La famiglia di cui fece parte  Francesca de Vito Piscicelli in Bellelli   per effetto del matrimonio con Federico Bellelli,  fratello di  Gennaro, (ritratto con Laura Degas e le figlie, nel grande quadro “La Famiglia Bellelli”, 1858-1867, olio su tela, cm 200 x 250, Parigi, Musée d’Orsay ) proveniva dalla provincia di Salerno. Il capostipite della grande famiglia fu  Francesco Bellelli nato a Buccino ( Salerno) e morto a Capaccio il 1774. La famiglia si estese in diverse ramificazioni ma il ramo che ci interessa è quello di Gaetano Bellelli uno dei nipoti di Francesco. Figlio di Pasquale Bellelli a sua volta figlio di Francesco, Gaetano nacque a Capaccio ( Salerno) il 4 dicembre 1780, e durante il decennio francese fu creato barone con godimento maiorasco da Gioacchino Murat con decreto  del 24 dicembre 1811. Fu colonnello della Legione provinciale di Salerno e dopo Murat divenne carbonaro, nella rivoluzione del ’20, fu a capo del governo provvisorio di Salerno:

Intervenute le armi  austriache a sopprimere ogni libertà politica malgrado promessa, si ritirò a vita privata e non fu mai molestato dalla polizia borbonica, protetto forse dall’influente parentela di sua moglie. Aveva infatti sposato, in Cesa, il 20 novembre 1802, Francesca Saveria dei marchesi Maresca di Cesa, il cui padre Francesco Saverio, era cugino del Duca di Serracapriola, Antonino Maresca, che fu autorevole rappresentante di Re Ferdinando IV al Congresso di Vienna nel 1815. Dal loro matrimonio nacquero otto figlioli, cinque maschi e tre femmine. Dei primi, Raffaele, il primogenito, fu “Gentiluomo di Camera d’Entrata “ della Corte delle Due Sicilie; Pasquale e Giovanni furono anch’essi fedelissimi a Casa Borbone; del quarto Gennaro dirò diffusamente in seguito; il quinto Federico fu alunno del Collegio militare della Nunziatella e ne uscì primo nella nomina a tenente di artiglieria.[1]

Federico Bellelli fratello del più noto Gennaro era il sesto figlio del barone Gaetano, fu inviato a sedare la rivolta liberale del 15 maggio del 1848 a Napoli durante le barricate, con la popolazione in pieno tumulto:

Sapeva che tra gli insorti c’erano anche suo fratello maggiore, Gennaro e Costabile Carducci, capaccese anch’egli, i quali ebbero un ruolo di primo piano in quell’avvenimento. Ebbe l’ordine di sparare e da, buon Ufficiale non potette disubbidire. Accanto a tanti suoi commilitoni vide cadere a centinaia sotto il fuoco incrociato anche tanti lazzaroni inermi, che morivano per difendere la Costituzione e il Parlamento. Fu per lui un trauma profondo che gli cambiò l’esistenza. Il tormento ed il rimorso per avere sparato sulle barricate all’indirizzo di tanta povera gente, anche disarmata, non lo lasciavano. E con questo stato d’animo il Bellelli andò alla cerimonia di premiazione di quei soldati che si erano distinti in quella triste giornata di maggio. Egli, invitato, si presentò. Ma quando gli offrirono una medaglia per essersi distinto valorosamente nell’azione militare contro la popolazione, la sua coscienza insorse e rifiutò il premio con estrema fermezza , tra lo stupore generale, avendo il coraggio di dichiarare al suo capitano che non avrebbe accettato decorazioni per avere compiuto dolorosamente il suo dovere militare contro i propri concittadini e poscia diede le sue dimissioni.

Lasciato l’esercito, sposò Francesca De Vito Piscicelli, dalla quale ebbe un figlio, Gaetano, come il padre, e visse tra Napoli, Vietri e Capaccio, dove aveva proprietà ricevute in eredità dal genitore.[2]

 

In una mia successiva conversazione avuta con l’Ing. De Notaristefani(  Giulia - Julie Bellelli era la nonna dell’Ingegnere), venni a sapere che i coniugi Francesca e Federico Bellelli avevano ripetuti contatti con la famiglia del fratello Gennaro B. e Laurette Degas,  i Degas e i Bellelli si frequentavano tra loro  partecipando alla politica e alla cultura del tempo, il pittore era spesso a Napoli in casa del nonno, ma frequentava spesso tutti gli altri parenti, in special modo le famiglie delle sorelle del padre, Auguste De Gas che avevano sposato nobili napoletani, la zia Rosa Degas sposata con il nobile Don Giuseppe Morbilli duca di S. Angelo a Frosolone, la zia Stefanina o Fanny come era chiamata in famiglia, aveva sposato  il nobile Gioacchino Primicile Carafa , Marchese di Cicerale e duca di Montejasi  e infine Laura o Laurette sposata al Barone Gennaro Bellelli.  Ed è probabile – afferma De Notaristefani che Degas abbia dipinto “Madame Bellelli”, Francesca, in una di queste sue frequentazioni. Testimonianza che trovo attendibilissima essendo l’ingegnere l’ultimo discendente vivente di Giulia Bellelli. L’Ingegnere ha anche una sorella che abita a Roma, ma è molto anziana e non vuol essere disturbata per queste cose.  Federico e Francesca Bellelli, erano spesso nella tenuta degli altri Bellelli di Capaccio, si spostavano nella bella stagione da Napoli nelle loro dimore estive e alle battute di caccia  alternavano le feste della vendemmia e del raccolto. I Bellelli come i De Gas erano borghesi di città che sapevano vivere da gentiluomini di campagna, vita più o meno tranquilla che nulla lasciava presagire ciò che sarebbe avvenuto in seguito. Si era verso il 1860, si stava per fare l’Italia e i Bellelli furono  partecipi alla politica del tempo. Gennaro Bellelli nel 1861 diventò primo senatore dell’Italia Unita. Il fratello Federico fu il primo deputato di Capaccio ( Salerno) nel Regno d’Italia eletto nel 1867:

Il nostro ci provò di nuovo nella successiva Legislatura, la X, per la quale si andò a votare il 10 marzo del 1867 e si prese una bella rivincita nei confronti del Giordano, sconfiggendolo al primo turno con 440 voti contro 136 sui 680 espressi dai 1.058 aventi diritto. Il neodeputato  fu uno dei pochi moderati eletti in provincia di Salerno dove ormai la faceva da padrona la sinistra, che aveva in Nicotera il suo punto di forza e nel generale malcontento il collante che accomunava tutti nell’opposizione  al governo della Destra. Fu Federico Bellelli, dunque, il primo Deputato capaccese del Regno d’Italia come il fratello Gennaro era stato il primo senatore.[3]

Federico, finita la carriera di deputato, dopo il 1870 si ritirò a vita privata e non si ricandidò mai più alle elezioni politiche. Pensò solo a condurre e amministrare la sua azienda agraria. Morì a Vietri sul Mare ( Salerno), all’età di quasi novant’anni, il 23 giugno del 1907. Gennaro era già morto molti anni prima, il 21 maggio 1864 a soli 54 anni, per un infarto. La sua vita travagliata di esule politico da Napoli a Firenze  e ilsuo laborioso incarico al Senato del Regno lo avevano minato nella salute. Ma questa è storia già nota.


[1] Riccardo Raimondi ,Degas e la sua famiglia in Napoli, Sav, Napoli 1958 pag.154

[2] Angelo Capo, Società, elettori ed eletti a Capaccio-Paestum dal 1801 al 2001, La Veglia Editore, Salerno 2004, pag.87.

[3] Angelo Capo Società, Elettori ed eletti a Capaccio-Paestum dal 1801 al 2001, Laveglia Editore, Salerno 2004. pag.88