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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Degas
e Napoli...Gli Anni Giovanili" a cura di Rosa Spinillo |
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A fine settembre
del 2002, iniziai le mie ricerche proprio a Napoli, città certo
familiare a Degas, della quale non si parlava quasi mai o se ne facevano |
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accenni frettolosi in tutte le
pubblicazioni recenti e passate che riguardano questo grande
maestro. L’amore e la passione per Degas risalgono alla mia
formazione e al viaggio a Parigi dove ho potuto studiarne le
opere al museo d’Orsay e dell’Orangerie. Non mi trovai d’accordo con i biografi francesi su
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un punto fondamentale, quello
riguardante la sua formazione. Caro lettore a questo punto mi
potresti chiedere? - Ma non è stato tutto scoperto, analizzato,
trovato, discusso dalla critica? Sappiamo ormai tutto su Degas. Io,
questo tutto non lo direi. Non appena ritornai da Parigi, decisi
che mi sarei dedicata anima e corpo a Degas. Ecco i punti
fondamentali che ho analizzato : |
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I viaggi a Napoli nel periodo
giovanile
Degas ha
sempre soggiornato a Napoli fin dal 1854, la sua città per parte di
padre e di nonno, dove ritrarrà più volte i membri della sua
famiglia. Ho inseguito Degas dal momento del suo approdo al porto
di Napoli percorrendone il percorso fino a casa di nonno Hilaire, in
palazzo Pignatelli di Monteleone. In quel Palazzo ancora oggi
risiede l’ultimo discendente di casa Degas , con questa persona un
professionista molto in gamba nel suo campo, ho avuto numerose
conversazioni in cui si è parlato del suo illustre parente, della
cugina del pittore, Lucia Degas bisnonna del Dott. Mario Bozzi, ( il
nome del pronipote di Degas) e di nonno Hilaire che amava molto il
giovane
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pittore. Gli altri parenti del
pittore abitavano a Pomigliano d’Arco, la zia Stefanina, le cugine
e altri ancora. Insomma i Degas, a Napoli erano una numerosa tribù.
Ho voluto indagare –perché d’indagine si tratta- su quattro anni
della vita del giovane Degas in Napoli quando non era ancora Degas
. Il percorso della sua formazione giovanile- alla base di questa
ricerca sono le parole di Paul Valéry amico del pittore che
afferma:-“Se facessi della critica d’arte, credo proprio che
azzarderei un’ipotesi a radice tripla. Tenterei di spiegare questa
maniera mimica di vedere di Degas con il coesistere di tre
condizioni. C’è prima
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di tutto quel sangue napoletano di
cui ho parlato. La mimica viene da Napoli, dove non esiste parola
senza gesto, racconto senza una moltitudine di personaggi, sempre
possibili e sempre pronti. Osserverei inoltre che il problema di
Degas…”. I suoi primi biografi e critici francesi, tra cui i vari
Lemoisne, Coquiot, Lafond ecc…pur notando la sua presenza in Napoli
nel periodo giovanile in cui le sensazioni si formano e fissano in
modo indelebile, danno seguito a tale fatto come se fosse puramente
incidentale, niente affatto importante per la sua formazione.
Soltanto il Blanche scrive:- “ Ce parisien éléve à Naples voit l’homme
et la vie contemporaine avec l’oeil d’un moderne et d’un italien du
XV siecle ». Ciò, mi trova totalmente d’accordo. Degas si è sempre
espresso in napoletano lasciando i suoi conterranei parigini
stupefatti. La radice della sua arte è differente, più lontana dal
terreno di cultura parigino. Ecco cosa ne pensa Paul Lafond, dopo
aver precisato “ che nel 1856 l’artista era in Italia, aggiunge:-“
Il venait d’atteindre ses vingt- trois ans et nous savons qui il
avait une partie de sa famille a Naples” Ma avverte prontamente:”Il
connaissait deja son metier de peintre”. Biografi minuti e precisi
come il Lafond respingono il riconoscimento di un’influenza italiana
nella formazione degassiana, la respingono come un pericolo da
scongiurare.
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Influenze di artisti
napoletani
nella formazione di Edgar Degas
influssi nella
formazione degassiana dei primordi sono rintracciabili nella
riforma palizziana-morelliana di metà Ottocento. La riforma delle
arti a Napoli interessa Degas, la sua è una mente ricettiva e
sensibile al nuovo. Nell’ambiente artistico napoletano sa
destreggiarsi magnificamente. E’ interessato all’arte di Filippo
Palizzi. Scrive a tal proposito Paolo Ricci:-“ Filippo deve aver
conosciuto a Napoli, il Degas. E’ accertato che Degas ha avuto
contatti diretti e frequenti con la pittura napoletana, nel 1854 era
a
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Napoli probabilmente vi era da
molto, se potè prendere contatto con il Reale Istituto di Belle Arti
e i corsi di Mancinelli, per il disegno, di Camillo Guerra, per la
pittura…di Gabriele Smargiassi per il paesaggio” Se si escludono il
Somarè e il Biancale, nessuno mi sembra ha tentato di approfondire
il legame tra gli artisti napoletani e Degas. Si può tuttavia
affermare che tra Palizzi e Degas i rapporti dovettero essere assai
frequenti e le tracce si trovano sia nelle opere del pittore
francese sia in quelle del pittore abruzzese…. Man Mano che andavo
avanti nella mia ricerca, mi
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rendevo conto di
aver fatto bene a setacciare tra le fonti immediatamente successive
alla morte avvenuta nel 1917 a Parigi dove era nato nel 1834.
Sarebbe troppo riduttivo pensare un Degas di “stacco e d’impronta
italiana, e precisamente napoletana?” afferma Biancale. Sarebbe
riduttivo secondo me non pensarlo affatto. Degas è spesso al museo
borbonico, dove effettua numerose copie dall’antico. E’ presente a
Ercolano, Pompei,dove studia i mosaici e le pitture. Ha una
predilezione per la Napoli sotterranea, visita le catacombe di S.
Gennaro, ne copia le pitture murali, veri esempi dell’arte
paleocristiana. Gli interessano gli interni delle chiese, copia un
Donatello nella cappella Brancacci di S.Angelo a Nilo e continua
così per il suo itinerario culturale…..Le copie gli saranno molto
utili per il suo compimento futuro…. |
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