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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Barbara
Nahmad e i magnifici anni sessanta" a cura di D. Sensi |
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“Ciò che mi
attrae degli anni sessanta è il grande impulso al nuovo
e il laicismo. In un’epoca in cui il fanatismo religioso
è il "nuovo" com'è nuova la sua radicalità, ritornare a
pensare a quel periodo denso di idee e di contrasti è
importante. E' un viaggio, ma anche un gioco della
memoria perché fa parte di un passato giovane, che
ancora viviamo. Gli anni sessanta sono al tempo stesso
le nostre radici e la nostra storia attuale”. (Da una
conversazione con Barbara Nahmad, durante
l’inaugurazione della mostra che ha tenuto ad Arezzo nel
novembre 2004)
Dopo anni di narrazione
spinta e oscena, durissima e coraggiosa, Barbara Nahmad,
forte oggi di una tecnica che le permette di alleggerire
le pennellate , che le consente di
scavare nelle figure
senza dover necessariamente aggiungere materia e accumulare segni
sulla tela, ha |
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cambiato tattica, lasciando comunque immutato l’oggetto
della sua trattazione. Se prima affondava i corpi ora li
suggerisce, se prima faceva urlare i temi della sua
pittura ora gioca
con le citazioni
e le suggestioni ,se prima intendeva |
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addirittura spiacere allo spettatore ora preferisce
ingannarlo, ma la crudeltà e l’aggressività dei quadri
non sono cambiate. L’artista, che ha sempre indagato la
pornografica e violenta evidenza dell’immagine, continua
a mettere a nudo i protagonisti delle sue tele, continua
a svelare a chiunque voglia vederli i segreti
inconfessabili delle loro vite. Si tratta ancora di una
messa in scena
porno – poiché pornografia non è il sesso esplicito ma
l’immagine esplicita, mostrata senza filtro e velature,
nella sua più recente pittura la Nahmad ha solo
spostato l’attenzione dal basso ventre agli occhi, dalla
carne verso l’espressione. Se una differenza
esiste fra le serie |
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precedenti e quella attuale è l’importanza e la fama dei
personaggi ritratti – prima perfetti sconosciuti e ora
miti di qualche decennio fa – ma la sostanza del
rapporto autore – soggetto non è mutata. Schiacciate
dagli smalti monocromi del
fondo |
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contro un vetro invisibile che li divide dallo
spettatore e dal mondo reale, privati dello spazio
vitale in cui muoversi e, magari nascondersi, i
protagonisti della storia, dell’arte, della cultura e
dello show – business, sono piazzati di fronte a chi
voglia osservarli, impossibilitati a indossare il
costume e il trucco tipici delle occasioni pubbliche. I
personaggi non sono nudi ma sono
comunque messi a nudo
dall’artista, con una pittura |
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leggerissima, monocroma, tirata talmente da suggerire
l’impalpabilità di figure oramai inghiottite dal tempo.
Ernesto Guevara, Maria Callas, John F. Kennedy, Martin
Luther King, Sophia Loren, Marilyn Monroe, o Yuri
Gagarin non ci appaiono come |
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di
solito ce li immaginiamo, l’artista opta per i divi ma
rinuncia al divismo, ritrae ogni figura in un attimo
d’incertezza e di smarrimento, o mentre rivela con gli
occhi o col sorriso qualcosa che la sua storia personale
forse avrebbe voluto fuggire o negare. L’intento di
Barbara Nahmad è quello di una rappresentazione che mira
a evidenziare le incertezze invece che le imprese, le
titubanze piuttosto che le sicurezze granitiche, non
mostra il fascino erotico del personaggio o l’ambiguità
accattivante della situazione, opta per il disvelamento
totale della figura, mostrata senza rete e senza
protezione. Coerente con quanto fatto fino ad oggi. |
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