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Rubriche d'Arte
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Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
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Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Sarah Ledda...la vita è un film???" a cura di Danilo Sensi

Non credo sia un caso se un grande drammaturgo inglese dotato di illuminata intelligenza e che qualcosa aveva capito del mondo, tale William Shakespeare, qualche anno fa disse una frase che oggi è di uso quotidiano e che ha mantenuto intatto il suo simbolico valore “è il mondo intero una ribalta”. Anche  oggi come  all’epoca di Shakespeare ad   ognuno di noi nel

corso della propria vita capita di recitare e di proporre un copione preciso e prestabilito, esaltando i propri pregi e sminuendo i propri difetti, siamo continuamente ossessionati dal nostro stile di vita e viviamo in funzione dell’apparenza e nella speranza che qualcuno noti la nostra  inutile  commedia. Con  queste

 premesse per un artista è piuttosto facile colpire la società dipingendo le falsità o le ipocrisie che la contraddistinguono. Ciò che è difficile è far sentire lo spettatore coinvolto dalle proprie opere, troppo spesso rappresentazione di una situazione che conosciamo, ma che non ci appartiene. Il pianto di un altro non è il nostro, la felicità per un successo del vicino non ci riempie di gioia ma di invidia, le guerre cui partecipiamo non le realizziamo appieno perché non ci coinvolgono direttamente. Ciò che ci rende simili  è   la   capacità  emozionale   che  scaturisce  dalla visione di

una realtà che sappiamo non essere comune a nessuno, una realtà parallela che ci consente di piangere, ridere, soffrire, emozionarci, sentirci liberi di esprimere giudizi, proprio perché non è la nostra, non è fatta di ripetizioni quotidiane e di abitudini. Un artista esplica il proprio talento nella capacità di far riflettere e di emozionare utilizzando un linguaggio

comune e a tutti comprensibile. La realtà che ci propone Sarah Ledda nei suoi lavori è una realtà parallela fatta di set, di cineprese, di attori e di sceneggiatori, di films che raccontano sentimenti irreali ed inventati. L’artista utilizza alla perfezione il linguaggio cinematografico che nella nostra evoluta società sembra essere il solo comune a tutti e le situazioni che dipinge sono il riassunto perfetto di quello che vorremmo fosse la nostra vita. Ecco  che  le  lacrime  scorrono  a fiumi per le disavventure dei

Divi del grande schermo, ma nessuna viene versata per i morti delle guerre che ancora ci sono nel mondo, sorridiamo e ci sentiamo coinvolti dai falsi amori dei lungometraggi, ma non proviamo più nulla e non ci emozioniamo più della nostra vita troppo simile a quella del vicino,  troppo omologata e troppo in serie, troppo   costruita   e   influenzabile. Il

mondo cinematografico diventa reale perché coinvolge i nostri sensi e irreale diviene il quotidiano, che i nostri sensi non è più capace di coinvolgerli. Il lavoro di Sarah Ledda non è solo rappresentazione di qualcosa che è già stato rappresentato, non è mera citazione dei films a cui si ispira: gli attori che ritrae e le scene che rappresenta sono la vita, i sentimenti e le delusioni che tutti comprendono e che tutti vorrebbero provare o vivere.  La  sua  ossessiva  rappresentazione  del   mondo    della

celluloide è forse il modo migliore, anche se indiretto, per ritrarre una società che solo nel cinema si riconosce e che solo il cinema ci presenta. Non potendo entrare nella mente di un artista ed estrarne la sua vena creativa, si può però tentare di capirla attraverso l’analisi attenta dei suoi lavori, attraverso l’osservazione del frutto del suo estro.  E Sarah  Ledda   caratterizza    le sue opere non  solo

 per il soggetto trattato, ma anche per la particolare tecnica che utilizza. Le figure sono in costante movimento e i tagli delle scene scelti con profonda e consapevole abilità, e sembrano preludere ad una continuità dando la netta impressione che l’immagine ci appaia come se stesse scorrendo la pellicola e ci aspettiamo da un momento all’altro di poter vedere il frame successivo o addirittura l’intero film. Le varie velature di colore accentuano questa sensazione di movimento e di perenne attesa, la pennellata è decisa ma incredibilmente delicata, denotando estrema attenzione per i dettagli. Se l’opera generalmente è nella testa dell’artista ancor prima che nella tela, nel caso di Sarah Ledda, l’artista diventa attore della situazione che rappresenta e attraverso la sua recitazione ci trasmette le proprie idee, i propri sentimenti, le sensazioni che prova e i suoi stati d’animo. Attraverso le sue opere a noi attoniti spettatori la vita appare finalmente per quello che è, un film di cui siamo sempre comparse, rare volte attori, mai veri protagonisti. La recente produzione di Sarah Ledda potrà essere vista in una mostra personale che la Galleria Duplex di Genova dedica alla giovane artista a partire dal 25 novembre fino a Natale. Se passate dalla Liguria e da Genova fermatevi da Duplex, potrete ammirare opere di straordinaria intensità e conoscere il lavoro di una grande promessa dell’Arte Contemporanea.

Danilo Sensi  

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