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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Sarah
Ledda...la vita è un film???" a cura di Danilo Sensi |
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Non credo sia un caso se
un grande drammaturgo inglese dotato di illuminata
intelligenza e che qualcosa aveva capito del mondo, tale
William Shakespeare, qualche anno fa disse una frase che
oggi è di uso quotidiano e che ha mantenuto intatto il
suo simbolico valore “è il mondo intero una ribalta”.
Anche oggi come all’epoca di Shakespeare ad ognuno di noi nel |
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corso
della propria vita capita di recitare e di proporre un
copione preciso e prestabilito, esaltando i propri pregi
e sminuendo i propri difetti, siamo continuamente
ossessionati dal nostro stile di vita e viviamo in
funzione dell’apparenza e nella speranza che qualcuno
noti la nostra inutile commedia. Con queste |
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premesse
per un artista è piuttosto facile colpire la società
dipingendo le falsità o le ipocrisie che la
contraddistinguono. Ciò che è difficile è far sentire lo
spettatore coinvolto dalle proprie opere, troppo spesso
rappresentazione di una situazione che conosciamo, ma
che non ci appartiene. Il pianto di un altro non è il
nostro, la felicità per un successo del vicino non ci
riempie di gioia ma di invidia, le guerre cui
partecipiamo non le realizziamo appieno perché non ci
coinvolgono direttamente. Ciò che ci rende simili è
la capacità emozionale che scaturisce dalla
visione di |
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una
realtà che sappiamo non essere comune a nessuno, una
realtà parallela che ci consente di piangere, ridere,
soffrire, emozionarci, sentirci liberi di esprimere
giudizi, proprio perché non è la nostra, non è fatta di
ripetizioni quotidiane e di abitudini. Un artista
esplica il proprio talento nella capacità di far
riflettere e di emozionare utilizzando un
linguaggio |
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comune e a tutti comprensibile. La realtà che ci propone
Sarah Ledda nei suoi lavori è una realtà parallela fatta
di set, di cineprese, di attori e di sceneggiatori, di
films che raccontano sentimenti irreali ed inventati.
L’artista utilizza alla perfezione il linguaggio
cinematografico che nella nostra evoluta società sembra
essere il solo comune a tutti e le situazioni che
dipinge sono il riassunto perfetto di quello che
vorremmo fosse la nostra vita. Ecco che le
lacrime scorrono a fiumi per le disavventure
dei |
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Divi
del grande schermo, ma nessuna viene versata per i morti
delle guerre che ancora ci sono nel mondo, sorridiamo e
ci sentiamo coinvolti dai falsi amori dei lungometraggi,
ma non proviamo più nulla e non ci emozioniamo più della
nostra vita troppo simile a quella del vicino,
troppo omologata e troppo in serie, troppo
costruita e influenzabile. Il |
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mondo
cinematografico diventa reale perché coinvolge i nostri
sensi e irreale diviene il quotidiano, che i nostri
sensi non è più capace di coinvolgerli. Il lavoro di
Sarah Ledda non è solo rappresentazione di qualcosa che
è già stato rappresentato, non è mera citazione dei
films a cui si ispira: gli attori che ritrae e le scene
che rappresenta sono la vita, i sentimenti e le
delusioni che tutti comprendono e che tutti vorrebbero
provare o vivere. La sua ossessiva
rappresentazione del mondo
della |
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celluloide
è forse il modo migliore, anche se indiretto, per
ritrarre una società che solo nel cinema si riconosce e
che solo il cinema ci presenta. Non potendo entrare
nella mente di un artista ed estrarne la sua vena
creativa, si può però tentare di capirla attraverso
l’analisi attenta dei suoi lavori, attraverso
l’osservazione del frutto del suo estro. E Sarah
Ledda
caratterizza le sue opere non
solo |
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per il soggetto
trattato, ma anche per la particolare tecnica che
utilizza. Le figure sono in costante movimento e i tagli
delle scene scelti con profonda e consapevole abilità, e
sembrano preludere ad una continuità dando la netta
impressione che l’immagine ci appaia come se stesse
scorrendo la pellicola e ci aspettiamo da un momento
all’altro di poter vedere il frame successivo o
addirittura l’intero film. Le varie velature di colore
accentuano questa sensazione di movimento e di perenne
attesa, la pennellata è decisa ma incredibilmente
delicata, denotando estrema attenzione per i dettagli.
Se l’opera generalmente è nella testa dell’artista ancor
prima che nella tela, nel caso di Sarah Ledda, l’artista
diventa attore della situazione che rappresenta e
attraverso la sua recitazione ci trasmette le proprie
idee, i propri sentimenti, le sensazioni che prova e i
suoi stati d’animo. Attraverso le sue opere a noi
attoniti spettatori la vita appare finalmente per quello
che è, un film di cui siamo sempre comparse, rare volte
attori, mai veri protagonisti. La recente produzione di
Sarah Ledda potrà essere vista in una mostra personale
che la Galleria Duplex di Genova dedica alla giovane
artista a partire dal 25 novembre fino a Natale. Se
passate dalla Liguria e da Genova fermatevi da Duplex,
potrete ammirare opere di straordinaria intensità e
conoscere il lavoro di una grande promessa dell’Arte
Contemporanea.
Danilo Sensi
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