di    Strapaese

(1928),     Linoleum (1931). Come illustratore, pubblicherà La vecchia del Bal Bullier di Antonio Baldini (1934) e nel 1942  la cartella Album, cui seguono Come quando fuori piove e Il superfluo illustrato. Fino agli anni Trenta, la partecipazione alle esposizioni non è molto frequentane, dedicandosi molto di più alla collaborazione con i giornali, tuttavia nel 1927 Maccari partecipa alla “II°  Esposizione Internazionale  dell'Incisione  Moderna ” e  alla “III°Esposizione del Sindacato Toscano Arti del disegno.

L'anno successivo è presente alla “XVI° Biennale di Venezia” e con delle puntesecche alla “II° Mostra del Novecento Italiano a Milano”. Nel 1931 partecipa alla “I° Quadriennale di Roma” (dove sarà ancora nel 1951 e nel 1955) e nel 1938, invitato, tiene una personale alla “XXI Biennale di Venezia” ed espone alla Galleria L'Arcobaleno sempre a Venezia, presentato dallo storico Roberto Longhi. Nel 1943 espone ad una personale a Palazzo Massimo in Roma e alla Mostra “Dux al Cinquale” di Montignoso. Nel 1948 ottiene il Premio   Internazionale dell'Incisione alla Biennale veneziana dove sarà anche nel 1950, 1952, 1960, 1962. Mino Maccari,  con la sua opera pittorica ma    ancor   più  con quella grafica

mette in luce l’evidente contrasto tra il mondo intellettuale e la realtà autentica della vita, valuta i sintomi, li raggruppa, ne intende il valore documentario, esternando la personale convinzione che l’Italia ha il senso della sua storia in funzione del suo avvenire e non deve essere turbata dai problemi, dalle complicazioni, dalle artificiose e deviatrici necessità. Le sue figure, le caricature e i suoi personaggi, rappresentano con semplicità il mondo che lo circonda. Le sue famose rappresentazioni legate al sesso, diventano allegorie che non risultano mai come una volgare provocazione, fanno spesso sorridere e rivelano un innato e non comune senso ironico. Nel 1955 è alla “Biennale di San Paolo” in Brasile e nel 1962 gli viene affidata la presidenza dell'Accademia dei Lincei. Nel 1963 tiene una mostra personale a New York alla Gallery 63 e nel 1967 partecipa alla "Mostra d'Arte Moderna in Italia 1915-1935", tenuta a Firenze a Palazzo Strozzi. Seguono una serie di mostre personali ed esposizioni internazionali di grafica, tra cui quella del 1977 a Siena, dove gli viene dedicata una personale a Palazzo Pubblico, muore nel 1989 a Roma.

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