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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Roberto
Coda Zabetta" a cura di Danilo Sensi |
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La
prima volta che ho visto un lavoro di Roberto Coda
Zabetta, ho provato un insieme di sensazioni
indescrivibili; mentre un brivido intenso attraversava
il mio corpo, nelle mia mente si
affollavano decine di domande, le classiche |
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domande che solitamente mi pongo quando mi trovo di
fronte al talento e lo riconosco, la tecnica, la
pennellata, il colore... di lui volevo sapere tutto.
Quei volti enormi ed inquietanti che uscivano dalla tela
e sembravano prendere vita, erano la cosa più
interessante che vedevo da molto tempo. Alle mie domande
non ho avuto risposta neanche quando lo ho incontrato,
preceduto da una enorme fama pur essendo giovanissimo, in occasione della sua
mostra a Palazzo Venezia a Roma nel settembre scorso,
ho conosciuto però |
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una
persona eccezionale ed un artista di indescrivibile
carisma, felice di essere ciò che è e di fare quello che
fa, interessato al confronto a cui il suo lavoro
viene posto, con quelli che sono i grandi modelli
e oramai i miti della |
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storia dell’arte italiana. Lo splendido spazio romano di
Palazzo Venezia, era il teatro ideale per la
celebrazione di uno stile artistico giovane ed
effervescente che si rincorre dalla pittura al cinema e
dalla letteratura al teatro. Il linguaggio pittorico di
Roberto Coda Zabetta sembra palpitare di energia vitale
e non è altro che la sua necessità di comunicare
mediante quei volti tutta una serie di emozioni e
di sensazioni che si muovono dentro
la sua anima. |
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I personaggi sono
quindi generati da un colloquio con l’anima stessa, da
un flusso irrefrenabile che si scatena dal profondo, dai
suoi ricordi e dalle sue esperienze. Inizialmente
inquietanti, angoscianti e talvolta urlanti, i volti con il
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tempo sembrano essere
più distesi, apparentemente più sereni, come a voler
dimostrare una nuova fase, un nuovo periodo per
l’artista. Roberto Coda Zabetta è la testimonianza di
un’arte giovane e attuale, che si nutre degli stessi
tormenti e delle stesse ebbrezze dei grandi maestri.
Ultimamente l’artista ha introdotto nei suoi lavori,
solitamente in bianco e nero, il colore, dimostrando che
la ricerca per lui ancora continua e in proposito ha
scritto Luca Beatrice: La nuova tavolozza di Coda
parte dal rosso e da qui
scava in una densa |
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carnalità fatta
di voli pindarici, di gesti liberatori e assolutamente
poetici a cui concorrono rosa, gialli, verdi, grigi in
un impasto vorticoso e avvolgente.Roberto Coda Zabetta
è nato a Biella nel 1975 e vive e lavora a |
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Milano. Pur
giovanissimo, ha ottenuto importanti riconoscimenti
quali il Premio giovane artista al Miart nel 2003 e la
partecipazione alla sezione Anteprima della XIV
Quadriennale d’Arte (Torino 2004). Le sue grandi tele,
realizzate con smalti bianchi e neri e recentemente a
colori, da cui è impossibile ottenere sfumature o
effetti chiaroscurali, sono elaborazioni di volti
derivati da scatti fotografici utilizzati come appunti,
spesso colti nella realtà, altre volte risucchiati
dall’immagine televisiva in un processo di accorpamento
casuale e nevrotico. Man mano che ci si avvicina alla
tela, l’immagine perde verosimiglianza per
diventare azione, gestualità, segno. |
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