.

Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine

.
 
 

Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
"

 

Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
.

.

 

"Barbara Nahmad e i magnifici anni sessanta" a cura di D. Sensi

“Ciò che mi attrae degli anni sessanta è il grande impulso al nuovo e il laicismo. In un’epoca in cui il fanatismo religioso è il "nuovo" com'è nuova la sua radicalità, ritornare a pensare a quel periodo denso di idee e di contrasti è importante. E' un viaggio, ma anche un gioco della memoria perché fa parte di un passato giovane, che ancora viviamo. Gli anni sessanta sono al tempo stesso le nostre radici e la nostra storia attuale”. (Da una conversazione con Barbara Nahmad, durante l’inaugurazione della mostra che ha tenuto ad Arezzo nel novembre 2004)

Dopo anni di narrazione spinta e oscena, durissima e coraggiosa, Barbara Nahmad, forte oggi di una tecnica che le permette di alleggerire le pennellate , che le  consente  di  scavare   nelle    figure    senza  dover necessariamente    aggiungere     materia   e  accumulare  segni  sulla tela, ha

cambiato tattica, lasciando comunque immutato l’oggetto della sua trattazione. Se prima affondava i corpi ora li suggerisce, se prima faceva urlare i temi della sua pittura ora   gioca     con    le    citazioni   e le suggestioni ,se     prima   intendeva

addirittura spiacere allo spettatore ora preferisce ingannarlo, ma la crudeltà e l’aggressività dei quadri non sono cambiate. L’artista, che ha sempre indagato la pornografica e violenta evidenza dell’immagine, continua a mettere a nudo i protagonisti delle sue tele, continua a svelare a chiunque voglia vederli i segreti inconfessabili delle loro vite. Si tratta ancora di una messa in scena porno – poiché pornografia non è il sesso esplicito ma l’immagine esplicita, mostrata senza filtro e velature, nella sua più recente pittura  la Nahmad ha solo spostato l’attenzione dal basso ventre agli occhi, dalla  carne    verso     l’espressione. Se    una    differenza esiste fra le serie

precedenti e quella attuale è l’importanza e la fama dei personaggi ritratti – prima perfetti sconosciuti e ora miti di qualche decennio fa – ma la sostanza del rapporto autore – soggetto non è mutata. Schiacciate dagli  smalti   monocromi  del  fondo

contro un vetro invisibile che li divide dallo spettatore e dal mondo reale, privati dello spazio vitale in cui muoversi e, magari nascondersi, i protagonisti della storia, dell’arte, della cultura e dello show – business, sono piazzati di fronte a chi voglia osservarli, impossibilitati a indossare il costume e il trucco tipici delle occasioni pubbliche. I personaggi non sono nudi   ma   sono   comunque   messi   a  nudo  dall’artista,  con  una pittura

leggerissima, monocroma, tirata talmente da suggerire l’impalpabilità di figure oramai inghiottite dal tempo. Ernesto Guevara, Maria Callas, John F. Kennedy, Martin Luther King, Sophia Loren, Marilyn  Monroe, o Yuri  Gagarin  non ci appaiono  come

 di solito ce li immaginiamo, l’artista opta per i divi ma rinuncia al divismo, ritrae ogni figura in un attimo d’incertezza e di smarrimento, o mentre rivela con gli occhi o col sorriso qualcosa che la sua storia personale forse avrebbe voluto fuggire o negare. L’intento di Barbara Nahmad è quello di una rappresentazione che mira a evidenziare le incertezze invece che le imprese, le titubanze piuttosto che le sicurezze granitiche, non mostra il fascino erotico del personaggio o l’ambiguità accattivante della situazione, opta per il disvelamento totale della figura, mostrata senza rete e senza protezione. Coerente con quanto fatto fino ad oggi.

Ritorna All'indice generale

Il materiale contenuto in questo sito, appartiene ai rispettivi autori. è vietato un qualsiasi utilizzo  Tutte le iniziative di questo sito sono completamente GRATUITE e servono ad arricchire solo la cultura dell'anima .