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Rubriche d'Arte
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Francesco Cairone
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"Mario Tozzi, Uno Strano Metafisico" a cura di Danilo Sensi

Risulta estremamente difficile confrontarsi con Mario Tozzi, un artista geniale e dotatissimo, che in sessantotto anni, di alterno ma proficuo lavoro è riuscito nel suo intento di essere riconosciuto dalla critica come uno dei maggiori artisti del ‘900 Italiano pur rimanendo dal punto di vista del mercato troppo lontano dai compagni che   con   lui   hanno    formato    il “Groupe des Sept” e hanno affrontato    la    rivoluzione  Metafisica. Massimo Campigli, Giorgio de

Chirico, Gino Severini e Alberto Savinio, hanno raggiunto con il tempo quotazioni stellari, mentre Mario Tozzi sembra essere rimasto in disparte, diventando un artista d’elite. Poco presente in mostre e in esposizioni, i suoi lavori sono raramente esposti e rimangono trincerati in anonime collezioni private che non giovano ad una sua eventuale rivalutazione. Mario Tozzi (Fossombrone 1895-Parigi 1978) è cresciuto artisticamente all’Accademia di Belle Arti di Bologna con Morandi, Licini e Pozzati, nel 1920 si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con gli artisti dell’avanguardia italiana presenti nella capitale   francese,   nel   1926 con  gli

“Italiens de Paris” Savinio, De Chirico, Campigli, De Pisis, Paresce e Severini, forma il “Groupe des Sept”, Gruppo dei Sette. Dipinge intensamente, con il gusto di una divina proporzione, sempre attento ai dati sensibili. La sua pittura si muove in un realismo dapprima quasi fotografico che si fa poi sempre più sintetico.  Scriveva Pierre Restany nel 1979, pochi giorni prima della morte del Maestro: “Troppo tardi sono entrato nell’universo di Tozzi e d’improvviso mi sono trovato a confronto con il suo ultimo periodo, quello degli idoli, di una    straordinaria   potenza di costruzione  nella

 loro perfetta serenità”. Di questo ultimo periodo mi sono voluto occupare in questo articolo, credendo come Restany che gli anni che vanno dal 1970 alla morte, sono il punto di arrivo logico e naturale di una lunga e continua ricerca, di una evoluzione sensibile e formale, concentrando prevalentemente la mia attenzione sulle splendide figure femminili, che sono nell’opera di Tozzi un elemento fondamentale. Attraverso la donna e la sua rappresentazione quasi ossessiva, ci appare tutta la capacità percettiva di un uomo che fa della pittura la sua forma di comunicazione,  riuscendo ad

 esaltarla attraverso il colore e la costruzione  ai massimi   livelli. Mario Tozzi

 ama la donna, ma la ama al di là del mero possesso, la ama nella generosità di una prospettiva aperta, il corpo femminile è insieme esperienza e conoscenza e la donna-oggetto diventa così l’oggetto-donna. Scrive sempre Restany: “Primo tra i soggetti, il corpo di donna diviene in Tozzi l’oggetto medesimo della pittura”. Mario Tozzi è un artista poliedrico e lo dimostra nel continuo divenire della sua pittura e in alcune particolari scelte, fatte nel corso della sua carriera. Attratto da tutte le tecniche di rappresentazione, si dedica con particolare passione alla Litografia e all’Incisione, raggiungendo livelli altissimi. Tozzi curava personalmente la realizzazione delle proprie grafiche che non riproducono mai un olio ma vengono     concepite    dall’artista  per

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essere ciò che sono, delle stupende Litografie o Incisioni che prevedono una tiratura di solito limitata a 99 esemplari e la distruzione della lastra incisa. Volendo porre fine a inutili e sterili strumentalizzazioni fatte in materia negli ultimi anni, se ci troviamo di fronte ad una grafica di Mario Tozzi dobbiamo riconoscerne  la qualità che la denota come vera e propria Opera d’Arte. Per comprendere meglio Mario tozzi, dobbiamo affrontare la sua lunga vita di uomo e di artista, ho quindi riportato di seguito una sua breve biografia.

1895 – 1911

Mario Tozzi nasce a Isola di Fano, presso Fossombrone, il 30 ottobre 1895. Il padre è il dottor Giacinto Tommaso Tozzi, la madre Erminia Brunetti. Primo di cinque fratelli, Tozzi, trascorre l’infanzia a Suna sul lago Maggiore, abbandona molto presto gli studi scientifici per dedicarsi alla pittura.

1912 – 1916

Frequenta l’Accademia di Belle arti di Bologna accanto a Morandi, Licini e Pozzati, formandosi tecnicamente ai corsi di Majani e Terzi. Nel 1915, conquista un premio del Ministero dell’Istruzione, dello stesso anno è la prima esposizione pubblica.

1916 – 1919

Svolge il servizio militare, nel 1919 sposa la francese Marie - Therèse Lemaire.

1920

Si stabilisce a Parigi e riannoda i rapporti con Licini entrando in contatto con gli artisti italiani presenti nella capitale francese, fra cui De Chirico, Campigli, De Pisis e Savinio, espone al Salon d’Automne e al Salon des Independants.

1924

Espone due opere alla Biennale di Venezia.

1925

Si associa al gruppo milanese di Novecento, espone alla Galleria Pesaro.

1926

Fonda con gli “Italiens de Paris” Campigli, De Chirico, De Pisis, Savinio, Severini e Paresce il “Groupe des Sept “, espone con il gruppo alla Biennale di Venezia.

1928 – 1933

Si Susseguono varie mostre dal titolo “Italiens de Paris”, si avvicinano al gruppo Giacometti, Casella, Ungaretti e Comisso, nel 1928, nel 1930 e nel 1932 partecipa alla Biennale di Venezia. Viene inserito nella “Storia della pittura Moderna” della Sarfatti, espone a Parigi presso le Gallerie Carminati, Zack, Bernheim e Charpentier, divenendo uno degli artisti più apprezzati della città e le sue opere vengono inserite nelle maggiori collezioni Francesi.

1934

Espone alla Biennale di Venezia.

1935

Il Governo Francese gli conferisce la Legion d’Onore.

1936 - 1944

Costretto da una grave malattia si interrompe in parte la sua attività pittorica, vivrà in questo periodo fra Roma e Suna, alternando brevi viaggi a Parigi. Collabora con l’affresco “Il Paradiso perduto” all’apparato decorativo del Palazzo di Giustizia di Milano, espone alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942.

1945

Trascorre tutto l’anno a Suna, espone alla Galleria Sant’Andrea di Milano.

1946

Espone a Parigi nelle Sale dell’Avenue Villars con De Chirico, De Pisis e Severini.

1948

Nei primi mesi dell’anno l’artista è di nuovo ammalato, espone alla Biennale di Venezia.

1949 – 1957

Si Ritira quasi stabilmente a Suna, alternando brevi soggiorni a Parigi. La sua salute sembra non conoscere miglioramenti e ha disturbi pressoché continui, espone alla Biennale di Venezia nel 1952 e per l’ultima volta nel 1954. Sono i suoi peggiori anni di crisi fisica, pittorica e morale.

1958 - 1959

Possono essere definiti gli anni della rinascita, migliorano le sue condizioni di salute, espone alla Galleria Annunciata di Milano, con rinnovata fiducia nel suo lavoro e nel 1959 partecipa al 1° Premio Arezzo.

1960 – 1965

Si susseguono sue partecipazioni a mostre in Italia e all’estero, espone ripetutamente alla Galleria Annunciata dal 1961 al 1965. Il Maestro dipinge con nuovo vigore vedendo anche riconosciuti benevolmente dalla critica i suoi nuovi lavori. Nel 1963 espone alla Galleria La Bussola di Torino, nel 1964 alla Galleria Accademia di Roma, nel 1965 alla Galleria Flaviana di Locarno.

1966

Ricorrono i sui “50 anni di lavoro”e per l’occasione vengono inaugurate contemporaneamente due sue mostre, una di opere storiche alla Galleria Annunciata e l’altra di opere recenti alla Libreria Cavour di Renzo Cortina.

1967

Con la sua partecipazione alla mostra fiorentina “Arte Moderna in Italia 1915 – 1935”, curata da Carlo Ludovico Ragghianti, avviene la definitiva consacrazione.

1970

Il Centro Rizzoli di Milano gli dedica una mostra Antologica, Enzo Carli presenta il nuovo libro di Valsecchi sul Maestro di Suna.

1971

Mario Tozzi si stabilisce di nuovo a Parigi.

1973

Viene nominato Accademico di San Luca.

1974

Espone alla Galleria Annunciata di Milano, la mostra viene introdotta da Massimo Carrà.

1975

Esce la Monografia curata da Andre Verdet per le Edizioni de “Le Musee de Poche”.

1976

Esce la Monografia curata da Enzo Carli per le Edizioni Bolaffi.  

1977

A Roma gli viene attribuito il premio Leonardo da Vinci.

1978

Si inaugura a Firenze in Palazzo Strozzi una sua Antologica curata da Ragghianti e da Raffaele Monti, conosce a Parigi Pierre Restany, durante la mostra “Hommage à Mario Tozzi” presso la Galerie de Larcos.

1979

Si stringono i rapporti con Pierre Restany, il famoso critico scrive un testo sul Maestro che sarà pubblicato solo nel 1981. Mario Tozzi muore l’8 settembre nella sua casa a Saint Jean du Gard.

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