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Quando si incontra la
pittura di Maria Di Bruno, si rimane esterrefatti e
sconvolti dalla naturalezza e dalla prorompente
espressività di quelle assurde e surreali figure che
null’altro vogliono descrivere se non la passione e
l’amore, l’eros e la sessualità pur nella crudezza dei
tratti e nella freddezza della tecnica pittorica. Ci si
trova di fronte a giganteschi e fecondi uteri senza
vedere la donna a cui appartengono, a dettagliati feti
che sbocciano dai fiori, a bocche ansimanti e intrise di
peccato, a scene di donne nude che preludono al sesso o
che dopo il sesso si riposano, a figure di uomini tanto
belli quanto irreali. I personaggi che popolano i lavori
dell’artista, originaria di Lucca, sono incubi moderni
che affollano le nostre menti, specchio di una società
frenetica e conflittuale che nulla più concede
all’immaginazione e dove la realtà spesso supera la più
fervida fantasia, il sogno si confonde con la realtà e
viceversa, in un inestricabile e fantastico mondo
parallelo fatto di materia pittorica. Il passaggio
dall’uso della tela al supporto in vetro o in plexiglas,
riciclati da un precedente uso (elementi predominanti
nella sua più recente produzione), rappresenta una
normale evoluzione che va di pari passo all’interesse
per le istallazioni e per la decontestualizzazione e
rielaborazione surreale dell’object - trouvè, oggetto -
trovato in discariche metropolitane. Il suo odierno
linguaggio pittorico, si ricollega ideologicamente e
formalmente ai primi lavori, attraverso il tema
ricorrente della maternità che rappresentata dapprima
dal feto, la si ritrova adesso nella critica e allo
stesso tempo ironica ricostruzione di una carrozzina in
vetro e silicone. Se la prima fase della pittura della
Di Bruno delle volte ci può apparire fredda e
tecnicamente troppo impostata, per colpa o a ragione,
degli insegnamenti accademici, in questo momento la
pittrice sembra aver trovato una propria agevole
dimensione nell’uso di una più vasta gamma cromatica e
nell’assemblaggio di vari materiali pittorici,
dall’acrilico all’olio, dalle vernici sintetiche allo
smalto che combinate con il supporto vitreo, danno corpo
a delle cruente figure che sembrano fluttuare nello
spazio. Maria Di Bruno è nata a Lucca il 2 gennaio 1978,
diplomatasi all’Accademia di belle arti di Firenze,
attuaente vive e lavora a Roma, dove si occupa
prevalentemente di allestimenti scenografici teatrali. |