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Rubriche d'Arte
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Francesco Cairone
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"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Gerardo Dottori...e la ricerca Aeropittorica" a cura di D.Sensi

Continuando la mia ricerca sui grandi Maestri del ‘900 che delle volte sono conosciuti solo ad un pubblico specializzato, pur essendo grandi protagonisti del secolo appena trascorso, mi sono imbattuto nel genio del pittore umbro Gerardo Dottori, uno degli artisti più significativi del Futurismo e intenso interprete della tecnica aeropittorica (strano a dirsi ma molti artisti della più importante Avanguardia Italiana del ‘900, sono tuttora sconosciuti al grande pubblico). Pittore, Poeta e uomo di profonda cultura,

Dottori nasce a Perugia nel 1884, orfano di padre, compiute le elementari lavora presso un antiquario per circa quattro anni, poi si concede un periodo di riflessione, che trascorre girovagando nelle campagne circostanti la città. Frequenta quindi l’Accademia di Belle Arti e, tra il 1904 e il 1905, inizia a dipingere secondo i dettami formali del Movimento Divisionista. Nel 1906 a Milano opera come riquadratore e pittore di stanze; poco dopo, disoccupato, è costretto a rientrare a Perugia. Nel 1912 aderisce al Movimento Futurista, avanguardia culturalmente avanzata e provocatoria, scelta fondamentale che orienterà  l’intero  percorso  artistico. Al   ritorno

 dalla guerra del 1915 - 1918 ( durante la Grande Guerra scrive "parole in libertà" sotto lo pseudonimo di G. Voglio), fonda a Perugia la rivista “Griffa”. Nel 1926 si trasferisce a Roma, dove risiede fino al 1939 e collabora con diverse testate giornalistiche. Nel 1929 firma con i futuristi Balla, Marinetti,  Depero,  Fillia,  Prampolini,  Tato, Somenzi  il   Manifesto

futurista dell’Aeropittura e successivamente nel 1941, concepisce il Manifesto futurista umbro dell'aeropittura, intrerpretando con armonia le suggestioni meccaniche e il senso lirico del paesaggio, la sua produzione , legata a un genius loci umbro, rappresenta il versante ecologista dell'aeropittura. Nel 1939, rientra a Perugia in seguito all’incarico di docente alla locale Accademia di Belle Arti, successivamente, dal 1940 al 1947 dirigerà l’istituto. Abbandona l’insegnamento nel 1967. Gerardo Dottori è presente in 11 edizioni della Biennale di Venezia dal 1924  al  1942,

dov’è il primo futurista a proporsi e viene regolarmente invitato a ogni Quadriennale romana fino al 1948 e a numerosissime esposizioni nazionali ed estere, tra le quali si segnala la mostra “Dottori ottanta anni di grafica 1895 – 1975” alla   galleria    Editalia  ( oggi Edieuropa).   Muore a Perugia

nel 1977. La sua pittura, dopo una iniziale produzione simbolista e divisionista che è sicuramente influenzata dagli studi accademici, si evolve nella direzione del dinamismo plastico con suggestioni astratte che derivano da Giacomo Balla, di cui sarà amico e profondo estimatore. L’assunto fondamentale della sua ricognizione pittorica e grafica è la nuova elaborazione della prospettiva aerea, cosiddetta “a volo d’uccello”. Già adottata nel Rinascimento da Leonardo secondo canoni scientifici, viene ripresa in termini soggettivi e trasfiguranti, con scorci dilatati e multipli  punti   focali. L’immagine è

scandita da vortici centrifughi e centripeti, dagli andamenti lineari e dalla fibrillazione atmosferica del colore. I princìpi di simultaneità, compenetrazioni reciproche di forme e il dinamismo, sono alla base della concezione futurista che viene pienamente recepita da Dottori, assieme alla

 velocità e alla compenetrazione di forme in movimento. Nella produzione dell’artista, sempre ispirata dal paesaggio umbro, sovente l’accezione è lirica e naturalistica, ispirata da una realtà concepita come fenomeno in divenire, parte di un insieme cosmico che racchiude ogni elemento dell’immagine in un continuum spaziale

denso d’energia, materia  vitale  e  luce, come si  rileva dalla decorazione dell’Aeroporto di Ostia  del  1929, oggi purtroppo distrutta, o dal dipinto Miracolo di luci della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, poetica ulteriormente precisata dagli anni Quaranta con opere quali Lago umbro del 1942, o le molteplici rappresentazioni, realizzate sia con gli oli che con i pastelli, ispirate dal paesaggio che circonda la sua amata Perugia.  Da alcuni anni e grazie all’impegno del critico perugino Massimo Duranti, che fu suo amico ed estimatore è cominciata una lenta ma efficace riscoperta dell’Artista, una grande mostra monografica realizzata alcuni anni fa a Perugia, negli splendidi spazi della Rocca Paolina, ha permesso a molti di conoscere il suo lavoro ed ha riunito per la prima volta assieme, i capolavori aeropittorici di Dottori.

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