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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Degas
e Napoli...gli anni giovanili" a cura di Rosa Spinillo |
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I Viaggi A Napoli
Il giovane Edgar vive a
Parigi con il padre in un appartamento al n. 4 di Rue
Mondovì. Una stanza diviene il suo primo atelier.
Conosce Soutzo, amico del padre che gli insegna la
tecnica dell’aquaforte. Ha come amici dai tempi del
liceo Ludovic Halévy, futuro scrittore, e Paul
Valpincons, il cui padre collezionista e uomo di cultura
possiede la famosa Bagnante di Ingres. Ha
dissidi con il padre in quanto abbandona gli studi di Diritto.Inizia a
frequen-
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tare l’atelier di Lamothe, che
gli suggerisce di iscriversi all’Ecole de Beaux-Arts e
gli trasmette la passione per Ingres. Degas
soprassiederà a questo suggerimento prendendosi una
pausa di riflessione. Ha dei problemi in famiglia che
cercherà di risolvere:-“Fin dalla prima adolescenza
Edgar Degas aveva mostrato una chiara, netta |
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predisposizione al
disegno, e, giovinetto ancora, un’ avversione profonda agli studi
preparatori ad una vita che dovesse dedicarsi essenzialmente ed intensamente
agli affari di finanza, di cui era saturo l’ambiente di
casa sua. Malgrado tutto completò i suoi studi presso il
liceo parigino “Louis le Grand” di Parigi… si iscrisse
pure nella Facoltà di Giurisprudenza, che però non
frequentò per nulla, insistendo invece con fermezza,
presso suo padre, perché gli avesse consentito di
dedicarsi esclusivamente all’ Arte”. Dietro questa
insistenza del figlio, il padre uomo colto e comprensivo
non può che cedergli, anche nonno Hilaire da Napoli
appoggerà questa decisione del nipote. “ …Suo nonno il
saggio Renè Hilaire intervenne ancora una volta presso
suo padre e pur deridendo la sua aspirazione- da lui
uomo d’affari affatto incompresa- disse con la sua
autorità la parola decisiva, che segnò l’avvenire di Edgar”. Nel 1854, compie il suo primo |
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viaggio a Napoli.
Alloggerà in casa di nonno Hilaire che avrà per lui un
affetto particolare. “Così, nel 1854, Edgar si trattenne
più a lungo in Napoli, in casa del nonno, e frequentò
anche il “Reale Istituto di Belle arti” di Napoli, che
fin dal 1822 aveva riunite – riordinandole- tutte le
varie preesistenti scuole pubbliche di disegno e di arti
napoletane”. “Edgar Degas apprese, infatti, a Napoli le
prime nozioni di |
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disegno e di pittura
sotto la guida di maestri
napoletani. Nell’epoca, fra gli altri, vi insegnavano Giuseppe Mancinelli disegno; Camillo Guerra
pittura; Tito Angelini scultura; e Gabriele Smargiassi
paesaggio. “Irrequieto e insoddisfatto Edgar Degas volle
però ritornare a Parigi, ove si iscrisse nel 1855 all’Ecole
des beaux Arts. Insofferente ancora, appena l’anno dopo,
nel 1856, abbandonò la scuola di Parigi e si mise in
viaggio per l’Italia : fu di nuovo a Napoli e poi a Roma
ed a Firenze, per attingere dai capolavori dell’arte
classica italiana insegnamento ed ispirazione”. Il
Grand Tour italiano è molto importante per Degas al pari
di altri artisti stranieri, anche perché il graduale
abbandono delle tradizioni dell’apprendistato lo rende
indispensabile per gli artisti amanti della tecnica,
ansiosi di appagare il loro desiderio di espressione con
una qualità formale che ne fortifichi la portata. In
Degas l’istinto è troppo precocemente controllato per
non condurlo a cercare prima una forma espressiva, un
metodo. Fin dalla prima giovinezza si esercita a
dominare una tecnica ancora primordiale. In questo
periodo “Le copie fatte, seguendo i maestri sembrano non
aver avuto il solo scopo di divenire più abile nel
disegno o nella composizione, o di elevare il suo stile,
ma di acquisire gli elementi di un mestiere che mancava
sia a lui sia ai contemporanei e agli immediati
predecessori”. Per questo i viaggi in Italia sono dei
pellegrinaggi alle fonti. Certamente la condizione
sociale della famiglia Degas e la presenza nella
penisola dei suoi membri lo favoriscono notevolmente. A
Napoli fin dal 1854, quando sta per giungere a casa di
suo nonno, il suo occhio si risveglia dinanzi allo
spettacolo della natura:-“Lasciando Civitavecchia il
mare è azzurro, poi è mezzogiorno, e diventa
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verde mela
con tocchi di indaco al lontano orizzonte: all’orizzonte
una fila di barche a vela latina sembra un nugolo di
gabbiani o di gavine per tono e forma… il mare un po’
agitato era di un grigio verdastro, la schiuma argentea
delle onde, il mare si dissolveva in un vapore il cielo
era grigio. Il Castel dell’Ovo si elevava in una massa
dorata. Le barche sulla sabbia erano macchie color
seppia scura. Il grigio non era quello freddo della
Manica ma piuttosto simile alla gola di un piccione”.
Note asciutte non letterarie, prive di sensazioni ma
precise e tali da individuare esattamente il luogo.
Degas in alcuni rari paesaggi preferirà
l’impressione immediata , ma |
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questa si fonda su
una sicura conoscenza
di dati reali. Oltre alla natura che sembra incantarlo
particolarmente a Napoli, non sarà così loquace per
altri luoghi che visiterà in futuro. In questa città, Degas trova degli esempi che analizzerà. Ci ha lasciato
un elenco di dipinti che l’hanno colpito
particolarmente. “La vergine dalla lunga gamba” di
Giulio Romano, “Papa Paolo III” di Tiziano, “Santa
Caterina” di Correggio, “Leone X” di Andrea del Sarto,
un dipinto di Claude Lorrain (scelta curiosa che non
s’inserisce molto logicamente nell’estetica successiva)
e per il quale Degas commenta:-“ Il più bello che si
possa vedere, il cielo è d’argento gli alberi sono
parlanti”. Amerà con trasporto l’arte antica, “ l’arte
più forte e più incantevole”. Degas nei suoi carnet, non
dà alcuna indicazione degli aspetti reali e anche
curiosi della Napoli all’epoca dei suoi primi viaggi.
Forse per pudore , disconoscimento di taluni aspetti
della vita. Nessun altra età è più adatta per goderne,
Napoli città favolosa e “corrotta” non offre alcun
piacere a questo giovane irrigidito nella sua dignità?.
Gustave Coquiot se ne stupisce:- “ A quell’epoca,
1856, nessun esercito della salvezza, nessuno scandalo
aveva ridotto la brulicante prostituzione della città
sudiciona. Il sesso folleggiava in piena esultanza”. Un
romanziere viaggiatore, Flaubert, annota nella sua
corrispondenza:-“Napoli è un soggiorno delizioso
(frammento di una lettera alla madre del 1851). Le
donne escono senza cappello in vettura, con dei fiori
nei capelli e hanno tutte l’aria sfrontata. Ma non è che
l’aria. A Chiaia (Chiaia è una grande passeggiata
fiancheggiata da castagni verdi, in riva al mare, alberi
a pergolato e mormorio di flutti) le venditrici di
violette vi mettono a forza i
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mazzetti all’occhiello. Bisogna maltrattarle perché vi
lascino tranquillo”. Un altro viaggiatore ottocentesco Louis Bouhilet
dichiara:-“ Napoli è incantevole per il numero di donne
che vi si trovano. Tutto un quartiere è pieno di
prostitute che stanno sulla porta di casa . E’ l’antica
vera Suburra. Quando si passa per la strada sollevano i
vestiti fino alle ascelle e vi mostrano il c…per avere
due o tre soldi. Vi inseguono in questa posizione. E’
ciò che ho visto di più incredibile in materia di
prostituzione e cinismo. Anche il |
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sole
è innamorato. Tutto è
lieto e facile. I cavalli portano ciuffi di penne di
pavone alle orecchie”. Tutta questa canaglia
non interessa Degas che persegue il suo itinerario
culturale. E un altro insigne viaggiatore Guy de
Maupassant ricorda della pittoresca mobilità del popolo
napoletano:- “Napoli si sveglia sotto un sole
sfolgorante… Per le sue strade…Comincia a brulicare la
popolazione che si muove, gesticola, grida, sempre
eccitata e febbrile, rendendo unica questa città così
gaia… Lungo i moli le donne, le ragazze, vestite di
abiti rosa o verde, il cui orlo bigio è limato al
contatto con i marciapiedi , il seno avvolto in sciarpe
rosse, azzurre, di tutti i colori più stridenti e più
inattesi, chiamano il passante per offrirgli ostriche
fresche, ricci e frutti di mare, bibite di ogni sorta e
arance, nespole del Giappone, ciliegie…”.E ancora
Flaubert, che alloggia all’ Hotel Gèneve, in via Medina,
trascorre gran parte del suo tempo tra le “città morte”
della zona vesuviana e il Museo Nazionale, prima di
affrontare una gita a Capri durante la quale rischia di
naufragare, lascia la città traboccante di entusiasmo:-
“Bisogna andare a Napoli per ritemprarsi di giovinezza,
per amare la vita. Lo stesso sole se n’è innamorato”.
Altra la situazione storico-politica della capitale del
Regno delle Due Sicilie. Siede ancora sul trono,
Ferdinando II di Borbone, che dopo aver represso con il
sangue i moti liberali del ’48, “Rese consapevoli i
liberali rimasti dell’impossibilità di fare del Regno
delle Due Sicilie uno stato retto da leggi
costituzionali e democratiche, in quanto, il re “bomba”
( dopo il 15 maggio i liberali designavano Ferdinando II
con l’appellativo di re bomba , perché invece della
Costituzione aveva dato ai napoletani le bombe dei
cannoni) non avrebbe mai rinunziato al potere assoluto,
allora questi, mutarono indirizzo politico e
cominciarono a pensare al regno come una parte dell’
Italia unificata sotto lo scettro di una casa italiana
regnante : quella dei Savoia. Vengono condannati dal
Borbone , i patrioti Silvio Spaventa, Luigi Settembrini,
Filippo Agresti, Michele Pironti e Carlo Poerio. Sono
considerati pericolosi, perché fautori di questa nuova
politica. I processi, le condanne, le repressioni e le
persecuzioni non scoraggiano i liberali. Prende
coscienza sempre più la necessità di un loro
inserimento nel Movimento Nazionale Italiano capeggiato
da Giuseppe Mazzini che però rifiuta ogni forma
monarchica e propugna l’ordinamento repubblicano. “Nel
dicembre del 1856 avvenne l’attentato contro il Borbone,
del soldato Agesilao Milano che, contrariamente a quanto
si potrebbe pensare, non ebbe nessuna attinenza con le
attività liberali in quanto l’attentatore agì di propria
iniziativa e isolatamente. Nella ricorrenza della festa
dell’ Immacolata Concezione, ebbe luogo al Campo di
Marte una parata militare, mentre i reggimenti
sfilavano, un soldato l’Agesilao Milano uscì dalle file
e vibrò un colpo al re, che a cavallo assisteva alla
sfilata, con la baionetta innestata sul fucile. Il ferro
scivolò sul fianco destro del sovrano senza produrre
altro danno che una leggera ecchimosi perché Ferdinando
era protetto da una maglia d’acciaio portata sotto la
divisa… Ben più rilevante fu la spedizione di Carlo
Pisacane nel giugno dell’anno dopo, il 1857, che si
concluse tragicamente…Come se non si sentisse più al
sicuro nella capitale, dopo l’attentato, Ferdinando
preferiva la reggia di Caserta e spesso si trasferiva a
Gaeta…” Dunque è questo lo scenario che si schiude
agli occhi del giovane Degas, durante la sua permanenza
nella città partenopea.
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