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DEDICATE A DEGAS

Durante il mio recente viaggio a Firenze mi sono imbattuta in nuovi percorsi creativi che mi hanno suggerito nuove possibilità di ricerca  intorno a Degas e alla sua eredità italiana. Pertanto ho voluto fare un regalo ai visitatori di tuttarteonline, pubblicando in anticipo una delle lettere che Degas scrisse all’amico Gustave Moreau che è quasi un resoconto diaristico delle sue giornate a Firenze.  Degas visse insieme ai Bellelli in Piazza Maria Antonia, l’odierna piazza dell’Indipendenza dove ancor oggi una lapide commemorativa  ricorda la presenza di Degas in quella città.

Rosa Spinillo

 

 

I Bellelli e Degas da Napoli a Firenze

Degas era arrivato a Napoli il 17 luglio 1856, per poi spostarsi a Roma e soggiornare a Villa Medici. Esegue copie dall’antico e da opere dei grandi maestri del Rinascimento. Si esercita ai musei Vaticani, nella Cappella Sistina, alla galleria Doria Pamphili, nella Galleria Capitolina e nelle principali chiese romane. E’ verso la fine del 1857 che, proprio a Roma, il giovane Degas incontra Gustave Moreau e tra i due artisti ha inizio una lunga e fruttuosa amicizia. Degas scrive questa lettera da Firenze dove era giunto il 4 agosto 1858 e dove rimane fino al 1 aprile 1859, ospite degli zii Bellelli, quando parte, dopo quasi un anno, per Genova e da dove, qualche giorno più tardi, raggiunge Parigi.

    

Lettera A Gustave Moreau

Firenze, 21 settembre 1858

Mio caro Moreau,
ho capito che per avere vostre notizie bisogna chiedervele. Penso che stiate bene, e che siate totalmente assorbito dalla famiglia e dal colore. Se vi scrivo queste poche righe è più che altro per attendere il vostro ritorno con maggior pazienza e con la segreta speranza di una vostra lettera, più che parlarvi di cosa sto facendo. In verità non sto lavorando molto. Essendo solo, mi annoio. Di sera sono piuttosto stanco della giornata trascorsa e vorrei chiacchierare un poco. Ma non trovo nessuno con cui farlo. Pradier, che è qui non mi è di grande aiuto, mentre Blard si circonda di inglesi che non conosco. Così, dopo aver preso un gelato al caffè  Doney, rientro prima delle nove; talvolta, come sto facendo ora, scrivo, più spesso leggo prima e dopo essermi coricato.  Il seguito lo conoscete. Mia zia( Laura Bellelli) non è ancora giunta. La morte di mio nonno( René-Hilaire Degas (1770- 1858), morto a Napoli nell’agosto di quello stesso anno) l’ha trattenuta per qualche tempo a Napoli. Ci sono momenti in cui sono talmente irritato dalla mia solitudine e preoccupato per la mia pittura che se il desiderio, che voi sapete grande, di rivedere mia zia e le mie cuginette  non mi trattenesse con tanta forza, rinuncerei a questa bella Firenze e al piacere del vostro ritorno. Non vi parlo di me, sebbene v’abbia detto di non volervi raccontare nulla. Da quel che scrivo non potete certo supporre che sto leggendo con molto interesse le “ Lettres Provinciales”( di Blaise Pascal) in cui l’io è considerato odioso. Ancora questo su di me, poi basta: ho finito lo schizzo di Giorgione, che mi ha richiesto quasi tre settimane. Ho pressoché finito una copia dello schizzo dell’angelo di Veronese e ho incominciato il paesaggio di Giorgione ( il Giudizio di Salomone) a grandezza naturale; forse ci metterò le figure. Ho fatto qualche disegno. Nel complesso sono stato meno coraggioso di quanto sperassi. Comunque, non voglio desistere prima di un risultato. Vista la situazione qui, la cosa migliore è impiegare il tempo a studiare il mestiere. Non potrei incominciare nulla di mio. Ci vuole una grande pazienza nel duro cammino che ho intrapreso. Prima avevo i vostri incoraggiamenti; ora che mi mancano comincio a disperarmi un po’, come in passato. Ricordo la conversazione che abbiamo avuto a Firenze sulle tristezze di colui che si occupa d’arte. In quello che dicevate v’era meno esagerazione di quanto pensassi. In effetti tali malinconie non hanno affatto compensazione. Aumentano con l’età, e i progressi e la gioventù non vi consolano se non dandovi un po’ più di illusioni e di speranze. Nonostante quel po’ d’affetto che si ha per la famiglia e nonostante un po’ di passione per l’arte, c’è un vuoto che non si può colmare. Voi mi capite, ritengo, sebbene non mi esprima con sufficiente chiarezza. Parlo a voi di tristezza, proprio a voi che probabilmente vivete nella gioia. L’amore dei vostri familiari deve colmarvi il cuore. Presumibilmente mi state leggendo come eravate solito ascoltarmi, sorridendo. Parlo sempre di me. Ma cosa volete che dica un uomo solo e abbandonato a se stesso come io sono? Ha solo se stesso dinanzi a sé, non vede e non pensa che a se stesso. E’ un grande egoista. Spero che non ritardiate a tornare; è più di un mese che siete partito e mi avevate promesso che sareste rimasto solo due mesi a Venezia e Milano. Mi auguro di potervi attendere. Il signor Beaucousin (collezionista, la cui prestigiosa raccolta è stata interamente acquistata dalla National Gallery di Londra nel 1859) è venuto a trascorrer qui una ventina di giorni. La sua compagnia mi ha un po’ distratto. L’immaginazione non crea il fascino, lo sapete bene. Pur di non comperare delle croste si è annotato ogni angolo di Firenze. E’ tutta la sua ambizione. Mi ha pregato di salutarvi. Mi parlerete o mi mostrerete qualcosa di Carpaccio, nevvero? Io vi condurrò qui davanti a un Botticelli, all’Accademia di Belle Arti, che non conoscete, ne sono certo. E’ un’allegoria. ( si tratta della Primavera) E’ meglio non dirvi nulla e farvi venire l’aquolina in bocca. Il signor Beaucousin mi ha parlato di Carpaccio come di un pittore davvero singolare e originale. Di suo c’è al Louvre un Santo Stefano di cui certamente vi ricorderete. Il vostro cappello e la vostra cartella vanno bene. Non dimenticherò di acquistare a Livorno quel che mi avete chiesto. Ci sarò senza dubbio tra una decina di giorni, andando incontro a mia zia. Avete ricevuto la lettera con la lettera che mi chiedevate? Immagino di vedervi davanti al martirio di San Pietro ( pala di Tiziano) e precisamente con molto bianco perché è molto scuro, e una grande tela perché voi amate i piccoli uomini o gli uomini piccoli. Non è niente male, come vedete. Cosa fanno Clère, Delaunay, Lionnet, Gandais e l’illustre Gaillard? Carpeaux è partito. Bland ci raggiungerà, ritengo. Attualmente sta imparando l’affresco. Avete notizie di Lévvy e di de Courcy? Ne avrete almeno di vostre, inviatemele. Addio. Vi stringo affettuosamente la mano.

Il vostro
E. De Gas

 

 
 

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